martedì, 22 Settembre 2020

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Daymare: 1998, quando la passione permette di volare

Recensione di Daymare: 1998

Credenza popolare è che l’italia sia un Paese per niente impegnato nella creazione di videogiochi. E invece mai assunto fu più sbagliato.

Prova lampante sono i ragazzi di Invader Studio che con il loro Daymare: 1998 hanno realizzato un qualcosa che non ti aspetti da un team di sole 10 persone.


Parliamoci chiaro, il gioco presenta diversi problemi, ma rilascia passione da ogni pixel.

Passione: una parola fondamentale per Daymare che nasce come remake FanMade di Resident Evil 2, ma poi è mutato in un gioco diverso, ma comunque influenzato dal titolo Capcom.


Il gioco racconta di un invasione zombi nella cittadina di Keen Sight. La trama, che utilizza stilemi e cliché tipici del mondo horror, viene vista da diverse prospettive. Infatti il giocatore indosserà i panni di tre diversi protagonisti, che gli permetteranno di avere visioni diverse dell’ambiente in cui sono calati.

Unica pecca dell’impianto narrativo è la troppa fretta nel raccontare gli eventi. Molto spesso il clima orrorifico viene spezzato dalla velocità narrativa. Ma nel compenso la storia fila, con personaggi ben caratterizzati.

Daymare 1998 Raven Town Illustration 960x428 - Daymare: 1998, quando la passione permette di volare

Il sistema di gioco che si rifà a quello di RE2, introduce e rinnova alcune meccaniche. Tra queste, quella che risulta più gradevole a livello di gameplay è la possibilità di cambiare modalità di ricarica, permettendo di scegliere tra una lenta e una veloce. Questo permette di agire in base alla situazione e di ponderare ogni singola mossa.

L’inventario sarà un altro elemento di cui tenere conto, ponendo il giocatore a tenerlo costantemente d’occhio e a controllare le risorse a sua disposizione. Il sistema di questo, risulta ben fatto.

Nel gioco sono presenti anche diversi enigmi. Questi risultano ben fatti, sono avvincenti e danno il giusto grado di soddisfazione alla loro risoluzione.

Il gioco graficamente è dove si presenta più vulnerabile. I modelli degli zombi non sono molti e vengono riproposti molto frequentemente. Oltretutto le animazioni facciali risultano molto macchinose. Ma questo non compromette il gioco, anche perché la cura degli ambienti è elevata.


Daymare: 1998 nel complesso risulta essere un’esperienza gradevole e coinvolgente. I ragazzi di Invader hanno ancora molta strada da fare, ma per essere il loro primo passo siamo su un buon livello.

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