domenica, 19 Maggio 2019

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Caro Fratello…

Un manga di Ryoko Ikeda che ha avuto una trasposizione animata. Un’opera che vi distruggerà il cuore.

Caro Fratello (Oniisama e… in giapponese) è un manga scritto e disegnato dalla talentuosa Ryoko Ikeda nel 1975. Famosa soprattutto per essere l’autrice di Lady Oscar. Il manga è giunto in Italia grazie a RW Edizioni nel 1995.

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Copertina primo volume del manga

Dal manga hanno creato poi una trasposizione animata omonima nel 1991, diretta da Osamu Dezaki. Composta da una stagione da 39 episodi ed arrivata in Italia grazie a Yamato Video nel 2003.

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Nanako

La protagonista dell’opera è Nanako Misonoo una studentessa liceale del primo anno. Una ragazza solare, dolce, ancora molto infantile e ingenua. Durante la vita del liceo Nanako dovrà vivere molte nuove esperienze: nuovi amori, paure, passioni, scoperte. La ragazza decide così di parlare di tutto ciò che le accade, attraverso delle lettere,  ad un ragazzo più grande di lei, con il quale ha instaurato un rapporto fraterno: Takehiko Henmi che avrà ad un certo punto una parte importante nell’opera. Ogni sua lettera inizia con l’intestazione: Caro Fratello…

La trama forse può sembrare banale, ma sappiamo bene tutti che Ryoko Ikeda non fa mai nulla di banale. Il fulcro centrale dell’opera è proprio ciò che vive la protagonista. Ciò che vive però non sono le classiche difficoltà da adolescente, no, sono ben più grandi e debilitanti. Nanako si troverà a rapportarsi con altre ragazze con problemi di suicidio, di dipendenza e abuso di farmaci, che devono convivere con malattie fisiche o psichiche e molto altro.

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Takehiko

Intorno a Nanako gravitano personaggi con uno spessore invidiabile ed una caratterizzazione dettagliata. Alcune di queste sono (le mie preferite e comunque principali): Kaoru Orihara (chiamata il Principe Kaoru) , Rei Asaka (chiamata Saint Just) Mariko Shinobu e Fukiko Ichinomya (Lady Miya).

Tutte loro hanno alle spalle una storia e molte difficoltà superate o con cui devono ancora convivere.
Le vicende si susseguono all’interno di un ambiente elitario, un liceo femminile molto rinominato: il Seiran Gakuen. Un ambiente che non perdona nulla e pretende da te sempre la massima eleganza e decenza.
Il tutto è coronato da un associazione ancora più elitaria, chiamata Sorority. All’interno è presente la creme de la creme dell’istituto, cioè le figlie delle famiglie più ricche, ciniche e opportuniste.

Sigla iniziale dell’anime

I temi che la Ikeda tratta in quest’ opera sono veramente tanti e lei come sempre è capace di affrontarli in una maniera elegante e mai scontata.
Sappiamo bene inoltre il tipo di disegno che contraddistingue l’artista. Un tratto ricercato, dettagliato, pieno di particolari. Un’autrice capace di trasmettere emozioni attraverso il disegno. Gli occhi dei personaggi per me infatti riescono a comunicare perfettamente le emozioni che stanno vivendo in quei momenti.

Forse a qualcuno potrebbe sembrare troppo: troppo dettagliato, troppo pomposo, semplicemente troppo. Ma per me non è così. E’ il suo tratto distintivo ed è bellissimo e rispecchia perfettamente l’ambientazione dell’opera che la Ikeda ha creato.

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Una pagina del manga

Altro punto secondo me che rende il tutto ancora più ammaliante è l’accostamento di due realtà opposte: temi così cupi e forti come quelli sopra citati accostati ad un disegno così raffinato e quasi bambinesco. Due elementi che vanno inesorabilmente a cozzare andando a creare un panorama intrigante che affascina immensamente.

I dialoghi sono incredibilmente scorrevoli, diretti, concreti, senza parole superflue. Discorsi profondi intrisi di significato, riguardo a problemi che potrebbero far parte della nostra quotidianità. Ikeda va ad esaminare temi che altri mangaka a quel tempo non avevano avuto il coraggio di affrontare. Va ad aprire il vaso di Pandora, scoprendo quelle realtà troppo a lungo nascoste sotto una coltre di finta serenità, soprattutto negli ambienti scolastici. L’autrice si fa portatrice di un mondo che aveva bisogno di essere raccontato.

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Ryoko Ikeda

Per nessuno l’adolescenza è semplice, ma per qualcuno può essere ancora più difficile.

Tutti i personaggi, nessuno escluso, sono incredibilmente interessanti con un segreto da nascondere, più o meno grande. L’unica che si salva è Nanako: unica anima davvero candida circondata da persone con un’anima ormai già macchiata di nero.

Nanako si deve rapportare con un ambiente che crede ben diverso da come è in realtà. Deve affrontare non solo i suoi problemi ma anche quelli delle persone che la circondano, che la trascinano nei loro vortici di odio, passione, amore, distruzione e morte. Lei non è per nulla pronta ad affrontare tutto ciò, ma non vede via d’uscita se non quella di ascoltare le silenziose richieste d’aiuto.

Alcune delle protagoniste che gravitano attorno alla figura di Nanako sono più grandi di lei, studentesse ormai dell’ultimo anno. Pensare però che la loro età le faccia essere più mature della protagonista è inesatto. Loro sono infatti le prime ad andare a riversare i loro problemi sull’ingenua protagonista, presa subito di mira, vista come facile preda data appunto la sua ancora infantile ingenuità.

(N.B. Da qui in poi ci saranno leggerissimi spoiler )

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Fukiko sulla sinistra e Rei sulla destra

Rei Asaka e Fukiko Ichinomya sono protagoniste della mia macrostoria preferita all’interno dell’opera. Il loro è un rapporto incredibilmente malato, che sopravvive continuamente su quel filo sottile che divide l’odio dall’amore. Forse un amore così forte, così potente e ingestibile che alla fine si è tramutato in odio. Le due ragazze sono mature fisicamente ma non mentalmente. Il loro sviluppo caratteriale è come se si fosse bloccato nell’infanzia, precisamente in un giorno particolare.

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Kaoru

Un rapporto totalmente sommesso di Rei nei confronti di Fukiko, una totale e distruttiva venerazione della prima nei confronti di quest’ultima. Forse con l’intento di farsi amare ancora come una volta, perchè non ha capito che Fukiko in realtà non ha mai smesso di amarla.

Kaoru è un altro personaggio incredibilmente bello, che però è andato un po’ a perdersi nel finale dell’opera, perdendo il suo fascino e diventando per me una figura un po’ banale e di poco spessore. Si è andato un po’ a buttare alle ortiche tutto il lavoro interessante e intricato creato intorno alla sua persona nel resto dell’opera.

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Mariko Shinobu ha alle spalle una storia che sembra molto comune: il divorzio dei genitori. Ma non è così convenzionale come può sembrare. Il suo problema va a dipanarsi nell’intero corso dell’opera andando ad analizzare vari aspetti della sua situazione, sotto differenti punti di vista. Una figlia che non si sente amata e che sviluppa un odio per gli uomini a causa del padre. Una madre incapace di superare la separazione. Un padre che forse non ha sbagliato così tanto, ma che non è capace di ammettere i suoi errori. Una figlia che pur di farsi notare e amare è pronta a tutto e quando dico tutto, intendo davvero tutto.

(N.B. Fine parte contenente leggerissimi spoiler)

Ogni personaggio ha dei problemi oltre che fisici, soprattutto psicologici. Attraverso queste ragazze possiamo osservare come in alcune persone la mente umana affronta determinate esperienze e vicissitudini. A volte la nostra psiche non è in grado di superare determinati shock e quindi si va a creare un nuovo modo di sopravvivere, il più delle volte malato e deleterio, fuori dai canoni classici. Creiamo nuove realtà nella nostra mente per sentirci bene ed evitare di confrontarci con il mondo reale.

Scopriamo attraverso l’opera il mondo che si è costruita ognuna di loro. Tranne Kaoru, lei è l’unica che vive nella vera realtà dei fatti, lei però lo fa fin troppo.

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Kaoru e Rei nel manga

Si va da un estremo all’altro della corda. E ciò è più affascinante che mai.
Caro Fratello è un’opera complessa che ha varie chiavi di lettura, nessuna sbagliata. Creata per regalare al lettore una sensazione di impotenza e di angoscia, dopo un finto inizio di pace e serenità. Condita da alcuni colpi di scena inaspettati, sorprendenti e ben contestualizzati.

Siate pronti a piangere lacrime amare e a sopportare il peso di alcune vite, incredibilmenti onerose.

PARTE SPOILER!!!!

Parlerò qui solo della mia parte preferita in assoluto: la morte di Rei Asaka nell’anime.

Dopo anni di angosce, pensieri suicidi e di azioni insensate pur di riconquistare l’affetto di sua sorella (sorellastra, non hanno legami di sangue), finalmente con l’aiuto di Nanako, Rei riesce a riscoprire la gioia della vita e ad uscire dal quel suo guscio infantile quanto fin troppo maturo di oscurità e paura. Ma poco dopo il destino le gioca un brutto scherzo. Per colpa di un mazzo di fiori e un colpo di vento troppo forte, Rei muore cadendo da un ponte direttamente sui binari del treno in corsa.

Non importa quanto ti impegni per riuscire a superare i tuoi problemi e il peso di una vita che senti troppo pressante per te: la vita non ha pietà. Non le importa, tu sei nelle sue mani e devi giocare per forza al suo gioco.

Un “caso” forse in parte anche un po’ voluto inconsciamente da parte di Rei, perchè alla fine questo è l’unico gesto che riesce finalmente a riportare del tutto sua sorella da lei.

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Fukiko e Rei da bambine

Fukiko regala un bacio dolce a Rei, sulle labbra ormai fredde del suo cadavere all’interno della bara al suo funerale e poco dopo intraprende un viaggio verso quella spiaggia dove tempo fa da bambine avevano deciso di suicidarsi insieme, su richiesta di Fukiko, così fissata nella sua idea di perfezione. Voleva infatti congelare quel momento così felice, perfetto e puro, ma all’ultimo si era tirata indietro, dopo che Rei era ormai a metà strada, con il sangue che colava dal polso.

Quella spiaggia innevata era il posto, e il momento del suicidio l’istante dove la mente di Rei era rimasta bloccata per tutti quegli anni.

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Fukiko compie un viaggio in quel luogo in compagnia della sua ormai defunta sorella.

Fukiko davanti al cadavere di Rei: “Hai visto sorella? L’hai notato, vero? Sono stata brava, non ho versato lacrime durante il funerale e non ho perso il controllo neanche per un minuto. Certo, sono rimasta in piedi ad accettare le interminabili condoglianze di tutti col mio solito orgoglio; *i suoi occhi si riempiono di lacrime* vedi, sono ancora quell’orgogliosa bambina che tu hai conosciuto in giardino e di cui andavi fiera. *Inizia a piangere* Perché, perché non devo mostrare le mie lacrime ad altri che a te che mi comprendevi così bene; il mio pianto, il mio pianto è unicamente per te, dolce sorella mia.”

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Luca Brajato
Appassionato della psiche umana unisco questo mio interesse alle altre mie passioni: videogiochi, anime e manga. Sono uno scrittore in erba alla continua ricerca di ispirazione.

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