domenica, 31 Maggio 2020

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Isteria antiabortista: homus imbecillus all’attacco!

L’aborto davvero si fa al pronto soccorso?

Salve a tutti, nostri affezionati lettori, siamo in un periodo di crisi e malcontento, tra guerre, migrazioni ed epidemie. Non ci bastava il Coronavirus, ma pure il virus imbecillus, più mortale e pericoloso.

In questo speciale dell’Homus Imbecillus analizzerò certe affermazioni dette in propaganda politica così come un caso sul web che mi ha fatto riflettere sull’ambiguità di tale leggi.


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Come sapete, da poche settimane c’è stato un vivace dibattito sul fatto se gli aborti si facessero al pronto soccorso o no. Ovviamente la risposta è no!

Ciò conferma ancora una volta che siamo ignoranti non solo dal punto di vista sessuale (guardate questa intervista o quest’altra per rendervi conto della gravità) ma anche riproduttivo.


Non mi sorprendere, data la presenza delle pericolose Pancine che pensano che lo sperma del marito possa influenzare le loro ghiandole mammarie e l’allattamento.

Cosa succede realmente? Ho raccolto testimonianze da persone che hanno accompagnato qualcuno ad abortire. Vi descriverò il procedimento in maniera fredda in quanto le emozioni appartengono solo ai protagonisti di tale vicende, il mio scopo è solo quello di informare sulla procedura legata all’aborto chirurgico.

In pratica, dopo aver ricevuto la conferma di una gravidanza, si prende appuntamento in ospedale o in una clinica legalizzata. Si fanno tutte le analisi mediche del caso (ecografie, analisi del sangue, analisi specifici se si ha malattie genetiche ecc), si firmano dei moduli e sette giorni dopo ti chiamano per la visita.

Ovviamente se sono strutture serie non pontificano sulla ragione dell’aborto. La paziente viene messa sotto anestesia parziale o totale. La persona che ho intervistato mi ha detto che alla sua amica hanno compiuto il raschiamento che è in sostanza la pulizia della placenta (l’intervento è avvenuto otto anni fa, oggi ci sono metodi meno invasivi).

La ragazza è potuta andare via in giornata, ma accompagnata da qualcuno (l’intervistata nel nostro caso). Il periodo può variare anche a tre giorni. In ogni caso, la paziente fa a tutti gli effetti un day hospital e non un viaggio in pronto soccorso.

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L’ospedale ha anche offerto un supporto psicologico per la ragazza. Parlando della testimonianza, gli infermieri sono stati freddi, ma professionali (il che è giustificato, dato che vedono morti in continuazione. Alla fine si rimane desensibilizzati), anche se un’infermiera aveva proposto l’adozione alla ragazza. Ovviamente quest’ultima ha rifiutato in quanto una gravidanza avrebbe compromesso la sua salute fisica e psichica.

L’aborto può presentare comunque delle conseguenze negative: nausea e perdite per i primi giorni post-operazione. Per questo forniscono degli antidolorifici specifici, perché a volte si arriva a soffrire di crampi.

L’aborto farmacologico è una pratica che può essere applicata fino a 9/7 settimane (63 giorni), non raccomandata per periodi superiori. Consiste nella somministrazione di due farmaci: il primo è costituito da un antiprogestinico (RU 486 o mifepristone; CDB 2914 o ulipristal) oppure da un farmaco (metotrexato) con specifica citotossicità verso il trofoblasto, il tessuto che permette gli scambi tra madre e concepito. Il secondo è rappresentato da una prostaglandina (misoprostolo) in grado di espellere il prodotto del concepimento dopo la sua morte. (Fonte Treccani).

Quando un politico dice una cosa, informatevi, ve ne prego, altrimenti fate piangere i gattini!

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Hai fatto piangere un micetto, vergogna!

Se vorreste consultare altri siti che spiegano nel dettaglia l’aborto farmacologico e chirurgico, vi riporto tali link:

E prima che me lo chiediate, no, non è l’aborto la causa della bassa natalità. In questo articolo ne parlo.

Ora, mi sono imbattuta in uno scambio di battute sulla pagina di Casi Umani che poi è sfociata negli insulti. Una parte diceva che l’aborto per condizioni diverse dal pericolo di vita non è guardato dalla Costituzione, mentre l’altra parte sì. Vi linko la discussione e vi mostro ciò a cui ho assistito, censurando il nome dei protagonisti.

Ovviamente potrete guardare l’intera vicenda e valutare voi stessi. Premetto che tali dibattiti sono avvenuti in un post pubblico.

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Analizziamo bene la l’articolo 4 della legge 194, a mio modesto parere molto ambigua nell’interpretazione. Parto dal presupposto socratico del “so di non sapere” quindi traggo la risposta analizzando quel che leggo.

Riporto per intero cosa dice l’articolo:

Per l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico istituito ai sensi dell’articolo 2, lettera a), della legge 29 luglio 1975 numero 405, o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia.

Quindi, secondo l’articolo, solo in casi estremi si dovrebbe abortire. Perché dico che tale legge è ambigua? Beh, riportiamo gli articoli seguenti. Art 6:

L’interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, può essere praticata: a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna; b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

Se l’aborto fosse permesso solo per gravi danni psicofisici alla donna, dai primi trenta giorni in poi, come mai dal quarto mese solo con l’accertamento medico si può interrompere la gravidanza? Se è per tutti i mesi, non bisognerebbe ribadirlo anche dopo il terzo?

Inoltre, in che modo le situazioni familiari, economiche o addirittura i mezzi con cui è stato concepito il bambino potrebbero creare un grave problema psichico?

Dopotutto, se una persona avesse uno stipendio misero, non dovrebbe avere per forza gravi problemi psichici perché non tutte le persone povere li hanno.

Così come una ragazzina di tredici anni potrebbe non averli prima dell’atto sessuale o una donna con due genitori malati a carico.

Se l’articolo spiega che solo in gravi casi si può abortire, perché includere tali problemi se oggettivamente una persona potrebbe non avere malattie psichiatriche a causa di essi?

Forse perché la donna con una gravidanza indesiderata ha più possibilità di sviluppare malattie psichiatriche come la depressione, troppo sottostimata eppure molto pericolosa, sia per il malato che per chi gli sta attorno.

Non solo una madre depressa è un danno per il futuro nascituro, dato che i bambini con genitori malati psichiatrici hanno più possibilità di sviluppare a loro volta malattie, ma per lo Stato, un malato è una spesa, quindi un problema.

Ricordatevi che per la società siamo dei numeri e se il numero diventa problematico, tutto l’ingranaggio s’incrina!

“Il mio nome è Sandra, sono una donna con a carico dei genitori malati e anziani, una gravidanza non voluta mi comporterebbe diversi problemi, oltre che complicare la mia situazione a casa. Sono l’unico appoggio per i miei genitori e il mio compagno mi ha lasciato.”

“Ciao, mi chiamo Alessia e sono ragazzina di dodici anni incinta che non vorrebbe portare avanti la gravidanza. I miei genitori sono restii a parlare della sessualità e la scuola lo fa male, il mio ragazzo dice che col coito interrotto non si rimane incinta. Non so che le gravidanze precoci possono comportare a problemi di salute, ma non me la sento di diventare madre.”

“Mi chiamo Anna e sono una donna senzatetto stuprata da dei balordi. Da quando ho subito gli abusi non riesco a dormire, ho paura delle persone, rivivo sempre il dolore del trauma e quando non mi è arrivato il ciclo, scoprendomi incinta, ho desiderato morire”.

Non vorrei passare per insensibile, questi sono esempi caricaturali, ma non irrealistici e servono come mezzo per descrivere situazioni in cui effettivamente una gravidanza porterebbe diverse sofferenze. Ergo, si potrebbe abortire proprio per le conseguenze della gravidanza indesiderata in rapporto a tali disagi ambientali ed emotivi.

Senza contare chi ha problemi congeniti la cui gestazione potrebbe causare delle ripercussioni sul corpo.

Lo so che sembro fredda e senza cuore, ma entro nei panni del gelido automa chiamato Stato, e contando che non in tutte le regioni hanno delle reti di supporto sviluppate, la responsabilità ricade sulle famiglie, a volte con esiti tragici.

Una futura madre con una malattia psichiatrica è un problema economico per lo Stato, un problema emotivo e psicologico per il futuro bambino e per i familiari della donna, e non credo che lo Stato voglia spendere altri soldi in strutture, quando si potrebbe evitare la situazione.

Ancora una volta, essendo che la legge è ambigua, la gravidanza indesiderata potrebbe di per sé essere una scusa per la possibilità di grave disturbo psichico e quindi un motivo per interrompere la gestazione.

Dulcis in fundo a confermare tale ambiguità di legge arriva l’Articolo 1 della legge 194:

“Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite.

Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite”.

Se lo Stato tutelasse la vita umana fin dal suo concepimento, non si interesserebbe allo stato psicologico della madre, in quanto le malattie mentali influenzano il bambino dopo la nascita e non durante la gestazione, poiché si relaziona col genitore, a meno che la madre non decida di suicidarsi o assumere comportamenti o sostanze nocivi. Insomma, ci troviamo in uno stallo alla messicana in cui la mente binaria inizia a frantumarsi.

Rullo di tamburi: la contraddizione viene a sua volta contraddetta dalla sentenza n. 27 del 1975, 3 anni prima della legge, sebbene con particolari limiti (quindi si deduce che prima non potevi abortire nemmeno per fine terapeutico). “[…] Non esiste equivalenza tra il diritto non solo alla vita ma anche alla salute proprio di chi è già persona, come la madre, e la salvaguardia dell’embrione, che persona deve ancora diventare.” Fonte

Parlando delle adozioni o degli affidi, non abbiamo nemmeno un piano statale per dare supporto ai maggiorenni che escono dalle case famiglia, è tutto in mano a delle onulus o alla compassione delle singole famiglie affidatarie. E, meraviglia delle meraviglie, non abbiamo una banca dati unica che dimostri quanti minori effettivamente sono disponibili all’adozione!

L’ennesima dimostrazione di come, ancora una volta, abbiamo un sistema burocratico pasticcione e inefficiente. Quindi, quando manderai in adozione il bambino, leggiti tutte queste complicazioni in maniera da essere cosciente della tua scelta!

Personalmente sono pro-choice, però dovrebbero informare sia sui rischi dell’aborto, sia sulla gravidanza indesiderata e sia sui dati dell’adozione. Inoltre, bisognerebbe dare una seria educazione sessuale, sui contraccettivi e sui sentimenti legati alla sfera erotica.

Esatto, la maggior parte dei maschi prende ispirazione dai porno, mentre le ragazze dalle esperienze delle amiche che magari hanno fatto errori demenziali. Inoltre, l’educazione sentimentale porterebbe a un maggiore rispetto verso il partner.

Ad esempio, sapevate che esistono anche i profilattici femminili?

Penso che non si debba abusare della possibilità di abortire perché si tratta sempre di un’operazione e il fisico ne risente.

Ritornando alla discussione su Casi umani, a parer mio la situazione è degenerata a causa dell’arroganza. L’utente 1 ha parlato di cosa dice espressamente l’articolo (e fin qui va bene), però poi accendendere la discussione.

“Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio.
L’interruzione volontaria della gravidanza […] non è mezzo per il controllo delle nascite.
Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite.»


Chi l’avrà mai detto? Il malvagio Salveeney o la legge 22 maggio 1978 n. 194?
Ma sopratutto, perché non vi limitate a parlare di cazzi in chat invece che sparare minchiate? Chiedo per un amico!

L’utente 2 ha risposto così ” Certo che rifarsi alle parole del ’78 riguardo i diritti delle donne è proprio una mossa da campioni.
Tra l’altro per definizione il “controllo delle nascite” è qualcosa a cura dello Stato e non del singolo, l’aborto è ancora legale in Italia e non è uno strumento di controllo, ma un diritto, e sono state varate leggi postume a quella che hai postato apposite per permetterlo.
Perché quando si parla di legge e cose serie fate cherry picking? Chiedo per tu sorella

La situazione è degenerata quando l’utente 1 ha iniziato a insultare e ciò ha causato una reazione a catena aggressiva, in quanto se dai del deficiente a qualcuno, velatamente o no, è una provocazione.

Dovrei ribattere anche su una sua affermazione: “E sì, scopare senza contraccettivi per poi abortire è tranquillamente annoverabile come stile di vita incivile”. Purtroppo esistono anche gli incidenti: la pillola non è infallibile così come il preservativo non è indistruttibile, ci sono stati casi di preservativi rotti o di gravidanze anche se il rapporto era stato consumato con la pillola contraccettiva. Ergo, in caso di incidente, la coppia come dovrebbe comportarsi?

Non sono stati “incivili”, anzi, preparati, ma davanti all’imprevisto la legge come dovrebbe comportarsi? Ecco quindi che iniziano i problemi con la logica binaria. Non mi starò a ripetere.

L’utente 1 ha scritto inoltre “Le mie scuse agli admin della pagina. Il post è del tutto pertinente, dato il tenore medio intellettivo dei vostri fan”. Benissimo, se uno voleva dimostrare la propria superiorità intellettuale senza insultare, questa possibilità è andata a farsi benedire in due splendide righe. Un applauso di 92 minuti al Premio Nobel per la Pace! Potete immaginare la conseguenza.

Si dovrebbe scrive una guida su “come dimostrare la mia conoscenza senza insultare ulteriormente gli altri “.

Come si sarebbe risolta tale disputa? L’utente 1 avrebbe potuto riportare l’articolo dicendo che sebbene il governo permettesse l’aborto, l’articolo della Costituzione contraddiceva tale diritto. In questo modo si sarebbe sviluppato un dialogo più costruttivo, magari riflettendo sul fatto che la legge avesse diversi punti ambigui. Di sicuro l’utente 2 e seguiti non avrebbero risposto in maniera così aggressiva.

Non dimentichiamoci che gli anni ’70 erano ancora anni sessuofobici, in cui i film di Fellini erano motivo di preghiere in Chiesa. La mentalità procreocentrica era molto forte e lo si vede nella trascrizione della legge.

Può essere interpretata a vantaggio sia degli obbiettori che degli abortisti, come ho detto il solo pericolo degli effetti della gravidanza indesiderata può spingere il medico ad autorizzare l’interruzione, mentre la letterale lettura dell’articolo potrebbe autorizzare gli obbiettori a non intervenire. Nonostante ciò, le donne sono autorizzate legalmente a praticare l’aborto, quindi non abbiate paura.

Linko due articoli che potrebbero interessarvi, vi consiglio di leggerli per intero sul sito:

Primo articolo: sul sito “Diritti e risposte”.

L’aborto entro i primi 90 giorni dal concepimento è rimesso alla libera determinazione della donna: la futura madre, infatti, se ritiene che la gravidanza stessa, il parto e la maternità possano comportare un serio pericolo per la sua salute fisica e psichica tenendo conto del suo stato di salute, delle sue condizioni economiche, sociali o famigliari o delle circostanze in cui è avvenuto il concepimento (ad esempio a seguito di una violenza sessuale) si può rivolgere a un consultorio pubblico, alle strutture sanitarie o al medico di fiducia.

Questi operatori, se ravvisano l’esistenza di condizioni che giustificano l’intervento, rilasciano alla donna un certificato che attesti l’urgenza e con il quale la donna può interrompere la gravidanza in una delle sedi autorizzate. Viceversa, se non viene ravvisata l’urgenza, la futura madre viene invitata a soprassedere per sette giorni per riflettere, al termine dei quali può decidere ugualmente di interrompere la gravidanza.

Secondo Articolo, un focus sugli obbiettori su diritti.it

“Il primo periodo è quello che va dal momento del concepimento fino al 90° giorno (art. 4): in questo caso, l’interruzione di gravidanza volontaria è ammessa, anche se dietro valutazione del personale medico e della gestante della motivazione fisica o psichica condizionante la scelta. Sostanzialmente, però, indipendentemente dalle personali ragioni e dalle peculiarità del caso di specie, prevale la volontà della donna, in quanto persona già esistente. Infatti, persino la comunicazione della decisione presa al padre del concepito è discrezionalmente rimessa alla gestante, ed il personale medico non può in alcun modo interferire. L’accesso al trattamento sanitario è gratuito, sia se praticato presso i consultori nazionali, sia se presso il medico di base o in qualsiasi struttura ospedaliera”.

E dopo questo noiosissimo, lunghissimo e stancantissimo articolo, concludo dicendo di non credere alle prima balle dettate da un politico, a verificarne l’autenticità (so di non sapere, per questo ho impiegato giorni a leggere e studiare gli articoli).


Chiedete a chi lo ha provato per avere conferma e soprattutto cercate di mantenere un linguaggio moderato, al massimo ironico, sul web in quanto potrebbe causare reazioni a catena spiacevoli.

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Debora Parisi
Debora Parisi è una studentessa universitaria di giorno e cacciatrice di leggende e mitologie di notte. Da bambina arriva finalista al concorso Anna Bolero, diretto dall'Associazione Culturale Arcizeta di Chivasso. Nel 2019 ha pubblicato racconti per Historica Edizioni, NPS edizioni, Fanucci e Mezzelane Editrice. Gestisce un blog chiamato El micio racconta, un canale youtube intitolato Antro del Drago, che tratta di diversi argomenti, tra cui recensioni di libri, film e videogiochi. Collabora anche con le riviste Upside Down Magazine e Porto Intergalattico, ha collaborato anche con Sci-Fi Pop Culture e Spazio Penultima Frontiera.

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