giovedì, 2 Luglio 2020

Comics, Fumetti

Recensione “Alters” vol. 2: – Il peso delle scelte

Continuano le difficili vicende della prima supereroina transgender della storia dei fumetti nel secondo volume di Alters, dal titolo Genitori e figli, edita da Saldapress e AfterShock.
Dopo un primo volume con grandi potenzialità e tematiche mature, Paul Jenkins ingrana la marcia e, con l’aiuto della penna della sempre dinamica Leila Leiz, ci regala una storia sempre più coinvolgente, divertente e al contempo drammatica.

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A causa di una scelta sfrontata, per colpa di Charlie una persona è finita in coma, e rischia di rimanere paralizzata. Ciò spinge l’Alter a riflettere sulle sue azioni e sui suoi comportamenti. Perché non basta dire due paroloni ai cattivi e gettarsi in prima linea contro di loro per dimostrare che si è dalla parte giusta: servono fiducia e lavoro di squadra. Questo Charlie lo imparerà a caro prezzo, e le ripercussioni avranno un’onda d’urto anche sulla sua vita personale: una scelta difficile che dovrà compiere sarà il rivelare la sua vera natura al resto della sua famiglia, e con un fratello e un padre bigotti è assai difficile.


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Viene mostrato come l’elemento supereroistico possa influenzare anche un trascurato strato della società: cosa accadrebbe se un senzatetto avesse dei superpoteri? Verrebbe certamente preso di mira da parte di estremisti che inneggiano alla “rivoluzione”, ma ci sarebbero cittadini disposti a permettergli di stabilizzarsi nella comunità?

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Come al solito, Jenkins tratta in maniera molto matura il tema della transessualità, rispondendo anche a molte domande che ancora diverse persone hanno a riguardo. Ciò nonostante, non resta serrato in un eccessivo politically correct: non manca di esporlo in maniera sardonica, seppur rispettandone il fulcro.


Leila Leiz acquista un tratto molto più marcato, con segni più dettagliati, e i colori del nostrano Leonardo Paciarotti sono assai più nitidi e lucidi. Il tutto trovano un nesso con la moltitudine dei confusi pensieri di Charlie.

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In poche parole, questo secondo volume è un netto miglioramento dall’esperimento del primo, ed apre le porte ad una serie supereroistica al passo coi tempi e con grandi speranze per il futuro.
Il principale problema non sta nel fumetto in sé, ma in Jenkins stesso: si sa che debba scrivere storie per le altre principali majors dei fumetti supereroistici, però soffermarsi per anni in una delle storie a fumetti più interessanti degli ultimi tempi è un gran fastidio, soprattutto vedendo di quanto si sia alzata l’asticella.

Non ci resta altro da fare che aspettare che Jenkins si rimetta alla macchina da scrivere e, per ora, goderci questi primi due volumi.

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