lunedì, 17 Febbraio 2020

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Perché “La Spiaggia” è l’episodio migliore di Avatar: La Leggenda di Aang

Sì, La Tempesta è una magnifica rappresentazione delle identità speculari di Aang e Zuko. Sì, La Cometa di Sozin è il finale migliore che potessimo desiderare. Sì, I Predatori Meridionali mostra quanto il perdono e la pietà possano non collidere. Ma se c’è un episodio che ritengo migliore di tutti gli altri, questo è indubbiamente La Spiaggia. E non parlo dell’episodio nella sua interezza, poiché è lungi dall’essere perfetto. Parlo del fatto che, nel migliore dei modi, Michael Dante DiMartino e Bryan Konietzko si siano ricordati, o abbiano fatto ricordare a noi, di quanto tutti i i loro personaggi siano, appunto, personaggi. Soprattutto gli antagonisti.

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Siamo all’inizio della terza e ultima stagione. Aang e i suoi amici sono in territorio nemico e devono guardarsi le spalle ad ogni angolo per non essere scoperti, mentre Zuko sta attraversando un periodo di profonda mutazione che lo porterà entro pochi episodi alla sua redenzione. Lui, sua sorella Azula, la sua ragazza Mei e la loro allegra amica Ty Lee sono mandati dal Signore del Fuoco all’Isola di Ember, la quale, si dice, leviga gli animi delle persone che la abitano cone la superficie liscia di una pietra. I quattro amici sono scettici, ma man mano che il tempo passa, riescono ad aprirsi sempre di più l’uno con l’altra.


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L’incipit di tutto è la festa organizzata da Chen: Ty Lee è soffocata dalle continue attenzioni dei ragazzi causate dalla sua estroversione, Zuko è irritato (e quando mai?) dalla mancanza di personalità di Mei e la mancanza di empatia di Azula le rende impossibile relazionarsi con gli altri. Persino nel discorso che quest’ultima ha con Ty Lee, non manca di dirle che è “una facile”, senza preoccuparsi se ciò la possa ferire. Persino provarci con un ragazzo, per lei, significa solo trovare un altro alleato con cui conquistare il mondo.

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Una volta che anche Zuko esprime veementemente i suoi pensieri su Mei, viene lasciato, e si ritira alla casa nella quale lui e la sua famiglia erano soliti passare l’estate quando era piccolo. Questa scena ha una grande potenza emotiva senza neanche l’utilizzo di dialoghi: un minuto e mezzo di silenzio nel quale il principe osserva il quadro di famiglia, l’impronta che da bambino fece sulla calce, e attraverso tali immagini nascono delle allegre epifanie dell’infanzia felice di un ragazzino che ancora non aveva ricevuto una cicatrice psicologica e fisica. Gli autori hanno saputo utilizzare il comparto animato per rendere più visibili le emozioni di Zuko senza il bisogno che lui dica qualcosa. Tutto ciò che sa dire sua sorella, quando lo vede seduto all’entrata della casa, è “Vieni alla spiaggia con me. Questo posto è deprimente”. Non cerca neanche di consolarlo o di chiedergli cosa prova.


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Qui si arriva alla scena più importante, quella che dà titolo all’episodio, e per un ottimo motivo: il falò sulla spiaggia. Zuko tenta di bruciare tutti i ricordi del suo passato per alimentare il fuoco, forse citazione a qualcosa che brucià più nel profondo. Tutti i personaggi si svuotano, il peso di ciò che hanno provato alla festa li spinge ad aprirsi, chi più chi meno, con la persona che hanno davanti. Zuko chiama Ty Lee “fenomeno da circo”, la quale ribatte in lacrime “Per me è un complimento”, dato che è dovuta crescere con sei sorelle identiche a lei, e che per questo si è voluta, o forse dovuta, creare una sua identità unendosi al circo.

Successivamente Zuko se la prende ancora con Mei, arringando ciò che le aveva detto alla festa; la sua personalità non la spinge neanche a ribattere, ma semplicemente a spiegare quasi con apatia che la sua infanzia viziata, calma e serrata da una madre che non le permetteva di fare nulla, l’ha trasformata nella ragazza con poche emozioni che è ora. Azula, da sadica ragazza quale è, rigira il coltello nella piaga, e ciò spinge Mei finalmente ad urlarle contro, e a non accettare neanche le attenzioni di Zuko.

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Ma ora è il suo turno. Il turno di forse il personaggio meglio caratterizzato dell’intera serie, che qui ha forse il principio del suo ultimo sviluppo caratteriale. Dovrebbe essere felice: è tornato a casa dalla sua famiglia, ha riottenuto il suo onore tanto agognato, eppure è “confuso e arrabbiato”. A quel punto tutte e tre le ragazze lo pressano con decisione, chiedendogli con chi o con che cosa è arrabbiato. Messo all’angolo, lui urla “Sono arrabbiato con me stesso!”, sfogando tutta la sua frustrazione.

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I soli commenti di Azula sono “Sei patetico” e, applaudendo sarcasticamente, “Un’ottima interpretazione”. Anche lei, in un certo senso, si apre: mostra ancora la sua totale mancanza di comprendere le emozioni altrui, la quale sfocierà nella schizofrenia durante gli episodi finali della stagione. Tutto causato da una madre che amava più suo fratello di lei, che la considerava un mostro. “Aveva ragione, ovviamente, ma mi ferisce ancora”. Come Zuko è sempre stato considerato dal padre una nullità, un fallimento, lei dimostra di essere uno specchio di lui come lui è a sua volta uno specchio di Aang.

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È fatta. Come preannunciato dalle anziane gemelle a inizio episodio, le superfici sono levigate, i loro animi quietati, ognuno di loro conosce l’altro o l’altra di più, e al contempo anche il pubblico conosce di più questi personaggi, sa perché sono fatti in questo modo, perché si comportano in tali maniere, e forse ha imparato a comprenderli di più. E questo perché, semplicemente, si sono seduti e hanno parlato, cosa che ormai succede sempre più nelle serie animate a lungo termine, per fortuna.

Per questo ritengo “La Spiaggia” superiore a tutti gli altri episodi di Avatar: perché è stato capace di farci empatizzare con i villain più di qualsiasi altro episodio. Perché ci ha fatto capire che, per quanto una persona, anche nella vita reale, possa starci antipatica a primo impatto, è pur sempre una persona, e come tale ha i suoi problemi, i suoi pensieri e forse anche i suoi traumi, e se vogliamo capire perché si comporta male, forse dovremmo fare quello che hanno fatto Zuko, Mai, Azula e Ty Lee in quest’episodio: sedersi e parlare.

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E poi sì, c’è anche uno scontro fichissimo tra la “gaang” e l’Uomo Combustione.

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