mercoledì, 1 Luglio 2020

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Una rivisitazione della figura dell’orco: onore e dialogo tra specie

Maria Rosaria Monticelli ci insegna come ribaltare lo stereotipo

Benvenuti e benvenute in questo nuovo speciale sulle interviste; la nostra ospite è Maria Rosaria Monticelli, in arte Fantasmary, una delle autrici dell’antologia Guerriere.

Il suo racconto mi ha colpito in quanto non solo le protagoniste sono orchesse, ma si è data una profondità emotiva a delle creature spesso associate al male.


Eppure perfino nelle leggende, come il caso dell’origine della Valle dell’Orco (Piemonte) si hanno degli esempi positivi di tali creature. Il fantasy purtroppo, a parte eccezioni come Warcraft, pare non approfondire le specie considerate “primitive”.

guerriere antologia 2 - Una rivisitazione della figura dell'orco: onore e dialogo tra specie

1) Ciao Maria, parlaci un po’ di te, come sei stata interessata al concorso? 


Ciao Debora e grazie per l’opportunità! Da quando mi ricordo mi è sempre piaciuto creare e narrare storie. All’inizio ho usato il medium della scrittura, ma adesso la mia occupazione principale è illustratrice. Scrivo ancora racconti brevi ogni tanto, e quando ho saputo del concorso Guerriere ho pensato che poteva essere un’ottima opportunità per unire il mio campo preferito, la donna nel fantasy, con un medium che non avevo ancora sfruttato appieno. 


2) Perché hai scelto proprio la specie degli orchi come protagonista della tua storia?

Fra le razze fantasy tradizionali, trovo che gli orchi siano sempre stati un po’ messi da parte: di elfi e nani conosciamo lingua, costumi, tradizioni e leggende, mentre degli orchi sappiamo che sono brutti cattivi e selvaggi. Da molto tempo studio la figura dell’orco della tradizione fantasy, pensate a Tolkien o a Dungeons&Dragons, e ho desiderato aggiungere la mia interpretazione. Le protagoniste sono due orchesse perché, se poco sappiamo degli orchi come razza, ancora meno sappiamo delle orchesse come personaggi individuali. 

201905 Kitty small - Una rivisitazione della figura dell'orco: onore e dialogo tra specie
I disegni sono stati fatti dalla stessa autrice


3) Ho notato che nel tuo racconto il problema principale è la mancanza di comunicazione e proprio quando orchi ed elfi trovano un punto in comune che si intuisce un risvolto positivo nella guerra. È corretto il mio pensiero?

La comunicazione è uno dei punti centrali del racconto: orchi ed elfi hanno lingue e culture diverse, l’una incomprensibile all’altra. È solo quando ci si sforza di comprendere l’altro che si può iniziare a risolvere un conflitto. Gli elfi, nella loro hubris, non hanno neppure pensato di compiere questo sforzo, quindi il peso della decisione è ricaduto su Grava. Credo che la sua unica intenzione fosse salvare la sua amica, ma quelle poche parole che è riuscita ad estrapolare hanno messo in moto qualcosa di molto più grande.

201906 Onore small - Una rivisitazione della figura dell'orco: onore e dialogo tra specie

 
4) Parlaci delle tue protagoniste e della loro lotta.

La prima cosa che si vede nel racconto è che le due orchesse non hanno speranza, moriranno sicuramente entro l’alba. Si evince che questa è la situazione di tutta la loro razza, destinata ad essere sterminata entro pochi anni. I tentativi di unificare le tribù per un contrattacco su ampia scala sono inutili, ma Grava e Ronia sentono il dovere di tentare: l’alternativa è restare ferme ad aspettare la morte, un comportamento quasi sacrilego per la loro cultura.

Questo macroconflitto si riflette anche nella loro situazione personale: Grava non può accettare di stare ferma, quindi tenta una mossa disperata che potrebbe salvare almeno l’amica. Il conflitto di Grava è tutto interno: a suo tempo si era nascosta quando avrebbe potuto salvare qualcuno, e adesso non intende ripetere lo stesso errore. Ci sono molte dinamiche in atto: il concetto di onore nella morte, l’agire contro ogni speranza, lo scontro fra paura e affetto.

201905 Kite small - Una rivisitazione della figura dell'orco: onore e dialogo tra specie


5) Hai avuto altre esperienze editoriali?

I pochi racconti brevi che ho scritto non hanno mai visto la luce. In compenso dipingo per il settore ludico e narrativo.


6) Quale genere fantasy preferisci?

Naturalmente il fantasy tradizionale, che credo abbia ancora molto da raccontare. Non nelle grandi saghe epiche o nel classico “viaggio dell’eroe”, ma in storie più intime che hanno a che fare con la crescita dei personaggi in un ambiente non così diverso dal nostro da non potercisi identificare, ma differente quanto basta da dare nuovi spunti.


7) Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Continuare a disegnare, scrivere, e raccontare. Ho decine di progetti in testa, molti correlati alla figura femminile nel fantasy e soprattutto alle orchesse, di cui sono una grande ammiratrice. Intendo realizzare un artbook sulle donne fantasy e una breve raccolta di racconti illustrati, ma non mi fermerò qui. Rimanete sintonizzati!

Rigrazio Maria per aver dedicato del suo tempo a noi!

Personalmente credo che ci dovrebbero essere piú storie che ribaltino tali stereotipi. Certo, c’è la saga degli Orchi di Stan Nicholls e i videogiochi Warcraft e Styx, ma sono una nicchia nel panorama fantastico.


Forse perché è tremendamente difficile umanizzare l’altro e non parlo solo della maggioranza, ma anche tra minoranze vi sono incomprensioni.

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Debora Parisi
Debora Parisi è una studentessa universitaria di giorno e cacciatrice di leggende e mitologie di notte. Da bambina arriva finalista al concorso Anna Bolero, diretto dall'Associazione Culturale Arcizeta di Chivasso. Nel 2019 ha pubblicato racconti per Historica Edizioni, NPS edizioni, Fanucci e Mezzelane Editrice. Gestisce un blog chiamato El micio racconta, un canale youtube intitolato Antro del Drago, che tratta di diversi argomenti, tra cui recensioni di libri, film e videogiochi. Collabora anche con le riviste Upside Down Magazine e Porto Intergalattico, ha collaborato anche con Sci-Fi Pop Culture e Spazio Penultima Frontiera.

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