lunedì, 21 Ottobre 2019

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“Casting JonBenét”: il grottesco psicologico che amo

La recensione di un docu-film che è metafilm e che racconta a modo suo le vicende di un crimine avvenuto nel 1996

Ultimamente sono molto in fissa con i documentari in formato serial o film che parlano di vicende criminose et similia. Praticamente mi sto guardando piano piano tutti quelli che Netflix mi offre. E proprio ieri, mentre ero alla ricerca di uno nuovo da guardare mi viene suggerito un film-documentario dal titolo: Casting JonBenét.

Prima però facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire cosa sto per andare a spiegarvi. La piccola JonBenét Ramsey è stata trovato morta all’età di 6 anni nello scantinato di casa sua, il 26 dicembre del 1996. Il caso è stato uno dei più eclatanti in quel periodo, soprattutto perchè avvenuto in una piccola comunità del Colorado: Boulder. La bambina viveva con i genitori e il fratello maggiore, in una famiglia benestante, apparentemente funzionale. La madre era stata una reginetta di bellezza e aveva iniziato la figlia allo stesso tipo di attività.
Il crimine è tutt’ora irrisolto, quelle che esistono ancora oggi sono soltanto speculazioni.


Trailer del film

Questa è un po’ la storia generale, anche se poi i dettagli si fanno sempre più interessanti. Io conoscevo a grandi linee l’avvenimento, ma anche se non l’avessi conosciuto affatto, avrei compreso la storia dopo pochi minuti dall’inizio del film. Uno dei primi pregi di questo documentario è infatti proprio il fatto che riesca a raccontare questa vicenda molto bene, senza essere diretto, ma attraverso interviste ed opinioni. Ci costruiamo una visione della vicenda attraverso le opinioni della gente intervistata.

Ma perchè mai in un documentario che dovrebbe essere oggettivo e fedele ai fatti, la vicenda ci viene presentata attraverso persone con opinioni differenti? Semplice, perchè gli intervistati sono attori impegnati nel casting per le parti del film sulla vicenda di JonBenét.


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La piccola JonBenét

Sì, quello che otteniamo è un metafilm. Vediamo i casting, le presentazioni degli attori, le scene di prova e le opinioni riguardo al crimine degli stessi.

Vedremo donne e uomini proporsi per i ruoli dei genitori della vittima: John e Patsy Ramsey. Bambini presentarsi per il ruolo del fratello maggiore: Burke. E bambine piene di gioia, proporsi per il ruolo di una bambina morta: JonBenét. Non potete capire quanto sia grottesco ed affascinante osservare una bambina piena di vita fare le audizioni per impersonarne una che ha vissuto ben poco, soltanto 6 anni, per poi morire in un modo orribile: soffocata dopo aver subito un trauma cranico. I primi piani su alcune di queste bambine che dapprima sorridono e poi si incupiscono nel giro di qualche secondo nel momento in cui vengono truccate e vestite per assomigliare sempre di più alla piccola JonBenét durante uno dei suoi concorsi di bellezza è qualcosa di struggente. Una sensazione strana che ti dà un’idea riguardo a quello che potrebbe essere accaduto quella fatidica notte del 26 dicembre.

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Una scena del film

Il film fa così, ti lascia dei piccoli indizi, provocazioni, buttate qua e là. Lo fa apposta, con un obbiettivo: lasciarti nel limbo più di quanto tu già non lo sia. Nel limbo del non sapere. Comprendi che non saprai mai, che tutto quello che puoi fare è soltanto avere un’opinione, creare supposizioni e tenertele per te o condividerle. Alla fine però ti rendi conto che questo non cambierà niente e che tu dopo poco tornerai alla tua misera vita, dimenticandoti la disgrazia avvenuta, per riuscire ad andare avanti.

Quello che vediamo durante i casting delle piccole, è un perfetto contrasto tra ciò che è la vita e ciò che è la morte. Quella dose di grottesco perfetta, che amo. Quel grottesco pensato ed intelligente che ti fa accapponare la pelle, ma che allo stesso tempo ti affascina, senza riuscire a farti staccare gli occhi dallo schermo. Il fascino dell’orrido, del brutto, del cattivo gusto, della morte. Ed è questo uno dei motivi principali per cui ho amato questo film.

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Abbiamo la possibilità di vedere una molteplicità di persone pronte ad impersonare i protagonisti di una tragica storia. E pronti a giudicare e sputare sentenze ed opinioni riguardo alla vicenda.

Vedere questi attori impersonare i genitori in certe scene per le audizioni mi ha fatto riflettere e capire che ogni persona dava un’interpretazione del suo personaggio a seconda dell’opinione che aveva di quest’ultimo. In molti infatti, negli anni, hanno accusato uno o entrambi i genitori della morte della figlia. Chi diceva che il padre era colpevole dava un’interpretazione fredda e distaccata dello stesso, mentre chi pensava fosse innocente, lo dipingeva come un uomo distrutto, senza più un motivo per vivere. Lo stesso accadeva per la madre.

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Un’altra scena con alcuni attori per le parti dei genitori della bambina

Tutto questo avviene in un ambiente a tratti asettico in presenza solo dell’aspirante attore e della telecamera. Ognuno racconta un po’ di sè, delle sue esperienze, del perchè vuole quel determinato ruolo e del perchè dovrebbe ottenerlo. Sentiremo tantissime storie ed esperienze personali.

Ciò che otteniamo è un film-documentario originale, che ci racconta la storia da un nuovo ed insolito punto di vista. Indimenticabile. Unico difetto? È durato poco, avrei voluto che continuasse ancora.


La visione è sicuramente consigliata, in questa recensione vi ho già forse detto fin troppo. Porsi davanti ad uno spettacolo tanto grottesco quanto innovativo ed affascinante, è qualcosa che dovete assolutamente fare.

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Luca Brajato
Appassionato della psiche umana unisco questo mio interesse alle altre mie passioni: videogiochi, anime e manga. Sono uno scrittore in erba alla continua ricerca di ispirazione.

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