domenica, 29 Marzo 2020

Videogiochi

Demonheart recensione: quanto vale un cuore di demone?

Come decostruire la romance con un villain

Salve a tutti, sono una fan delle visual novel, mi piacciono troppo e credo che questa mia predilezione si sia percepita anche nella mia recensione sulla demo di Until September.

Oggi parlerò di una visual novel che in un certo senso decostruisce le store romantiche stile otome. Partiamo subito dal presupposto che Demonheart è un gioco dark fantasy, quindi con tematiche molto cupe: avremmo omicidi, tentativi di stupro, sangue, budella, follia e demoni. Quest’ultimi sono a mio parere il vero cuore della saga.


Da quel che ho capito, la visual novel è il retelling di unaprima versione dove c’erano molte differenze, ad esempio una scena di stuproche non poteva essere evitata, per fortuna con la correzione hanno dato unalinfa nuova alla struttura della storia.

Una curiosità è che mentre questo gioco è a tutti gli effetti un’avventura grafica, il sequel ha caratteristiche più RPG, con uno stile molto simile a quello ai primi Final Fantasy o Pillars of Eternity.


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Ma di cosa parla Demonheart? Bright, la nostra protagonista, viene scelta, assieme ad altri concorrenti, dalla maga Orchid per diventare sua assistente. Dopo varie prove di selezionamento, Orchid sceglierà la protagonista e quest’ultima verrà catapultata in un guaio terribile: la sua maestra muore misteriosamente e lei verrà incolpata del suo omicidio. La nostra protagonista non sarà sola, perché una potente presenza demoniaca si interessa alle sue attività e la sua voce le entra nella mente nei momenti più inappropriati.

Ci sono anche altri personaggi, come Sir Brash, cavaliere malvagio con un debole per Bright, e Ari, strega apprendista sedotta da cattive influenze.

Iniziamo dal presupposto che quasi tutti i personaggi della storia sono volontariamente fuori di testa, veramente, l’unico essere che si salva è il gatto di Orchid. Sembra che l’autrice voglia mostrarti cosa significhi realmente mettersi con una personalità malvagia o comunque instabile, distrugge il romanticismo per mostrare quel che è in realtà: una relazione tossica.

Aggiungendo che siamo in una società simil medioevale,quindi con morali differenti dalle nostre.

I personaggi sono ben costruiti. Parlando dellaprotagonista, vi è un sistema di moralità che indica la personalità di Bright:buona/diplomatica, malvagia/diplomatica, buona/insolente e malvagia/insolente.A mio parere comunque è un sistema troppo semplicistico, però è carino vederecome il ritratto di Bright cambi.

Sir Brash è un individuo che più che malvagio, direi disturbato: c’è un motivo se è così, ma non voglio rovinarvelo. Brash è un uomo che non sa rapportarsi con gli altri ed è costantemente aggressivo, in un certo senso ricorda Sandor del Trono di Spade: una persona traumatizzata dal mondo, che però può ritrovare un po’ di bontà se vuole.

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Non sembra anche voi la famosa scena tra Sandor e Sansa nel libro? XD

Poi c’è Raze, un mezzo demone mellifluo, carismatico e seducente. Accompagnerà Bright per tutto il viaggio, sviluppando per lei un’insana ossessione. A mio parere, Raze mescola il suo bisogno d’amore, soprattutto materno, passioni sessuali. Bright è quindi un surrogato sia della madre che non ha mai conosciuto, sia della compagna che desidererebbe. Lui soffre per eccellenza del complesso di Edipo.

Ari è una ragazza dolce, vittima di violenza psicologica dalla sua mentore e amante. Nonostante sembri l’opzione romantica più “sana”, ha dei momenti disturbanti anche lei, come quando mostra fascino per l’inferno oppure che sia ancora innamorata della sua maestra, nonostante gli abusi subiti.

La grafica è meravigliosa e faccio i mieicomplimenti a chi l’ha disegnata e progettata. Ho apprezzato l’introduzione deiDemonheart, una specie di Highlander ma con sangue demoniaco. A differenza dei mezzidemoni,che sono immortali sotto tutti i punti di vista, i Demonheart hanno un fattorerigenerante spaventoso (potrebbero far compagnia a Deadpool) e il loroinvecchiamento rallenta (però muoiono lo stesso di vecchiaia).

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Ci sono tre controindicazioni: la prima che possono essere uccisi o dal fuoco o da altri Demonheart, infatti quest’ultimi possono assorbire i poterei dei loro simili mangiandone il cuore. La seconda è che comunque sentono dolore, sebbene abbiano un’alta resistenza. Terzo è che sono sterili.

Ma come si diventa un cuore di demone? Simangia carne demoniaca o il cuore di un altro Demonheart.

La trama presenta diversi colpi di scena e non aspettatevi momenti dolci: ogni volta che abbasserete la guardia ci sarà un tradimento o un morto. In un certo senso si avvicinerebbe alle atmosfere de Il Trono di Spade.

Come detto in precedenza, le storie d’amorenascono per essere malate o problematiche, non aspettatevi il romanticismotipico di chi “normalizza” gli antagonisti. Ci saranno scene forti,manipolazione e altro. Però posso dire che i personaggi possono compiere unosviluppo caratteriale, dipende dalle situazioni e dalle azioni dellaprotagonista.

Ora passiamo ai lati negativi: la traduzioneitaliana. È quasi perfetta, ma perché non tradurre “Demonspawn” in proleinfernale o prole demoniaca e “Demonheart” in cuore di demone o cuoredemoniaco? L’hanno fatto in Dragon Age, non vedo perché non possano farlo anchequi.

Inoltre penso che lo sviluppo caratteriale delpersonaggio di Sir Brash sia troppo breve, per dire avrei preferito allungareun po’ per mostrare i suoi sentimenti contrastanti verso Bright.


Nonostante ciò, Demonheart è una visual novel che consiglio, soprattutto per gli vuole rompere lo stereotipo degli otome e vedere anche atmosfere cupe e fantastiche.

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Debora Parisi
Debora Parisi è una studentessa universitaria di giorno e cacciatrice di leggende e mitologie di notte. Da bambina arriva finalista al concorso Anna Bolero, diretto dall'Associazione Culturale Arcizeta di Chivasso. Nel 2019 ha pubblicato racconti per Historica Edizioni, NPS edizioni, Fanucci e Mezzelane Editrice. Gestisce un blog chiamato El micio racconta, un canale youtube intitolato Antro del Drago, che tratta di diversi argomenti, tra cui recensioni di libri, film e videogiochi. Collabora anche con le riviste Upside Down Magazine e Porto Intergalattico, ha collaborato anche con Sci-Fi Pop Culture e Spazio Penultima Frontiera.

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