venerdì, 19 Luglio 2019

Arte e Cultura, Film, Recensioni Film

Tra il Grano e il Cielo

Parto dicendo che si, sono di nuovo io, la “fissata” di Van Gogh, o per restare in tema, possiamo dire che sono molto simile a Helene Kröller-Müller, colei a cui dobbiamo l’intero lascito delle opere di Vincent, che rimasta ammaliata non solo dal lato artistico, ma anche da quello letterario, ha intrapreso un viaggio d’intera devozione alla scoperta della magia dell’arte di Van Gogh.
Dallo stesso pulpito anche Helene condivideva la ricerca continua di una fede religiosa ed artistica che potesse trovare il giusto connubio tra realtà e natura.
Due animi affini seppur lontani, tormentati dalla solitudine e la disperazione di non trovare il loro giusto posto.

Il documetario “Tra il grano e il cielo” si apre sullo sfondo della chiesa di Auvers-sur-Oise, simbolo importante nelle ultime settimane di vita di Van Gogh, che lo vedono rappresentare continuamente la chiesa per catturarne la vera essenza, accompagna l’intero percorso la voce e la presenza di Valeria Bruni Tedeschi, che onestamente non sono riuscita ad apprezzare per la sua voce, e la mancanza di sentimento.
Van Gogh è comunque un artista che richiede, come tutta l’arte il giusto tono per trasmettere l’emozione del colore e di ciò che abbiamo davanti agli occhi, com’è possibile far appassionare gli altri se siamo noi i primi a non amare ciò che ci circonda?
Ricordiamo che questo documentario cammina di pari passo con l’omonima mostra a Vicenza, “Tra il Grano e il Cielo” creata da Marco Goldin, che ha visto ospite a questa mostra oltre 40 dipinti e 85 disegni, provenienti direttamente dall’Olanda dov’è custodita l’eredità di Helene.


300px Vincent van Gogh The Church in Auvers sur Oise View from the Chevet Google Art Project - Tra il Grano e il Cielo
La chiesa di Auvers

Il documentario si districa piuttosto bene con le colonne sonore, tra interventi di massimi esperti dell’arte di Van Gogh, per illustrarne le percezioni anche tramite le lettere che Vincent scriveva al fratello Theo.
Vincent, infatti, prima che artista era uno scrittore, ed è grazie alle sue parole se noi siamo in grado di comprendere, almeno in parte, come si sentiva, addentrarci nei meandri della sua testa e scontrarci con i mostri che l’hanno portato alla morte.
Capire cosa significasse per lui il colore, ed ogni pennellata che veniva stesa sulla tela.
Prima di essere pittore, Vincent era un disegnatore: quando si trovò di fronte al fallimento della vita che suo padre voleva per lui, comprese che la strada da prendere era un’altra.
Grazie a Theo venne a contatto con la fine del movimento impressionista, e la cosa lo colpì al punto di voler diventare uno di loro.
Per farlo, era necessario partire dalla basi, e così fece.
Iniziò dal disegno, e grazie ad Helena, possiamo aver prova della sua bravura anche in questo ambito.


Aggiungo i miei complimenti finali, sia alla Nexo Digital per questa collaborazione con Giovanni Piscaglia, all’incredibile partecipazione di Marco Goldin e alle musiche di Remo Anzovino, ultime nella lista ma non meno importanti, che accompagnano con la giusta enfasi il percorso artistico del documentario, andato in onda in seconda serata il 27 Giugno su Canale 5.

  Articolo precedente

Arte e Cultura, Film, Film e Serie TV

Decreto Bonisoli: buone notizie per il cinema Italiano

Scritto da Gerardo Attanasio

Articolo successivo  

Film, Film e Serie TV

La Sirenetta: Ursula ha trovato un volto?

Scritto da Gerardo Attanasio

Michelle Baldassini
LoL: miscyunicorn95Fb: Michelle BaldassiniIg: miscyunicorn

Send this to a friend