martedì, 22 Settembre 2020

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Il piacevole inganno di Violet Evergarden: Eternity and the Auto Memory Doll

Mentre attendiamo l’arrivo, ormai sempre più lontano a causa dell’incendio allo studio della Kyoto Animation, del lungometraggio Gekijō-ban – Vaioretto Evāgāden, Netflix pubblica il primo film sequel della serie animata Violet Evergarden, tratta dalla serie di light novel scritta da Kana Akatsuki e illustrata da Akiko Takase.

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Tale film non è tuttavia un sequel vero e proprio: non approfondisce molto i protagonisti, non presenta particolari svolte di trama e non ha referenziali colpi di scena: è come se fossero due episodi allungati, ognuno da tre quarti d’ora anziché i soliti venti minuti, consecutivi e uniti insieme in un lungometraggio che è sempre quel che è stato Violet Evergarden: un piacevole inganno. Detta ovviamente in senso buono: più che sulla storia o sui twist narrativi ci si concentra sul comparto tecnico e sul piano emotivo: i disegni illuminati come se fossero di porcellana, l’animazione fluida, accompagnata dalla leggiadra colonna sonora di Evan Call, e naturalmente sulle emozioni e i sentimenti provati dai personaggi. Se si cerca tensione, non ci si dovrebbe allontanare dall’ultimo episodio della serie.


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Violet ha un nuovo compito, questa volta diverso dallo scrivere lettere sentimentali per conto di terzi: dovrà infatti educare la giovane Isabella York a diventare una nobildonna a tutti gli effetti. All’inizio il loro rapporto è freddo e distaccato, soprattutto per l’avversione che Isabella prova per la nobiltà, ma man mano che il tempo passa, tra le due si stringerà una profonda amicizia, che sfocerà nella confessione di Isabella del suo tragico passato, e del sacrificio che compì per trovarsi dov’è ora.

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È piacevole vedere come anche gli autori di quest’anime abbiano saputo destreggiarsi col riadattamento dei cliché: certo, abbiamo già visto più e più volte la ragazza nobile ribelle che desidera essere uno spirito libero e che, per questo, mostra un innato disprezzo alle regole. Ma il personaggio di Isabella è molto più complesso e profondo di quanto appaia: il suo lento accettare il proprio lignaggio è scaturito dalla fiducia che prova nei confronti di Violet, e anche di quella che Violet prova per lei. Queste due ragazze non sono tanto viderse tra loro: entrambe hanno dovuto lasciare indietro qualcosa, volenti o nolenti, Violet le sue braccia e l’uomo che amava, Isabela una persona altrettanto cara, per fare ciò che doveva essere fatto. La loro amicizia sarà ciò che spingerà Isabella ad accettare il proprio ruolo nella società e spingersi oltre i limiti dell’onore per adempiere al dovere.


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Il rapporto tra Isabella e Violet è adorabile e credibile allo stesso tempo. Molti potrebbero fraintendere alcune scene e pensare che sfocino nel romantico (mettiamo le mani avanti: da parte di Isabella non ci sarebbe stato alcun problema), come fare il bagno o dormire assieme o addirittura danzare assieme, nella scena più bella del film, dove gli sfondi nitidi del collegio ospitano un dinamismo di colori e musica perfettamente combinato, ma c’è da ricordare che il concetto di amicizia di duecento anni fa era assai diverso da quello che è oggi, oltre al fatto che non due studentesse di un collegio di sole ragazze non si fanno troppi problemi a ritenersi quasi sorelle. E il modo in cui si trattano le protagoniste ricorda proprio un rapporto tra sorelle, contando anche quel che ha passato Isabella.

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Forse è meglio non dire nulla sulla seconda metà del film, poiché, come detto prima, è direttamente collegata alla prima e si rischia di far trapelare qualche spoiler, basti solo dire che ha totalmente colto quel che ha voluto sempre trasmettere la serie: Violet ha deciso di diventare una bambola di scrittura automatica perché voleva comprendere il significato delle ultime parole del suo comandante, e forse le ha comprese. Il consegnare lettere, il vedere il sorriso di un destinatario che attendeva da anni notizie da una persona amata, la speranza che prova un mittente perché la lettera venga ricevuta, i sentimenti che si vogliono esprimere tramite l’inchiostro, tutto questo porta a rendere lei, così come tutti i suoi colleghi, trasportatori di felicità. Le lettere sono amore, tristezza, felicità e speranza. Sono messaggi di vita. Questo è un film che chi ha amato la serie amerà, e che non mancherà di versare almeno una lacrima nel finale.

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