mercoledì, 21 Agosto 2019

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Morte con Carne vs Offspring

Due storie cannibali in uno scontro all’ultimo morso.

Il cannibalismo è uno dei pochi tabù riconosciuti in quasi tutte le culture. L’atto di mangiare un proprio simile prende due significati: l’antropofagia, come mera alimentazione, e il cannibalismo in quanto elemento ritualistico per certi individui. Il secondo termine deriva da una parola con cui gli amerindi che entrarono in contatto con Colombo designavano i vicini dai gusti “raffinati”.

Dopo un breve focus linguistico sulla distinzione di tali parole, vorrei portarvi al succo dell’articolo: il confronto tra due libri che trattano di antropofagia. Il primo si chiama “Morte con Carne” di Shane McKenzie, edito dalla independent legions, e il secondo “Offspring” di Jack Ketchum.


“Morte con Carne” è praticamente “Non aprite quella porta” ma in salsa messicana e condita con spezie di “Mucha Lucha”. Il Bubba di turno non brandisce una motosega né indossa una maschera di pelle umana: è sempre un armadio a due ante, vestito però da wrestler messicano, con una passione per lo stritolare le ossa ed è particolarmente timido con le ragazze.

Il libro riprende la trama di un tipico slasher, ma affronta tematiche come l’immigrazione clandestina e la situazione in cui vivono coloro che osano oltrepassare i confini tra Messico e USA. La protagonista, infatti, vorrebbe girare di nascosto un documentario per mostrare queste ingiustizie, ma vorrebbe anche farlo come vendetta personale, in quanto figlia di immigrati clandestini messicani che preferirono lasciarla negli USA piuttosto che portarla con loro in patria.


Lei è una ragazza che definiremo stupida e stronza, in quanto consapevole che il suo amico Felix le muore dietro, ma non lo ricambia, ciò non le impedirà comunque di manipolarlo per i suoi scopi. Lei è anche stupida, come molte ragazze del genere slasher, perché decide di girare un documentario senza prendere una precauzione e senza pianificare una strategia plausibile. Se avessero avvisato delle persone di contattare le autorità se non si fossero sentiti dopo tot di giorni, molto prababilmente la loro triste storia avrebbe preso una piega diversa. Improvvisa tutto e ciò le costerà molto caro. Durante la lettura l’ho trovata molto irritante, ma devo dire che è proprio grazie all’orrore in cui si imbatte se riesce ad avere uno sviluppo caratteriale. Felix rappresenta colui che per una patata fa una brutta fine, ma tra i due personaggi rimane quello con il cervello funzionante e mi ha intenerito come lui viva da cane bastonato per un amore non corrisposto.

La famiglia cannibale è molto inquietante: non mancheranno sporcizia, incesti, giganti ottusi e tanta carne bollita. Ciò che però ho apprezzato è la relazione tra i membri della famiglia, soprattutto tra la sorella e il fratello, non molto analizzati nel film di Hooper.

Quarta 1 - Morte con Carne vs Offspring
Ma che bella famigliuola!

Inoltre, come in “Offspring”, ci metteremo davanti a due tipi di mali: quello nato dalla fame e dalla povertà e quello più sofisticato e pericoloso, dietro cui si nasconde il cittadino modello. Non posso rivelarvi il colpo di scena, ma posso dirvi che c’è un personaggio che a mio parere è più riprovevole della famiglia cannibale

In conclusione, a mio parere “Morte Con Carne” si rivela più di un semplice slasher, pare un grido contro la povertà, la morte e il degrado che si abbattano sulla frontiera.

Ora passiamo a “Offspring” di Jack Ketchum e pubblicato qui in Italia dalla Cut-Up Publishing. Il romanzo è il secondo della trilogia su questo clan di cannibali, basato sulla leggenda scozzese (non irlandese) della famiglia di Sawney Bean, bandito antropofago che secondo la storia viveva in una sperduta grotta vicino al mare.

A differenza di “Morte Con Carne“, i protagonisti non sono sprovveduti, ma ciò forse è dovuto al fatto che uno di loro, è un poliziotto con disturbo depressivo e post stress traumatico dovuto alla perdita della moglie e un precedente incontro con la famiglia di cannibali. Peters è un eroe decaduto e solitario, richiamato perché l’unico veterano della precedente strage. Ma le erbacce sono difficili da estirpare e un membro del clan, la Donna, è sopravvissuto, cercando di risorgere dalle ceneri. Questa storia è quindi un regolamento di conti tra due sopravvissuti.

Come “Morte Con Carne”, è un libro corale: non entreremo solo nella mente delle vittime, ma anche dei carnefici. Alcuni del clan addirittura fanno provare un po’ di pietà, in quanto ricordano la loro precedente vita prima che la Donna uccidesse i loro genitori. Scopriamo che i cannibali non sono certo migliori di alcune persone come Steve, l’ex marito di Claire, un pazzo sadico e alcolizzato. Questo tema lo avvicina a “Morte Con Carne“, dove oltre alla famiglia di pazzi, vi è un’organizzazione che lucra sui film snuff (film di torture e morti reali). Ciò ci fa riflette su come la follia e la disperazione si manifestano sotto diverse forme: quella brutale, quasi animale, e quella civile, nascosta da una maschera di normalità. Parlando del Clan di cannibali, a differenza della famiglia messicana, non vi è un sentimento di affetto reciproco.

Nonostante la follia, gli antropofagi di “Morte Con Carne” mantengono un briciolo di sanità per mostrare un portamento più o meno civile, abbastanza da mimetizzarsi tra la folla e vendere tacos con carne umana. Ciò a mio parere li rende più pericolosi del clan di “Offspring”.

Nel secondo libro, i cannibali sembrano quasi regressi allo stato animale anche negli affetti, in quanto spesso tra i membri è la brutalità a mantenere la gerachia. Ho trovato interessante come i giovani cerchino di impressionare la Donna, come degli adolescenti in cerca di apprezzamento. Essi nell’inconscio, o almeno coloro che furono rapiti grandicelli, rimpiangono la vecchia famiglia e cercano di proiettare le loro ansie e bisogno d’affetto verso un soggetto brutale. Inoltre, a differenza della famiglia messicana, l’incesto è praticato come una cosa normale, mentre in “Morte Con Carne”, il fratello non vuole che la sorella tenga il figlio né che la madre scopra la loro relazione.

A differenza del romanzo di McKenzie, in “Offspring” non si intuisce l’origine della famiglia cannibale, forse ciò è dovuto al fatto che è il secondo libro della trilogia.


In conclusione, tacos McKenzie e hot dog al “Ketchum” sono entrambi dei piatti letterari interessanti, fanno riflettere sulla natura umana, e non manca una buona dose di splatter, incesto e degenerazioni mentali. A mio parere “Offspring” è adatto a un lettore riflessivo, mentre “Morte Con Carne” ai divoratori di storie dinamiche. Inoltre, per chi fosse interessato, dai libri di Ketchum hanno tratto i due film “Offspring” e “The Woman“, mentre dal libro di McKenzie è stato tratto il corto “El Gigante”.

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Debora Parisi
Debora Parisi nasce a Torino nel 1996. Fin da piccola è sempre stata una divoratrice di libri e storie, tanto che chiedeva cinque fiabe prima di andare a dormire, con disperazione della povera mamma.A 9 anni partecipa al concorso Carla Boero, edito da Associazione Culturale Arcizeta di Chivasso, non riuscendo ad entrare tra i primi classificati, ma ottenendo comunque il premio d’esordio.Dopo non parteciperà ad altri concorsi. Studia cinese presso la facoltà di Lingue e Culture dell’Asia e dell’Africa.Gestisce un blog chiamato El micio racconta, dove interpreta il ruolo di un gatto magico, pantofolaio e amante dei libri, e un canale youtube intitolato Antro del Drago, che tratta di diversi argomenti, tra cui recensioni di libri, film e videogiochi. Collabora anche con la rivista letteraria Upside Down Magazine.

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