lunedì, 25 Maggio 2020

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Giù la testa: C’era una volta la Rivoluzione

Un film politico, con una storia drammatica maneggiata dalle sapienti mani di uno dei registi più importanti di sempre. Diamo un’occhiata a Giù la testa.

Dopo il travolgente successo della Trilogia del Dollaro, con cui aveva modificato il modo di fare western per sempre (inaugurando un nuovo genere, lo spaghetti western) e dopo lo straordinario addio al genere con C’era una volta il West (uno dei film più belli della storia del cinema, a mio parere), il regista romano Sergio Leone avrebbe voluto dedicarsi ad un’altra opera, più personale, C’era una volta in America (che sarebbe divenuta, forse inconsapevolmente, il testamento artistico dello stesso Leone). Ma tra lui e quel film c’era un altro progetto, un film che inizialmente aveva solo intenzione di produrre: C’era una volta la rivoluzione.


Tuttavia, gli attori protagonisti, Rod Steiger (fresco di Oscar) e James Colburn insistettero per avere Leone a dirigerli, arrivando ad abbassare sensibilmente il proprio cachet per convincerlo. Leone accettò, dando vita a quello che può essere considerato il suo film più politico e anti-fascista, ma anche quello più sottovalutato della sua carriera: Giù la testa, uscito nel 1971.

ho finito per credere solo nella dinamite - Giù la testa: C'era una volta la Rivoluzione
Una scena del film

Nel Messico del 1913 un ladro, Juan Miranda, incontra l’ex-rivoluzionario dell’IRA ed esperto di esplosivi John Mallory. I due, inizialmente avversi l’uno all’altro, si uniscono per rapinare la banca di Mesa Verde, ma i loro piani cambiano quando verranno travolti dalla Rivoluzione messicana.


Leone, sfruttando il linguaggio già utilizzato precedentemente con i suoi Western, costruisce un film che mostra un mondo, quello del Messico rivoluzionario, in cui nessuno è davvero innocente, dove la violenza imperversa e il sangue scorre a fiumi, in modo disumano.

In questo scenario quasi nichilistico e senza speranza, ci sono i nostri protagonisti. Classici antieroi “leoniani”, caratterizzati in un modo relativamente semplice, che tuttavia risaltano nel film grazie ad una sapiente sceneggiatura e ad una grande interpretazione di Colburn e Steiger. Pieni di malinconia e nostalgia, i due cambieranno nel corso del film, andando incontro ad un finale inaspettato, aiutati anche dalla magnifica e struggente colonna sonora di Ennio Morricone, che sforna uno dei suoi leitmotiv più celebri di sempre.

Sèan, Sèan!”

Insomma, Leone con questo film cosa racconta? Parla di rivoluzioni, di dolore, ma usando questi argomenti per lanciare un messaggio, usando le parole di Mao: ” La Rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si puo’ fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia. La rivoluzione è un atto di violenza “. Uscendo dai propri canoni ed esplorando nuovi generi, Leone ci consegna un film incredibile ed emozionale, ma restando purtroppo incompreso.


Se non lo avete fatto, recuperate questa perla del cinema, troppo ingiustamente sottovalutata.

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