giovedì, 26 Novembre 2020

Romanzi fantasy

Guerriere e il fantasy orientale

Giulia Esse ci parla del suo racconto ambientato in Mongolia

Salve a tutti e a tutte, oggi parlerò di un racconto dell’antologia Guerriere, edito da Mezzelane Casa Editrice. Questa storia ha la particolarità di basarsi su una cultura non molto sfruttata nel fantasy, ovvero quello della Mongolia.

Ovviamente non è l’unico fantasy orientale dell’antologia, ma ho notato come i romanzi fantastici ambientati in altre terre o epoche al di fuor idel medioevo europeo siano un po’ discriminati.


Giulia, appassionata di cultura asiatica, ci parlerà del suo racconto e del perché della sua scelta.

1) Ciao Giulia parlaci di te e del tuo percorso letterario.


Ciao, Debora. Gli autori emergenti tendono sempre a rispondere nello stesso modo quando parlano della propria carriera: scrivo da sempre. E in effetti, questo è vero anche per me.

Ho affrontato diverse fasi, in principio mi sono dedicata alla poesia, poi al teatro, infine sono tornata ai romanzi ma è solo durante gli anni universitari che sono riuscita a concludere le storie che avevano iniziato.
I generi che prediligo sono lo steampunk, il fantasy (orientale) e il romanzo storico.

Attualmente ho pubblicato con la Iomeloleggo un romanzo storico ambientato nella Venezia di fine Settecento, L’amore al tempo della musica, con la Delos Digital un fantasy orientale scritto a quattro mani con Chiara Saccuta, Cieli di sangue – Il cammino della rovina e mentre altri romanzi sono in fase di elaborazione con altre case editrici, ho autopubblicato la mia ultima fatica ispirata alla cultura coreana, Fuoco sotto la terra. Nella cultura orientale, ultimamente in particolare, ho trovato la mia vena creativa.

2) Come hai scoperto il concorso letterario Guerriere?

Ho scoperto il concorso Guerriere su un gruppo Facebook dedicato alla scrittura e alla lettura del genere fantasy. Non essendomi mai cimentata nella scrittura di un racconto ho pensato che sarebbe potuta essere una bella esperienza e così è stata.

3) Come mai hai scelto di ambientare il tuo racconto in Mongolia?

Sono appassionata della cultura orientale (in particolar modo per ciò che riguarda Corea del Sud e Cina), ma sono anche affascinata dalla cultura mongola. La Mongolia offre moltissimi spunti da cui si possono attingere moltissimi elementi (lo sciamanesimo, le dispute tra i khan, le organizzazioni delle tribù) con cui poter creare un mondo fantasy del tutto nuovo e inesplorato.

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4) Parlaci della tua protagonista e del perché venga ritenuta una Senza Nome?

In Mongolia esistono i cosiddetti nomi tabù che vengono scelti per allontanare dal bambino la sfortuna o per confondere gli spiriti maligni che potrebbero corromperlo. Nel mio racconto ho deciso di ribaltare questa usanza. Infatti, Nergui è un nome tabù, ma funziona al contrario: chi lo indossa incanala tutta la sfortuna che la tribù può subire, richiamando a sé gli spiriti maligni. Dietro ogni nome si nasconde un significato (Badma, ad esempio, vuol dire fiore di loto; Temur indica il ferro). I personaggi del racconto, quindi, rappresentano il loro stesso nome. Nergui, non avendo corrispondenze di significato, è allo stato dei fatti un nessuno, ed è come se non esistesse.

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5) La divinità menzionata nel tuo racconto si basa su una figura divina realmente esistente nella cultura mongola?

Sì, Tengri è davvero una divinità appartenente alla cultura mongola ed è considerato il dio dell’eterno cielo azzurro, la divinità che creò tutte le cose. Talvolta si pensava anche che potesse presentarsi nelle sembianze di un lupo.

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6) Pensi di aver messo un po’ di te stessa in qualche personaggio?

Essendo un racconto molto breve non ho potuto approfondire tutti i personaggi, ma Nergui spero possa rappresentare non solo me, ma tutti. Nergui è convinta di essere una Senza Nome solo perché è stata chiamata in quel modo. Il suo nome è privo di significato, dunque non ha nessuna capacità. Tengri le fa capire che non avere un nome vuol dire poterli contenere tutti, non essere prigioniera del nulla, ma avere il potere di essere tutto ciò che si vuole. La aiuta a credere in se stessa.

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7) Cosa ne pensi del fatto che il fantasy prediliga ambientazioni simili al medioevo europeo? Secondo te bisognerebbe esplorare nuove culture ed epoche?

Sono convinta che ogni cultura possa fornire ottimi spunti per la creazione di un mondo fantasy. Il medievo europeo si trova nella maggior parte degli high fantasy, ma le dinamiche bene o male sono sempre le stesse, perché ci si appella a quella determinata cultura. Al momento prediligo il fantasy orientale proprio perché è un mondo diverso dal nostro, ciò che vale lì non vale qui, le dinamiche sono del tutto nuove, fresche e soprattutto interessanti. Mi piacerebbe vederne di più.

8) Quali sono i tuoi progetti per il futuro?


Ho intenzione di continuare a lavorare ai miei fantasy orientali, al momento sono del tutto concentrata su questi, nella speranza che possano essere apprezzati.

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Debora Parisi
Debora Parisi è una studentessa universitaria di giorno e cacciatrice di leggende e mitologie di notte. Da bambina arriva finalista al concorso Anna Bolero, diretto dall'Associazione Culturale Arcizeta di Chivasso. Nel 2019 ha pubblicato racconti per Historica Edizioni, NPS edizioni, Fanucci e Mezzelane Editrice. Gestisce un blog chiamato El micio racconta, un canale youtube intitolato Antro del Drago, che tratta di diversi argomenti, tra cui recensioni di libri, film e videogiochi. Collabora anche con le riviste Upside Down Magazine e Porto Intergalattico, ha collaborato anche con Sci-Fi Pop Culture e Spazio Penultima Frontiera.

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