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Un robot più umano degli umani

Il tema della “umanità” nei robot/androidi è stato da sempre oggetto di ispirazione per le opere d’arte. Tuttavia un film a mio parere riesce a emozionare come pochi (e con poco): WALL.E.

E’ inutile girarci intorno: i Pixar Animation Studios negli anni hanno sfornato capolavori immortali, che sanno unire sentimenti ad una storia intrigante, che non può lasciare indifferenti dopo la visione. Dalla Saga di Toy Story (1995,1999,2010,2019) a Gli Incredibili (2005, 2018), da Alla Ricerca di Nemo (2003) ad Up (2009), passando poi per i più recenti Inside Out (2015) e Coco (2017), lo studio statunitense sa come toccare le corde del cuore di ogni tipo di spettatore; dall’adulto, all’adolescente al bambino.


Tuttavia, lo studio non aveva mai trattato una storia d’amore: per i membri dello staff infatti, era troppo semplice banalizzare o rendere sostanzialmente “vuota” una storia di quel tipo. Le coppie nei film Pixar infatti erano quasi sempre sullo sfondo, non necessarie per lo svolgimento della trama (fatta eccezione per Gli Incredibili, dove però il rapporto era allargato ad un intero nucleo familiare). Questo fino al 2008, quando uscì WALL.E, diretto da uno dei membri più importanti della Pixar: Andrew Stanton.

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Il protagonista in una scena del film

La trama segue le vicende di un piccolo robottino, chiamato WALL.E (acronimo di “Waste Allocation Load Lifter Earth-Class”, traducibile come “Sollevatore di Carichi per l’Allocazione dei Rifiuti • serie Terrestre”) che ha un gravoso compito sulle spalle: nel 2105 infatti, la Terra è ormai invivibile, completamente sommersa dai rifiuti. L’umanità ha quindi deciso di lasciare il pianeta a bordo di una gigantesca astronave, la Axiom, (costruita da una multinazionale che governa il pianeta, la Buy ‘n Large) lasciando una serie di robot a pulire il mondo (i WALL.E, appunto) in attesa di tornare. Sfortunatamente, il nostro protagonista è l’ultimo rimasto in funzione, ma questo non impedisce a WALL.E di compiere il suo dovere giorno dopo giorno. Tuttavia, la particolarità del piccolo netturbino è che, in tutti questi anni, ha sviluppato una personalità.


WALL.E infatti non distrugge semplicemente i rifiuti: quelli più curiosi e bizzarri ai suoi occhi vengono raccolti e conservati all’interno della sua casa, in un piccolo “museo”. Che sia una forchetta, un cubo di Rubik o una lampadina non importa: agli occhi di WALL.E, quasi come fossero quelli di un bambino, tutti quegli oggetti hanno un qualcosa di speciale. Inoltre WALL.E apprende, grazie ad una videocassetta del musical del 1969 Hello Dolly! il concetto di amore e di solitudine che, dopo quasi 100 anni, inizia a farsi sentire.

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WALL.E mentre vede Hello Dolly!

Solitudine che viene però interrotta dall’arrivo sulla Terra di un altro robot di genere femminile, di ultima generazione: EVE(“Extraterrestrial Vegetation Evaluator”, “Esaminatore di Vegetazione Extraterrestre”), giunta per una missione segreta che ha come scopo il ritorno dell’umanità sul pianeta. Missione nella quale WALL.E (che si innamora della robottina) si ritrova coinvolto, portandolo lì dove nessun compattatore di rifiuti era mai giunto prima.

WALL.E, diciamocelo subito, è un capolavoro. È una gran storia di fantascienza (con molti occhiolini a classici del genere degli anni ’60), che unisce amore, ecologia e critica sociale in un’unica pellicola.

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WALL.E e EVE

La storia d’amore tra i due protagonisti è resa splendidamente: non ci sono tempi morti e si può vedere il crescendo delle emozioni che due esseri artificiali riescono a provare, nonostante parlino pochissimo. Infatti nei primi 45 minuti ci saranno sì e no una trentina di parole pronunciate. il resto è affidato agli sguardi, ai gesti, alla splendida musica di James Newton Howard.

Il tema ecologista del film va a braccetto con la critica sociale: il consumismo incessante dell’umanità, incentivato dalla multinazionale BnL (parodia, tra le altre, anche della Disney) ha portato il pianeta sull’orlo del collasso e gli uomini, piuttosto che cercare una soluzione, hanno preferito fuggire vigliaccamente, lasciando ad altri il compito di pulire il mondo. Scegliendo di (soprav)vivere nella Axiom che, dotata di ogni comfort, ha impigrito gli esseri umani portandoli ad essere delle grasse ombre di se stessi, sempre connessi ad un’interfaccia che impedisce addirittura il contatto visivo tra i propri simili. Insomma, dannatamente attuale.

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Gli uomini nel film

Insomma cosa posso aggiungere di più per quello che è un capolavoro? Nulla se non che dovreste recuperarlo subito se non lo aveste già fatto, oppure approfittate della lettura di quest’articolo per riguardarlo ed emozionarvi ancora.

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