domenica, 20 Settembre 2020

Fumetti, Fumetti italiani, Graphic Novel

Residenza Arcadia e la banalità del male.

La non recensione dell’ispirato graphic novel di Daniel Cuello.

C’è il condomino impiccione, il condomino schivo, quello burbero e quello odiato da tutta la scala. Il condominio è un microcosmo di vite vissute, vite normali, ma anche vite nascoste, vite taciute e vite segrete.

E Daniel Cuello nel suo graphic novel Residenza Arcadia, edito da Bao Publishing, è riuscito a raccontarcele tutte.


Residenza Arcadia è un condominio qualunque, di un qualunque luogo del mondo, che ci viene raccontato attraverso gli occhi di un fumettista come Cuello, che è uno specialista nell’osservazione degli altri. E lo fa con occhio sensibile e dannatamente comico.

Di risate sincere e di gusto ne ho fatte tantissime, ma con il procedere della narrazione si sono fatte sempre più pesanti e fuori luogo. Sono risate di apparenza, perché le loro normalissime e spesso buffe vite, assumono dei tratti grotteschi (perfettamente rappresentati anche dal meraviglioso stile caricaturale tipico di Daniel Cuello), quando emergono a sprazzi, come dei tagli nella superficie del loro mondo fasullo, degli elementi che ci parlano del contesto in cui vivono questi goffi omini rugosi.


IMG 2472 960x673 - Residenza Arcadia e la banalità del male.

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Una società terribile, guidata da un regime oppressivo e totalitario che spinge al rifiuto (e non solo) del diverso e che rispecchia alla perfezione gli egoismi e la chiusura mentale degli esseri umani che ne fanno parte.

La Residenza Arcadia, in tutto il suo carico di problemucci, scaramucce e vigliaccherie dal sapore così quotidiano, diventa così lo specchio di ogni società mentalmente chiusa in se stessa e nei propri ridicoli pregiudizi, che sorride al regime se non se ne dichiara addirittura sostenitrice attiva.

Alla faccia dell’Arcadia!

I gesti quotidiani e le loro azioni dai risvolti comici, inseriti in un contesto sociale così brutale, creano un’atmosfera estremamente surreale che permea tutto il racconto.
Possibile che, nella loro indifferenza all’esterno, personaggi così “normali” siano in grado di compiere poi delle scelte così ciniche e prive di sentimenti?

E voi, che osservate dall’esterno questo piccolo diorama fatto di minuscoli burattini mossi dall’egoismo, avete provato a guardarvi dentro?


Silvia

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