sabato, 29 Febbraio 2020

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Jojo Rabbit: prendere in giro il nazismo grazie ai nazisti stessi- recensione senza spoiler

Come forse sapete se ci seguite su iInstagram, ultimamente ho deciso di vedere tutti i film che hanno una qualsiasi candidatura agli Oscar, ma proprio tutti, per parlarne poi grossomodo qui. E quindi quale momento migliore per vedere Jojo Rabbit, uno dei film che negli ultimi mesi ha attirato la mia attenzione molto di più rispetto ad altri?

Già solo dalle prime notizie mi sono sentito attratto per varie piccole motivazioni, tra cui assolutamente il vedere Taika Waititi dirigere un film che prende in giro il nazismo, e non solo, ma anche vederlo interpretare Adolf Hitler. Una roba pazzesca solamente a pensarci, un film da vedere anche solo per assistere a del sano trash, che a me piace sempre. E invece il regista mi ha sorpreso, utilizzando ottimamente tutto ciò che caratterizza il suo cinema, che sia amato o odiato dai più, poco cambia.


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Infatti Waititi è preso di mira da un sacco di gente per il suo lavoro in Thor: Ragnarok, terzo film incentrato sul dio del tuono nordico di casa Marvel e che i fan hanno trovato orribile, banale e inutile. Per me invece è risultato essere il migliore della trilogia ma per questo so già che mi prenderò una marea di insulti, e lo capisco benissimo. Ma altrettanto capirete voi perché sono soddisfatto di Jojo Rabbit e perché il regista non mi dispiace affatto.

Partiamo con qualche accenno di trama, visto che il film è uscito solamente da due giorni al cinema. Siamo nella Germania nazista del 1945 e il protagonista è un bambino di dieci anni, Johannes Betzler, chiamato da tutti Jojo. Col padre a combattere in Italia e la sorellina scomparsa per una malattia, il bambino vive con la madre ed è un nazista convinto come lo erano, alla fine, praticamente tutti i bambini tedeschi in quegli anni. Insieme al suo unico amico Yorki, Jojo parteciperà ad una riunione della gioventù hitleriana, e proprio lì, dopo essere stato preso in giro da alcuni ragazzi più grandi e chiamato coniglio, grazie al consiglio del suo amico immaginario speciale ossia proprio Adolf Hitler (una versione ovviamente più bambinesca e amichevole di quella che fu realmente), Jojo decide di far vedere a tutti quanto è coraggioso, finendo però per far esplodere una bomba proprio vicino a lui.


Dopo l’esplosione e i vari interventi per far riprendere il ragazzo, Jojo non farà più le attività con gli altri bambini poiché rimasto con varie cicatrici in faccia e con una gamba malandata, ma sarà bensì addetto ad attaccare foglietti di propaganda in giro per il paese. Costretto a passare molto più tempo in casa, il nostro protagonista scoprirà che non è l’unico, oltre alla madre, a vivere in quel posto. In una stanza infatti vi è nascosta Elsa, una ragazza poco più grande di lui ed ebrea. Jojo dunque inizierà un percorso di crescita, che lo porterà a rivalutare alcune convinzioni fondamentali della sua esistenza fino a quel periodo.

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Tratto molto liberamente da un romanzo di Christine Leunens uscito nel 2004, Il cielo in gabbia, Jojo Rabbit è una brillante commedia nera che demonizza il nazismo in un modo tutto suo, come solo pochi altri sono riusciti a fare in passato. Ma non è tutto qui, infatti lo ritengo anche un film di formazione, dove troviamo il protagonista che, con il passare del tempo, cambia completamente, capendo cosa è giusto e cosa è sbagliato in un mondo ormai distrutto per chiunque, sopratutto per lui.

La comicità pungente ovviamente la fa da padrone, con un Adolf Hitler (mai avrei pensato di scrivere queste parole) buffo e amichevole che accompagna Jojo nelle sue giornate e nelle sue decisioni. Una versione non del tutto errata, ma per un motivo: Hitler ai tempi era dipinto, sopratutto per i bambini, come un amichevole uomo che teneva al bene di tutti ma in particolar modo che voleva bene alla cosiddetta gioventù hitleriana. La versione di Waititi è corretta se vista ovviamente con gli occhi di un bambino della Germania nazista, convinto anche che gli ebrei fossero dei mostri con corna, squame e poteri magici (sempre frutto della propaganda).

Mi è stato riferito che nei giorni scorsi Taika Waititi è stato accusato di essere nazista e il film stesso di essere propaganda nazista. E qui mi chiedo, ma questi il film l’hanno visto? Se avete questa paura non temete, perché l’opera cerca proprio di demonizzare il nazismo in qualsiasi modo, facendoci vedere dei personaggi secondari buffi, dell’organizzazione orribile e scherzando anche alla fine con gli stereotipi.

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La colonna sonora è tanto particolare quanto azzeccata, con alcune canzoni post guerra famosissime, ma magari anche riadattate, che sembrano non c’entrare nulla con le scene ma che, secondo me, le rendono ancora più significative. Per non parlare del cast, con attori uno più bravo dell’altro, a partire da Roman Griffin Davis, ossia Jojo, che per la pur giovane età ho trovato davvero ottimo. Ma anche Thomasin McKenzie (Elsa) ha davvero ben interpretato un ruolo non esattamente facile.

Sam Rockwell (Capitano Klezendorf) l’ho davvero amato in questo film, con un personaggio davvero fuori di testa che ha realizzato davvero bene. Alfie Allen (Finkel), Rebel Wilson (Fraulein Rahm) e Arturo Sorino (Yorki) con le loro comparsate da spalle comiche erano davvero perfetti e ribadisco che Taika Waititi nel ruolo è stato davvero una rivelazione. Chi però fra tutti questi attori spicca è la sempre più brava Scarlett Johansson che, pur non apparendo in troppe scene, recita nei panni della coraggiosa mamma di Jojo in una maniera davvero divina, tanto che ti ci affezioni.

La cosa che forse mi è piaciuta di più in questo film è proprio il fatto che nulla sia lasciato al caso, ma ogni personaggio è studiato per attirare l’attenzione, che sia per un secondo o per la maggior parte del film. Anche solo Stephen Merchant che si vede per neanche cinque minuti nei panni Deertz, un membro della Gestapo, ha una delle scene che più mi ha fatto ridere.

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Ma oltre alle risate c’è tanto dramma, a secchiate. A volte è palese e te lo buttano proprio in faccia, altre volte è nascosto nella scena, nelle parole o nelle azioni ma in fin dei conti si fa sentire. Perché, alla fine, tutti sappiamo quanto orribile sia la guerra e questa cosa affiora anche nel film, ma sempre nel modo in cui un bambino di dieci anni, messo in un contesto che non gli appartiene, può vedere.

Jojo Rabbit è dunque un film da guardare assolutamente, godibile e con mille qualità che per me è ai livelli di tanti altri film usciti quest’anno e considerati capolavori, che capolavori non sono. Ma neanche l’opera in questione lo è, sia ben chiaro, anche perché secondo me ormai viene usata sempre più a caso quella parola. Sicuramente è ottimo, pieno di spunti di riflessione e di momenti simpatici, ma allo stesso tempo credo che sia un po’ frenato dall’essere diretto ad un pubblico mainstream. Sono convinto che Waititi volesse osare di più ma non l’ha fatto, peccato.


Il film vincerà qualche Oscar? , ne sono certo. Ma non è questa la sede adatta per dire quali premi vincerà, per quello ne riparleremo in futuro…

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