sabato, 8 Agosto 2020

Romanzi, Romanzi fantasy

I demoni della mente: quando il fantasy è metafora della realtà

Il racconto “Nelle Mie Vene” mostra un interessante parallelismo tra demoni e schizofrenia

Eccoci arrivati a un altro episodio delle interviste di Guerriere! Oggi la nostra ospite sarà Veronica de Simone, autrice del racconto “Nelle mie vene”. Devo dire che è stato tra quelli che ho apprezzato di più proprio per i suoi due livelli di interpretazione.

Del resto, come dissi nel mio video, il fantastico può essere metafora della realtà. In questo racconto, la protagonistà affronterà un demone che è la manifestazione di una malattia mentale.


Ovviamente non è il primo caso metaforico: abbiamo esempi con il film Babadook o con la serie illustrata “Real Monsters”, dove i simpatici mostri raffigurati dall’artista incarnano i più svariato disturbi della mente.

Bando alle ciance, diamo la parola a Veronica.


1) Ciao, parlaci un po’ di te e del tuo rapporto col fantasy. Perché a parer tuo è ancora un genere “emarginato”?

Ciao! Allora, il mio vero nome è Veronica, ho venticinque anni, una laurea triennale in scienze biologiche e adesso sto studiando alla magistrale per diventare nutrizionista. Sono una lettrice onnivora, ma ho una predilezione per il fantasy in tutte le sue sfumature. è stato il primo genere a cui mi sono approcciata, grazie soprattutto ai libri di Licia Troisi, e da quel momento in poi il mio amore per elfi, umani, nani e mondi strani non ha fatto altro che crescere.

Ci sono alcuni periodi in cui navigo verso altri lidi, magari storici o saggi, ma poi puntualmente, sposto tutti i libri che ho sul comodino fino al primo fantasy. Come avrai capito, è un genere a cui sono molto affezionata e mI dispiace constatare che sia ancora un genere di serie B, soprattutto qui in Italia. Purtroppo, dopo Licia Troisi, non ci sono stati altri autori capaci di conquistare il pubblico (anche dal punto di vista delle vendite) come ha fatto lei e questo scoraggia molto gli editori che tendono a non pubblicare fantasy o, in generale, fantasy italiano. Ed è un gran peccato, perché ci sono molte nuove voci che meriterebbero più risonanza.

2)Come sei entrata in contatto con il Concorso Guerriere?

Ho trovato il link del concorso in uno dei tanti gruppi FB di scrittori dove bazzicavo di solito. Visto che mi piace mettermi alla prova, ho colto la palla al balzo con un “perché no?” e ho spinto anche Axa a partecipare. Non puoi immaginare la soddisfazione, quando abbiamo visto i nostri due nomi nell’elenco delle vincitrici.

3) Perché hai scelto il titolo “Nelle mie vene”? Cosa significa per te?

Doveva essere un titolo provvisorio, in realtà. Se non rinomino un file in qualche modo, non riesco proprio a scrivere. Andando avanti nella stesura, però, mi sono resa conto che non dovevo cambiarlo. “Nelle mie vene” narra della lotta della protagonista contro questo demone che le dovrebbe conferire i poteri per renderla una vera maga. Ashakku, però, è crudele e difficile da domare. E, quando Elisa è più debole, la obbliga a tagliarsi per nutrirsi del suo sangue. Lui non è solo dentro di lei. Scorre nelle sue vene e le avvelena la mente.

14243874 - I demoni della mente: quando il fantasy è metafora della realtà

4) La protagonista del racconto affronta una battaglia molto simile a quella di sua madre. Pare che il fantastico sia una metafora per spiegare i traumi dell’infanzia e le malattie psichiatrice. Come mai hai voluto scegliere tale tematica? Cosa ci puoi dire della protagonista?

Nelle mie vene” è un racconto metaforico. Ashakku è la schizofrenia che ha distrutto la madre di Elisa e ora sta distruggendo lei. Di lei ti posso dire che mi somiglia molto. Senza scendere troppo nel personale, anche io ho affrontato un periodo durissimo, durante il quale mi sembrava di non poterecela fare. Il mio demone era l’ansia. Ogni mattina mi alzavo col cuore nelle tempie, mi sentivo pesante e sfiancata, nonostante avessi dormito. Ho voluto parlare di me attraverso Elisa.

Anche lei lotta contro qualcosa che vive dentro di lei, i cui non potrà mai liberarsi e con cui deve fare i conti tutti i giorni. E nessuna vittoria è mai definitiva. Al suo fianco, c’è il marito, Dario, che non l’abbandona mai e la supporta al meglio, rimanendole vicino anche nei suoi momenti più bui. In quel periodo, quando ho scritto “Nelle mie vene”, non ho scelto la tematica. La storia di Elisa è nata così ed è stato il mio modo di esorcizzare le emozioni negative che mi accompagnavano.

5) Il tuo racconto lo identificheresti come un dark fantasy o un fantasy con sfumature da thrille psicologico?

Direi un dark fantasy. Non credo di aver ricreato un’atmosfera così ricca di suspance da poterlo categorizzare come thriller. 

guerriere antologia 1 - I demoni della mente: quando il fantasy è metafora della realtà

6) Hai pubblicato altri libri o racconti?

Sì, con le mie due migliori amiche abbiamo pubblicato “Oltre le nebbie del tempo”, un’antologia di racconti ispirata agli Arcani Maggiori. Adesso un mio racconto è stato inserito nella raccolta “Prisma 2” edito da Mosca bianca edizioni.

7) Quali sono i tuoi progetti per il futuro?


Troppi. Sto finendo di scrivere il secondo libro di una quadrilogia, nel mentre sto scrivendo un libro a sei mani con le mie due migliori amiche e ho un altro romanzo in work in progress. Praticamente non faccio altro che scrivere, ogni giorno. E spero, un giorno, possa diventare un lavoro.

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Debora Parisi
Debora Parisi è una studentessa universitaria di giorno e cacciatrice di leggende e mitologie di notte. Da bambina arriva finalista al concorso Anna Bolero, diretto dall'Associazione Culturale Arcizeta di Chivasso. Nel 2019 ha pubblicato racconti per Historica Edizioni, NPS edizioni, Fanucci e Mezzelane Editrice. Gestisce un blog chiamato El micio racconta, un canale youtube intitolato Antro del Drago, che tratta di diversi argomenti, tra cui recensioni di libri, film e videogiochi. Collabora anche con le riviste Upside Down Magazine e Porto Intergalattico, ha collaborato anche con Sci-Fi Pop Culture e Spazio Penultima Frontiera.

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