domenica, 29 Marzo 2020

Arte e Cultura, Romanzi, Romanzi fantasy

“I due regni: la città intera”: quando il fantasy tratta la discriminazione

La recensione del romanzo d’esordio di Alessia Palumbo.

A volte il fantasy italiano presenta delle sorprese interessanti e devo dire che Edikit non mi ha deluso ancora una volta. Dopo aver recensito Yohnna e il baluardo dei deserti, scritto da Andreina Grieco, oggi parlerò del primo capitolo della trilogia dei due regni, scritto da Alessia Palumbo.

Devo dire che ho un volume della prima edizione, quindi potrebbero esserci stati dei cambiamenti nelle successive ristampe.


La trama è ambientata in un mondo dove i maghi sono ferocemente perseguitati sotto una dittatura militare. Farwel, simbolo della resistenza, decide di diventare una guerriera tramite la magia per infiltrarsi nel Governo della Città Intera e distruggerlo dall’interno. Incontrerà però diversi ostacoli, fino a scoprire il terribile segreto che si cela dietro il regime.

51 e1dpZ6oL - "I due regni: la città intera": quando il fantasy tratta la discriminazione
Copertina di Davide Cencini

Il libro è narrato sotto tre punti di vista, anche se in realtà sarebbero in quattro dato che la percezione della Farwel del passato non è uguale a quella del futuro.


I capitoli dispari sono quelli della Farwel adulta e quelli pari della se stessa adolescente, il terzo punto di vista è quello di Farvel, protagonista del romanzo che la maga leggerà da giovane. Il quarto è di Aechir, principe arrogante e lascivo, che si innamorerà di Farvel.

Grazie alla storia d’amore tra Farvel e Aechir, Farwel riuscirà a superare i suoi momenti più difficili e diventare capo della Ribellione.

Una nota curiosa è proprio la somiglianza tra i nomi delle due eroine, sembra quasi che condividano un destino simile, sebbene in contesti diversi. Sia Farvel che Farwel lottano per i loro ideali, sono state gettate in una realtà spiacevole, e nella loro fragilità si rivelano persone molto coraggiose.

Aechir lo vedo come una metafora del cambiamento: durante la narrazione, passa da principe tiranno alla consapevolezza delle proprie azioni.

Forse è un elemento che si riverserà nei seguiti, in quanto il governo presenta diverse incrinature ideologiche.

Ho apprezzato la caratterizzazione dei personaggi, in particolare la protagonista, una ragazza per nulla infallibile e con molti difetti. L’intero libro può essere visto come un percorso di crescita, dove l’eroina ammetta a sé stessa i proprio fallimenti.

La società descritta, come detto prima, è fortemente militarizzata, dove però vi è la parità dei sessi per quanto riguarda la carriera militare. La discriminazione è “razziale”: i maghi non vengono considerate persone.

In un dialogo tra Farwel e un suo sottoposto, lei dice “Non sappiamo neanche quanti uomini vi siano dentro quella barriera” e lui le risponde: “Vuoi dire maghi“.

Quindi vi è un processo di deumanizzazione del nemico, applicato a entrambi gli schieramenti: nessuno di loro vede persone, solo mostri.

9788898423316 0 170 0 75 - "I due regni: la città intera": quando il fantasy tratta la discriminazione
La vecchia edizione

Il progesso di togliere le religioni per sostituirle con il culto della personalità mi ha ricordato molto i regimi comunisti, anche se alla fine, la struttura è la stessa: anche se passi da un dio a un uomo, vi è sempre un’adorazione di messo e dei rituali. Non vi è molta differenza tra le sagre religiose e le parate di Stato.

Ammetto che presenta molti elementi simili a Dragon Age, come la discriminazione dei maghi, il rito di Darator (sebbene sia nella struttura diverso dal Rito Del Tromento). L’autrice mi ha confidato di non averlo giocato prima e che ha conosciuto Dragon Age proprio perché nominato dai suoi lettori.

Ora passiamo ai lati negativi: in una parte Farwel rimane ustionata, ma fa lo stesso il bagno in acqua calda (ovviamente dopo qualche mese di terapia). Sembra abbia ustioni di secondo grado, ma dubito che una persona possa fare facilmente il bagno in acqua caldo dopo aver subito delle “bruciature pesanti”.

Altro elemento che mi ha fatto un po’ storcere il naso è la presenza di giornali: in epoca medioevale non c’erano, ma non so se la loro esistenza sia giustificata dal fatto che la magia ha aiutato il progresso tecnologico, come in The Witcher.


Sono rimasta particolarmente colpita da questo libro esordio, nonostante quei due elementi. Lo stile è scorrevole ed è capace di catturare il lettore fin dalle prime pagine. Consigliato a chi volesse leggere una fantasy dalla trama complessa ed avvincente.

  Articolo precedente

Arte e Cultura, Comics, Fumetti

Ci lascia Albert Uderzo, papà di Asterix

Scritto da Andrea De Venuto

Debora Parisi
Debora Parisi è una studentessa universitaria di giorno e cacciatrice di leggende e mitologie di notte. Da bambina arriva finalista al concorso Anna Bolero, diretto dall'Associazione Culturale Arcizeta di Chivasso. Nel 2019 ha pubblicato racconti per Historica Edizioni, NPS edizioni, Fanucci e Mezzelane Editrice. Gestisce un blog chiamato El micio racconta, un canale youtube intitolato Antro del Drago, che tratta di diversi argomenti, tra cui recensioni di libri, film e videogiochi. Collabora anche con le riviste Upside Down Magazine e Porto Intergalattico, ha collaborato anche con Sci-Fi Pop Culture e Spazio Penultima Frontiera.

Send this to a friend