domenica, 31 Maggio 2020

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Leopardo Nero, Lupo Rosso: il miglior fantasy dell’anno?

Che dire, il 2019 è stato un anno molto generoso col fantasy. Dalla terza, entusiasmante stagione de Il principe dei Draghi al terzo meraviglioso volume delle Cronache di Folgoluce alla rinascita del grim dark con Un Piccolo Odio… un altro anno che dimostra che il fantasy non è per nulla morto, anzi, sta forse vivendo la sua seconda epoca d’oro dopo gli anni 80.

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Tuttavia, forse il fantasy più discusso e sorprendente di questi mesi è uno strano, crudo e scioccante lavoro del giamaicano Marlon James, ovvero “Leopardo Nero, Lupo Rosso“. Non oserei definirlo il miglior fantasy dell’anno, ma è probabilmente il più innovativo, quello che si discosta dagli schemi di quel che siamo abituati a leggere, impregnato da un’autorialità nuda e schiacciante. Qualcosa che, però, a differenza di altri lavori “maturi”, non si vergogna di essere un fantasy, e ne sfrutta ogni leva.


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L’Inseguitore, un uomo pragmatico, insofferente e meticoloso, dotato di un fiuto infallibile, ha un compito: ritrovare un bambino scomparso. Perché riesca nella sua missione, l’Inseguitore si unirà al saggio mutaforma Leopardo, alla strega Sangoma, al gigante Mestogo e ad altri personaggi, che intraprenderanno un lungo viaggio in un’Africa fittizia, fatta di magie, antiche tradizioni, segreti e tradimenti, il tutto per raggiungere un’inconfessabile verità.

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Siamo ormai abituati a leggere fantasy ambientati in un contesto europeo medievale, o al massimo americano contemporaneo se si tratta di urban fantasy, non dovremmo sorprenderci quindi se un fantasy africano sia così lontano dai nostri standard. Il folklore di una terra che molti di noi non conoscono per niente o non vogliono conoscere prende vita in un’ambientazione oscura e misteriosa, ma non per questo meno affascinante: le foreste fitte di alberi dietro i quali si può nascondere ogni genere di pericolo, le imponenti città dei grandi signori della guerra, le cui abitazioni sono impregnate di magia, fanno crescere al lettore la voglia di esplorare sempre di più i luoghi che l’Inseguitore esplora alla ricerca del bambino.


Vi saranno decine e decine di scene “weird”, che il lettore sarà costretto ad accettare che accadano, seppur a prima vista sembrino campate per aria, ma che invece aiutano a dare anima al contesto storico e di genere in cui ci troviamo.

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Lo stile di narrazione è un altro fattore interessante: James non si vergogna ad utilizzare termini aulici durante la descrizione anche delle cose più semplici, e ciò in periodi assai brevi e coincisi, senza dilungarsi troppo in subordinate o eccessivi approfondimenti. Viene dato meno spazio a cosa vede un personaggio e più a cosa egli provi nei confronti di ciò che ha davanti agli occhi. La trama non scorre linearmente: è irta di digressioni, flashfoward e flashback, scaturiti sia da racconti dei personaggi sia dalla semplice intenzione dell’Inseguitore di raccontare un fatto della sua vita.

Questo perché la storia è narrata in prima persona, proprio dal punto di vista dell’Inseguitore. Un espediente che di solito non apprezzo, ma che qui viene gestito assai bene: dato che è lui a raccontare la storia, può narrarla a modo suo, può ricordarsi cose che prima si era dimenticato, può dare pareri su una situazione, e non serve che ci spenda troppe parole, come invece farebbe un narratore onniscente.

I personaggi, primo fra tutti il già nominato Inseguitore, sono forse la cosa più bella del libro, facendo passare la trama in secondo piano: le interazioni tra i compagni, il modo in cui si parlano e scambiano idee e informazioni, i dialoghi che li approfondiscono, quasi ridotti all’osso… Non sono personaggi totalmente buoni, anzi, la maggior parte di loro ha compiuto atti deplorevoli, ma tali atti li spingono a tentare di migliorare loro stessi. Perché loro non sono eroi, sono solo mercenari pagari per compiere una missione. Una missione che, nonostante ciò, li farà scoprire sempre di più loro stessi.

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Inutile dirlo, questo non è un fantasy per tutti: vi sono molte scene di misoginia, stupri sia maschili che femminili, abusi e violenze su minori, ma tutto ciò è conforme all’ambientazione e alla trama, a differenza di altri fantasy come La Spada della Verità, messi quasi a caso. Grazie, Goodkind, senza di te non avrei mai capito che LO STUPRO È BRUTTO! Mi è inoltre piaciuto come James tratti il tema dell’omosessualità: non viene utilizzato come semplice aggiunta a un personaggio, ma viene esplorato in maniera limpida e al contempo passionale e semplice.

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Ripeto quel che ho detto all’inizio: non so ancora se definirlo il miglior fantasy dell’anno, ma è di sicuro il più “nuovo”, quello che sa osare di più, che dimostra che il fantasy sa essere più di quanto non si voglia ammettere. Molti lo hanno addirittura paragonato a Tolkien, per il modo in cui si approccia al genere. Seppur personalmente reputi Brandon Sanderson il nuovo Tolkien, è innegabile che il suo stile quasi shakespeariano sottolinei la sua innata bravura come scrittore. Lo consiglio perciò a chiunque voglia provare un’esperienza nuova, in un anno che ci ha regalato già molte sorprese.

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