mercoledì, 27 Maggio 2020

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Luna Nera – Poco folklore, molta disinformazione

Sono nato e cresciuto a Torino, la “città magica” d’Italia. Sono sempre stato circondato da miti e leggende su questa Parigi in miniatura, tra alchimia, masche, draghi alpini, folletti e quant’altro, e sicuramente ciò ha contribuito ad aumentare la mia passione per il fantastico. Un fantastico diverso da quello inteso dagli americani: più europeo, più fiabesco, più semplice e meno spettacolare, ma non per questo meno coinvolgente.
Perciò, quando Netflix annuncia una serie incentrata sul fenomeno delle streghe in Italia, creata e prodotta da italiani, non posso che esserne felice!

Finalmente il nostro folklore avrà una dignità pari a quella che gli spetta e sempre più persone conosceranno le radici mistiche del nostro Paese.
Tuttavia, se c’è una cosa che ha assicurato questa serie, è la mia incertezza sul prolungare il mio abbonamento.


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Si poteva creare una magnifica serie che spiegasse il fenomeno folkloristico stregonesco in Italia in salsa horror, con studi approfonditi sull’argomento. Invece, cosa ci ha dato Netflix? Un fantasy mainstream con una recitazione scialba, un pacing lento come la melassa e delle situazioni talmente cringe che si sarebbe potuto sostituire il logo Netflix con Rai Fiction.

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Nelle foreste laziali del 1600, una ragazza di nome Ade, dotata della preveggenza, viene salvata dall’attacco di un gruppo di benandanti da tre streghe, che la introducono nel mondo arcano, e verso il suo destino. Nel frattempo il figlio del capo dei benandanti, un ragazzo colto e con meno espressioni facciali che pregiudizi, s’invaghisce di Ade.


Trama con più cliché non poteva esistere, soprattutto se condita da dialoghi innaturali e non poche frasi fatte (“Il nostro tempo è finalmente giunto!”), ma almeno avrebbero potuto svilupparla al contempo spiegandoci il già citato folklore delle streghe e il sistema magico che loro usano. Dopotutto, ci troviamo in una specie di ucronia, dove la magia esiste effettivamente: si potrebbero sfruttare determinati espedienti per approfondire l’argomento. Invece non abbiamo neanche tale soddisfazione: non sappiamo effettivamente COME le streghe usino i loro poteri, da dove derivano, perché gli incantesimi sono pronunciati in latino o quant’altro.

Le magie di Luna Nera sono fin troppo “americanizzate”, a volte eccedono nella spettacolarità, e ciò manca di realismo, ed è male parlare di realismo in una serie fantasy. Hanno persino introdotto un elemento inesistente nel mondo magico italiano: il Libro dei Regni. Ma era davvero così difficile mettervi al posto di esso il Libro del Comando?

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Ma non basta il poco approccio verso l’arcano: vi sono incomprensioni o inesattezze storiche, tra le quali spicca quella sui benandanti: oltre a non spiegare per nulla cosa sono, in cosa credono o come sono organizzati, non è assolutamente vero che venivano protetti o ben visti dalla Chiesa: essa li considerava eretici quasi alla pari delle streghe, anzi: non accettava che un gruppo di pagani sciamani che credeva alla Caccia Selvaggia combattesse contro le streghe. Ci sarebbe anche da dire che occupavano in Nord Italia, ma meglio non dilungarsi troppo.

Incredibile a dirsi, parlando di recitazione, gli attori dei personaggi secondari se la cavano più di quelli protagonisti. Forse a volte eccedono nel sopra le righe, ma per lo meno non sembra si siano dimenticati la plastica facciale sul comodino.

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Il tutto con una colonna sonora imbarazzante a contornare la vicenda. Non che le canzoni siano brutte, tutt’altro, ma… Black Casino and The Gost? Sul serio? Un gruppo alternative rock inglese per una serie ambientata nell’Italia del 1600? Cosa vi costava ricercare canzoni popolari italiane, o crearne altre ex novo, che non avrebbero snaturato il tono della vicenda? Troppo, immagino.

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Peccato. C’era speranza. Speranza per mostrare al mondo che anche noi abbiamo un’ottima cultura magica, anche noi possiamo rivaleggiare con le serie fantasy americane, usando uno stile più autoriale. Non forse come Dario Argento fece con Profondo Rosso, ma almeno che rispecchi la nostra cultura. Non è successo. Netflix ci porta a casa un’altra, grande delusione.

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