domenica, 13 Ottobre 2019

Anime, Film e Serie TV, Fumetti, Manga

Parliamo del Giappone: stereotipizzazione, esagerazione e catarsi in anime e manga

Varie riflessioni personali riguardo questi tre temi, che inevitabilmente si intersecano in queste opere provenienti dal Sol Levante.

Se state leggendo questo articolo su questo sito dedicato ad argomenti nerd allora sono sicuro che abbiate una minima conoscenza del mondo degli anime, dei manga e delle doujinshi che provengono dal Giappone. Molto probabilmente avete una conoscenza anche maggiore di un minimo, e se è così, allora potrete capire ancora meglio le opinioni e le riflessioni che andrò ad esprimere in questo editoriale.

N.B. DA ORA IN POI QUANDO PARLERO’ DI MANGA/ANIME E DOUJINSHI MI LIMITERO’ A SCRIVERE MANGA PER EVITARE DI RISULTARE RIPETITIVO NELL’USO DEI TERMINI


La domanda principe di questo articolo è: perchè i protagonisti dei manga hanno dei lineamenti e delle fattezze che a noi lettori occidentali sembrano così tanto occidentalizzanti? Perchè i giapponesi non ritraggono dei protagonisti con tratti asiatici?

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La risposta potrebbe sembrare ovvia e a portata di mano: i giapponesi invidiano le fattezze degli abitanti dell’Occidente e quindi cercano di riproporle nelle opere da loro create, catapultando protagonisti occidentali in situazioni tipicamente nipponiche.


Sì, questa potrebbe sembrare la risposta più ovvia e completa ma non è così. Chiariamoci: forse in minima parte questa argomentazione fa parte della risposta, ma non è che la punta dell’iceberg. In realtà, infatti, la risposta alle domande precedenti è ben più complessa e affonda le sue radici nella storia del Giappone.

In particolare, dobbiamo tornare indietro nel tempo fino ad arrivare alla fine della seconda guerra mondiale. Il Giappone è stato uno dei Paesi che più ha sofferto a causa di questa folle guerra. Basti pensare che questo Paese ha dovuto sopportare l’orrore di ben due bombe atomiche e ha dovuto ricostruire da zero la quasi totalità della propria civiltà e riottenere la propria dignità. Qualità, quest’ultima, importantissima per il popolo giapponese, così ancorato ai concetti appunto di dignità ed onore.

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Un luogo ad Hiroshima

Nell’immediato dopoguerra l’economia, come il popolo stesso, era ormai in ginocchio, era perciò necessario in qualche modo cercare di risollevarsi economicamente, rivolgendo lo sguardo verso l’unica opzione rimasta: il mercato estero.

Si diede inizio così a quel fenomeno che sarebbe poi, a distanza di 50 anni circa, stato chiamato: “Cool Japan”. Diedero inizio a questo fenomeno alcuni artigiani che decisero di costruire modellini di jeep ricavandole dalle lattine lasciate dalle forze militari americane occupanti. Decisero di creare i passeggeri di queste Jeep con fattezze occidentali, più precisamente americane.

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Questo tipo di prodotto nasceva infatti per sfondare nel mondo e soprattutto nel mercato occidentale/americano e per cercare, appunto, di risollevare la situazione economica del Giappone. È ovvio quindi pensare che il popolo americano sarebbe stato più interessato all’acquisto di un giocattolo con tratti simili a loro piuttosto che una “bambola” con fattezze del popolo che stavano occupando.

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Osamu Tezuka

Questo canone di occidentalizzazione, nato per necessità, si è quindi sedimentato, trasferendosi alle nuove forme d’arte nascenti, tra cui i manga e gli anime. Osamu Tezuka, il padre dei manga è stato il primo a disegnare i suoi personaggi con occhi incredibilmente grandi. Una caratteristica, questa, che sarebbe poi diventata il tratto distintivo di queste opere di finzione.

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Walt Disney

L’autore prese ispirazione dai cartoni animati della Disney che stavano spopolando in quel periodo (durante gli anni ’50) in America. Secondo Tezuka, infatti, questa grandezza permetteva all’autore di far esprimere al meglio le emozioni dei personaggi. Il genio Tezuka aveva deciso di prendere ispirazione dai cartoni americani, non solo per questa motivazione dell’ottima resa artistica, ma anche, soprattutto perché in questo modo avrebbe reso il suo prodotto più allettante per il mercato estero/americano, il maggior target che aveva in quel periodo il Giappone.

Da qui, sono nate quindi delle precise caratteristiche e regole di stile che contraddistinguono i vari personaggi dei manga. Queste precise regole sono poi ovviamente andate ad evolversi attraverso i secoli e gli artisti, mantenendo comunque le proprie radici.

Le fattezze dei protagonisti dei manga sono quindi dettate da regole precise e fisse. Non è presente una occidentalizzazione o altro (cioè pensateci in effetti, da quando noi occidentali abbiamo gli occhi più grandi della faccia di 30 volte? Tipo, anche no), è semplicemente uno stile preciso che si è andato ad evolvere e sviluppare. I nostri personaggi preferiti non sono quindi nè asiatici, nè occidentali, sono semplicemente il frutto di una tecnica definita senza caratterizzazioni etniche (a parte specifici casi comunque). Sono solo “personaggi di manga”.

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I più famosi personaggi creati dal maestro Tezuka

Per esempio, se chiediamo ad un giapponese se il protagonista di un manga gli sembra occidentale quest’ultimo risponderà di no e che anzi lui vede una persona dai tratti orientali. Ognuno quindi ci può vedere chi e cosa vuole e se ci pensiamo questa è una caratteristica veramente fantastica per un’opera. Grazie infatti a questo stile che possiamo definire neutro, ognuno può riuscire ad identificarsi con i determinati protagonisti senza difficoltà, vedendoci ciò che più preferiscono.

Alla fine dei conti, quindi, siamo noi occidentali a vedere una reale occidentalizzazione dei caratteri fisici e del volto dei personaggi dei nostri manga preferiti. Forse anche per colpa di un egocentrismo europeo intrinseco nella nostra cultura.

Voglio comunque sottolineare che oltre a questa storia di base, ci sono tantissime sfaccettature riguardo a questo tema, che si dipanano sempre nel corso della storia del Giappone. Qui io ho voluto riassumere quella che è la motivazione principale.

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Questa, a mio dire, è una storia davvero affascinante ed interessante, che poggia le basi in un periodo storico davvero terribile. Ma si sa, il Giappone è un Paese incredibilmente forte e pieno di risorse, capace di rialzarsi più forte di prima per riuscire a superare situazioni che sembrano perse in partenza.

Dopo aver chiarito questa falsa credenza sull’occidentalizzazione e la stereotipizzazione di un certo canone di bellezza dei personaggi all’interno dei manga, arriva ora il passo successivo. Abbiamo capito perché i personaggi hanno degli occhi così sproporzionati rispetto al corpo, ma almeno a me ancora non è chiaro perché in alcune opere troviamo personaggi con altre caratteristiche del corpo incredibilmente sproporzionate. Per esempio gli addominali oppure nelle gentil donne il seno.

È possibile che la particolarità degli occhi si sia poi evoluta e spostata anche in altre determinate parti del corpo? Andando man mano ad identificare degli specifici generi di manga/anime?

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Tette!!! L’anime in questione è Manyuu Hikenchou (guardatelo, fa spaccare dal ridere)

Se ci pensate, in effetti, all’inizio della storia di questa nuova forma artistica non erano presenti dei generi perfettamente definiti. Il manga era uno, ognuno parlava di una storia specifica con determinati protagonisti e le caratteristiche nel dettaglio di ogni personaggio erano create a discrezione del singolo autore.

Negli ultimi anni invece c’è stato un boom di creazione di generi specifici per determinati target di pubblico per sesso ed età. Prendiamo ad esempio gli shounen, un genere indicato per giovani ragazzi. Possiamo riconoscerlo grazie al fatto che i protagonisti sono solitamente incredibilmente palestrati, con fisici statuari e addominali veramente surreali. Le protagoniste femminili sono invece caratterizzate da un altrettanto fisico statuario ma con in evidenza il petto, ergo un seno molto prorompente.

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800 file di addominali per Zoro di One Piece (e anche le tette di lei non scherzano)

Se invece passiamo agli yaoi possiamo vedere come i più classici protagonisti delle storie: l’uke (membro passivo a letto della coppia) e il seme (membro attivo a letto della coppia), siano raffigurati: il primo come un ragazzo dai lineamenti veramente dolci, quasi androgini e di bassa statura, mentre il secondo è raffigurato come incredibilmente alto, tratti del viso duri e fisico statuario.

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Riconoscete seme e uke? Andiamo, ve ne ho messa una facile

Potrei poi andare avanti così all’infinito elencando tutti gli altri generi esistenti.

Forse questi tratti incredibilmente stereotipati ed in alcuni casi veramente esagerati, quasi a sfiorare il surreale, sono nati come evoluzione delle regole base dello stile di disegno tipico dei manga di cui abbiamo parlato pocanzi. Diventando così emblema e simbolo di riconoscimento di determinati generi.

Queste sono ovviamente solo mie supposizioni, poichè non ho risposte certe su questo argomento.

Quello che ho potuto notare però, nella mia più o meno lunga esperienza nel mondo dei manga, degli anime e delle doujinshi soprattutto è che alcuni artisti tendono a traslare questa esagerazione dipinta sui corpi dei loro protagonisti anche sulle situazioni che alcuni di loro vivono e affrontano. Creano quindi esagerazioni situazionali, andando a descrivere avvenimenti incredibilmente surreali e spesso oltre il limite dell’etica canonica. Sì, perché la maggior parte di queste situazioni vengono affrontate nel campo sessuale, quello che in effetti lascia più spazio di manovra nella totale fantasia di un autore.

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Vi avverto quindi, da ora in poi parlerò di argomenti alquanto pesanti che potrebbero ledere la sensibilità di qualcuno come: stupri, relazioni pedofile o simili. Se quindi uno di questi argomenti vi tocca in modo particolare vi consiglio di non continuate la lettura dell’articolo, per gli altri… auguri.

Non so se qualcuno di voi ha mai letto o visto un hentai. Un anime, un manga o una doujinshi diciamo paragonabili ad un porno, in cui la trama principale è data da una relazione più o meno amorosa tra due o più personaggi principali. Siete forse abituati al classico “porno” con un uomo e una donna o due donne o due uomini, o quello che volete, che si cimentano nell’atto sessuale, ma qui si parla del livello successivo.

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Qui si parla di ciò che molti condannano senza forse capirne la reale utilità e senza analizzarlo nel migliore dei modi.

Parliamo infatti di quelle opere hentai con protagoni adulti e bambini o mostri tentacolari che abusano fisicamente di ragazze o ragazzi, fino ad arrivare al classico e orribile abuso sessuale portato a livelli a volte veramente fuori di testa.

Purtroppo o per fortuna, nella mia lunga avventura attraverso manga, anime e doujinshi ho potuto osservare e leggere opere con questo tipo di contenuti. Questo mi ha dato la possibilità di riflettere approfonditamente su questi temi e sul perché alcuni autori sentano il bisogno di scrivere storie così “particolari” oltre al motivo per cui alcuni lettori sentano il bisogno di leggerle…

Anche qui la risposta ai miei innumerevoli dubbi e domande non è arrivata da sola. Dopo qualche ricerca e varie riflessioni mi sono reso conto che probabilmente l’obiettivo principale di questo tipo di opere è una completa e totale catarsi. La catarsi è un fenomeno antico ormai da secoli, un termine nato nell’antica Grecia e dibattuto per secoli dai filosofi più famosi.

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In origine, era un termine utilizzato per indicare la cerimonia di purificazione che si ritrova in diverse concezioni religiose ed in rituali magici che di solito prescrivevano il sacrificio di un capro espiatorio. Al giorno d’oggi il termine è usato per identificare qualcosa di simile: riuscire a liberarsi di certe emozioni negative o pulsioni attraverso una diversa valvola di sfogo, in questo caso rappresentata da opere di finzione come i manga.

Un esempio concreto? Una persona che sente un forte impulso sessuale nei riguardi di un minore potrebbe trasformarsi in un pedofilo nel giro di poco tempo. Attraverso però una catarsi raggiunta per mezzo di un’opera di finzione con protagonisti un adulto e un bambino potrà soddisfare e realizzare quel tipo di fantasie senza aver causato alcun tipo di danni ad un altro essere umano.

So quanto la cosa possa essere assolutamente non condivisibile e a tratti rivoltante, ma se ci riflettete bene, non è forse una cosa positiva? Questo vale per l’esempio della pedofilia come anche per lo stupro o per qualsiasi altra fantasia sessuale che andrebbe a ledere la libertà e la serenità di un altro essere vivente.

Sull’idea che questo tipo di opere sia utile sono d’accordo con me anche persone molto più importanti ed influenti. In particolare l’associazione rappresentativa del mondo dei mangaka al femminile. Quattro anni fa le Nazioni Unite crearono una proposta di legge che consisteva nell’eliminare e abolire la produzione di tutte quelle opere in cui dei soggetti femminili subivano violenze sessuali. Questo includeva ovviamente manga, anime e doujinshi. Immediatamente, questa associazione ha risposto con un secco “no” creando un manifesto in cui andavano a spiegare le motivazioni della loro risposta. Qui potete trovare l’intero documento tradotto in inglese. Vorrei però citare vorrei citare 3 punti che mi hanno particolarmente colpito e che andrò qui a riassumere.

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Viene spiegato da queste incredibili donne che il sesso femminile va protetto nella realtà, dai veri stupratori, non da quelli nelle opere fittizie. Non ha senso infatti accanirsi contro opere di finzione, perchè non sono queste che vanno a creare una minaccia per il sesso femminile nella vita di tutti i giorni.

In un altro punto, ancora più interessante, viene spiegato che molti autori di opere contenenti violenze sessuali su donne, sono donne esse stesse e con questo tipo di divieto si andrebbe a ledere il loro lavoro, andando addirittura, per citare la fonte: “ad aprire una nuova via per il sessismo contro le donne“.

L’ultimo punto di cui vi parlo fa parte della conclusione di questo magnifico manifesto, che citerò direttamente, ovviamente traducendolo dall’inglese. “Non c’è niente che si possa guadagnare tramite la regolazione/abolizione della violenza sessuale presente in opere di finzione. Tuttavia, mentre voi (le Nazioni Unite) state cercando di proteggere i diritti di personaggi immaginari, state lasciando i diritti umani delle vere donne, nel mondo reale, a marcire.”

P.S. Qui sopra vi lascio un video di uno Youtuber che parla proprio di questo argomento. Un ragazzo australiano/nipponico appassionato di anime, manga, doujinshi. Dice tutte cose con cui sono d’accordo e aggiunge anche qualche interessante informazione.

Insomma, da come forse avete potuto capire questa proposta fu rifiutata e non fu mai messa in atto, per fortuna. Purtroppo a volte, ci si concentra su ciò che è sbagliato. Vietare questo tipo di opere di finzione, non serve ad eliminare la minaccia reale che esiste nel mondo. Anzi, forse potrebbe addirittura portare soltanto ad un peggioramento.

Però ora si passa direttamente alla domanda successiva, che è anche strettamente collegata e cioè: perché molti autori scrivono opere del genere, ma soprattutto, perché in moltissimi le comprano?

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Il Giappone non è famoso per essere un Paese caloroso, questo lo sappiamo tutti. Lo scambio di affetto è un atto mal visto se espresso in pubblico, relegato all’ambiente casalingo e che molte volte può risultare scarno o addirittura inesistente persino all’interno di una casa. La loro è una società che definirei a tratti apatica ed incredibilmente fredda.
Entrando ancora più nel dettaglio, in Giappone il sesso è un tabù molto più grande che in Occidente, poco o per nulla sdoganato nella quotidianità della vita.

È possibile che tutta questa repressione di sentimenti, emozioni, ricerca di affetto, impulsi sessuali che è normalissimo provare, possa portare ad istinti poco convenzionali. Pulsioni nate come semplici e “normali” si trasformano in qualcosa di più grande e poco controllabile per colpa appunto di una repressione smisurata, senza che la persona in questione possa avere controllo su ciò.

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La mia come sempre è solo un’opinione. Come è sempre una mia opinione la risposta ad una vostra possibile domanda: come possiamo essere sicuri che questa persona si accontenti di un’opera di finzione e non faccia poi il passo successivo nella vita reale?

Io credo che soprattutto in una società come quella nipponica, gli abitanti riescano a differenziare molto ciò che è la realtà da ciò che è la finzione, comprendendo perfettamente che ciò che vogliono non è giusto o accettabile. Opere di questo genere però, sollevando per un attimo il peso della repressione, riescono a creare soddisfazione personale ed appagamento.

Se andate a cercare, il Giappone è stato uno dei paesi con più materiale pedo pornografico in circolazione negli ultimi anni ma rimane il Paese con minor tasso di pedofilia reale. Al contrario, l’Europa è il continente con più pedofili al mondo.

Forse i dati confermano i miei pensieri.

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Il Giappone è un Paese strano e particolare, con i suoi pregi e i suoi enormi difetti. Affascinante e a tratti pauroso. Un Paese pieno di contraddizioni ma che forse proprio per questi motivi riesce a creare opere complesse e anche stravaganti, riflessive ma anche esageratamente ridicole. Riesce ad essere tutto e nulla, passare da un qualcosa di incredibilmente profondo a qualcosa di immensamente stupido ed è allo stesso tempo capace di passare da qualcosa di incredibilmente puro a qualcosa di spaventosamente “malato”. Ed è proprio questo che amo di più del Giappone e della sua arte.

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Luca Brajato
Appassionato della psiche umana unisco questo mio interesse alle altre mie passioni: videogiochi, anime e manga. Sono uno scrittore in erba alla continua ricerca di ispirazione.

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