lunedì, 21 Ottobre 2019

Anime, Film, Film e Serie TV, Serie TV

L’affascinante ma falsata realtà che troviamo in film, anime e serie TV

Una lunga e corposa riflessione personale, con accenni alla psicologia sulla realtà parallela alla nostra presente in questi classici media.

I film, le serie TV, gli anime sono creati appositamente per mostrarci qualcosa di unico, ma comunque simile alla nostra realtà di tutti i giorni.
Ci mostrano scenari verosimili che potremmo vivere nella nostra quotidianità: liti di famiglia, appuntamenti con gli amici, lutti, momenti di gioia, sesso. Attività di cui facciamo esperienza nella vita di tutti i giorni.

Molte volte, invece, ritroviamo in questi tipi di media eventi che vorremmo accadessero a noi. Come magari la scoperta di un’eredità perduta, il ricongiungimento con i propri cari o, a volte, semplicemente la scoperta del vero amore.


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Ritroviamo nei film, nelle serie TVnegli anime, una visione della realtà che vorrebbe essere la nostra. Ci sentiamo soddisfatti nel vedere altre persone o personaggi compiere quelle azioni che sentiamo appartenerci anche solo ipoteticamente. Questo fenomeno accade, in parte, anche grazie ad un elemento neurologico che tutti noi possediamo: i neuroni specchio. Elementi che sono stati scoperti recentemente nel campo della neurobiologia.

Neurosociologia - L'affascinante ma falsata realtà che troviamo in film, anime e serie TV

Questi tipi di neuroni si presentano fin dalla tenera età e permangono per tutta la vita. In pratica: si attivano sia nel momento in cui noi compiamo una determinata azione sia nel momento in cui la compie qualcuno che stiamo osservando. È come se stessimo compiendo noi stessi quella stessa azione che vediamo fare da altri. Si riversano in noi gli stessi processi chimici e mentali di quella persona che sta effettivamente compiendo l’azione. L’altro ruolo fondamentale in questo processo ce l’ha invece l’empatia: “in psicologia, la capacità di porsi in maniera immediata nello stato d’animo o nella situazione di un’altra persona.” 


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Insieme, questi due fattori ci permettono di immedesimarci quasi completamente in determinati personaggi e, di conseguenza, nel loro universo e nella loro realtà. Questo è sicuramente positivo, poiché se non fossimo in grado di farlo, la carica emotiva che ci regalerebbe questo tipo di media sarebbe nulla, così come il tasso di gradimento perché, come dico sempre, le emozioni sono la cosa più importante, l’ingranaggio principale che fa girare tutta la macchina. 

Persiste però poi nell’effettivo un piccolo problema, che si nota in particolare in determinate situazioni e scene all’interno di serie TV, film o anime. Le “reali” emozioni, i sentimenti, gli atteggiamenti, i valori dei personaggi che ci vengono mostrati su schermo sono, quasi sempre, alla fine dei conti, portati allo stremo e a tratti edulcorati. Diventano essi stessi degli elementi di finzione. Ce le presentano sicuramente molto bene, in modo credibile e quasi veritiero. Simili, soltanto in parte, alle nostre reali credenze e sicurezze, studiate cioè alla perfezione per farle rientrare nella nostra idea di vita, ma in realtà poi, poco fattibili.

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Facciamo qualche esempio pratico: gli eroi sono sempre senza paura, pronti continuamente a morire per il bene comune; gli innamorati sono spesso pronti a sacrificarsi l’uno per l’altro senza rimpianti né timore. E sì, noi per un attimo proveremo le stesse sensazioni, ma dopo poco, una volta finito l’effetto generale dell’immedesimazione, saremo riportarti bruscamente alla realtà. Ci renderemo conto che non siamo personaggi di una serie TV, ma persone reali che devono convivere con la propria realtà che li circonda

Ma perché scegliere di puntare su una carica emotiva dei personaggi così forte da diventare spesso esagerata? Probabilmente per un discorso di funzionalità: più emozioni e sentimenti sono forti più hanno possibilità di toccare lo spettatore. Inoltre, ammettiamolo, personaggi costruiti in questa maniera diventano all’occhio di chi guarda decisamente più affascinanti e poco importa se poco verosimili. 

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Kirito, protagonista di Sword Art Online. Un ragazzino che si trasforma in un eroe. Sulle sue spalle il peso delle vite di migliaia di ragazzi come lui

La situazione si ribalta però nel momento in cui invece i nostri protagonisti preferiti compiono dei gesti che noi condanneremmo. Una condanna basata però sulla realtà che stiamo osservando all’interno del media e non più la nostra, ormai completamente avulsa da noi per quel determinato lasso di tempo. Spesso infatti condanniamo decisioni che probabilmente nella vita quotidiana prenderemmo noi stessi. 

Riprendiamo un esempio pratico. Dark Crystal, la serie TV uscita recentemente su Netflix, di cui ho scritto anche la recensione che trovate qui sotto. La stessa che mi ha fatto balenare in mente l’idea di questo editoriale (non l’ avesse mai fatto managgia, perché è un argomento dannatamente complesso!).

Alla base della trama c’è questa rivolta dei Gelfling contro gli Skeksis, i cattivi di turno, governatori di Thra e dei Gelfling stessi. Gli Skeksis sono un manipolo di esseri senza scrupoli, con una vitale paura della morte e mezzi a cui attingere per diventare più potenti. I Gelfling sono in tanti, ma comunque più piccoli e ancorati a tipi di armi rudimentali.
Chi di voi condannerebbe un Gelfling che decide di non partecipare a tale rivolta? Io per esempio, l’ho fatto. Ma dopo pochi secondi mi sono reso conto della mia totale ipocrisia e di come io stesso, probabilmente, se fossi stato al suo posto sarei scappato, senza aderire in alcun modo alla rivolta. Chi altro avrebbe preso la mia stessa decisione?

L’argomento non è semplice ed è incredibilmente spinoso, d’altronde stiamo parlando di due realtà che non si incontreranno mai. Però è interessante riflettere su come le nostre convinzioni e idee spesso cambino e si edulcorino nel momento in cui guardiamo una serie TV, un film o un anime. Come i sentimenti stessi dei personaggi vengono portati allo stremo, così anche le nostre convinzioni, in modo, a posteriori, poco credibile.

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Gli Skeksis in tenuta da guerra

Per riuscire infatti realmente ad aderire ad una rivolta del genere (o situazioni simili) c’è bisogno di tanta forza di volontà, amore per la causa, ma soprattutto sicurezza nei propri ideali. Caratteristiche che spesso non tutti possiedono, almeno nella vita reale. 
Ciò che fanno questi tipi di media è portarci a credere di poter fare cose che probabilmente poi in pratica non faremmo mai

Ci conducono in un nuovo tipo di realtà che si basa su nuove regole e modi di fare, con una nuova concezione di giusto o sbagliato, basata su atteggiamenti eroici e poco realismo fattuale. Noi durante la visione del media ci adattiamo, andando a cambiare appunto, come dicevo prima, le nostre credenze, convinzioni, valori (basi portanti del nostro essere) a seconda della situazione.

Un’altra meccanica che si inserisce all’interno di queste opere di finzione riguarda il nostro Sè ideale, una delle due visioni del proprio sè. L’altro conosciuto è il Sè reale. Quest’ultimo si basa su quello che una persona ritiene di essere, mentre il primo si basa su quelle caratteristiche e abilità che la persona ritiene importanti nella vita e che costituiscono gli standard per valutare se stessa. Tutti quindi aspirano ad avere queste determinate qualità per arrivare a far coincidere il loro Sè reale al Sè ideale. Un’idea psicologicamente parlando abbastanza utopistica.

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Sè percepito è sinonimo di Sè reale

Spesso però nei nostri personaggi preferiti possiamo ritrovare una visione ipotetica del nostro Sè ideale. Tenderemo quindi a rivederci in lui e ad adottare i suoi stessi atteggiamenti e decisioni (nel momento della visione del media), con l’effimera illusione di aver raggiunto il nostro Sè Ideale almeno per quei pochi minuti. 

L’esagerazione di cui vi parlavo poco sopra non la ritroviamo soltanto in sentimenti, emozioni, valori ed atteggiamenti, ma anche nelle situazioni e nei concetti stessi. Vi riporto l’esempio per me più lampante: la concezione della morte. All’interno di serie TV, film o anime ci mostrano spesso questo avvenimento come un qualcosa di ricercato, vissuto con serenità, che porta a volte alla fama. Ci viene descritta come affascinante nella sua crudeltà, per l’uno o per l’altro motivo. Anche se poi sappiamo bene quanto nella realtà di tutti i giorni non sia così.

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Ancora una volta, tematiche di questo genere spesso vengono edulcorate per renderle più appetibili ed iconiche.

Lo stesso accade per le categorie di ciò che noi di solito riteniamo affascinante da una parte o anormale dall’altra.

Stavolta prendiamo ad esempio il concetto di “pazzia”. Provate a pensare ad un personaggio famoso per essere “affascinante-mente pazzo”, oppure ad uno di quei protagonisti dei classici teen drama, che affrontano gravi problemi di depressione. Dai primi si è attratti quasi positivamente, catturati dal loro carisma ed inebriati dal loro carattere così “particolare”. Basti pensare all’iconico personaggio di Joker, la famosa nemesi di Batman, a cui hanno dedicato anche un film in uscita ad ottobre nelle sale italiane, che ha addirittura vinto il Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia. Joker è un personaggio amato e spesso definito interessante ed ammaliante nella sua pazzia, ma questo solo perchè fa parte di un universo di finzione. Infatti, se mai vedessimo in giro una persona di quel genere penso che probabilmente scapperemmo a gambe levate, considerandolo semplicemente un “emarginato”.

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Nei riguardi della seconda categoria invece più spesso proviamo tristezza, dispiacere nei confronti delle persone affette dalla depressione et similia, dal momento che devono convivere con tale annoso problema.
Quante volte però, spesso senza rendercene conto, abbiamo liquidato in realtà una persona che sta affrontando problemi di depressione con un: “andrà meglio, devi solo stare tranquillo/a”, senza provare neanche a comprendere il suo problema che tanto ci sforziamo di capire invece, quando lo osserviamo in un personaggio di finzione.

Ancora una volta, la rappresentazione di questo tipo di categorie nei film viene semplicemente stereotipato e reso gradevole allo spettatore, tramite sotterfugi e scelte di dialogo o di scene. Sono rare le volte in cui queste persone vengono rappresentate in modo verosimile, purtroppo. 


Questo è il magico mondo delle serie TV, dei film, degli anime, vagliato sotto il mio occhio critico e personalissimo, con qualche collegamento spiccio alla psicologia. Le mie sono tutte opinioni su cui ho pensato e riflettuto, riguardo una realtà a noi completamente parallela, misteriosa e a tratti ancora sconosciuta. Una realtà incredibilmente affascinante che non smette mai di sorprendere. 

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Luca Brajato
Appassionato della psiche umana unisco questo mio interesse alle altre mie passioni: videogiochi, anime e manga. Sono uno scrittore in erba alla continua ricerca di ispirazione.

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