lunedì, 21 Ottobre 2019

Videogiochi

“Eliza” un videogioco che fa riflettere su ciò che vogliamo davvero

Un titolo assolutamente da recuperare (anche per me) che fa riflettere riguardo al progresso tecnologico e su ciò che riteniamo positivo

Ormai agosto è passato, l’estate sta finendo e l’autunno è alle porte. Il mese scorso però, mi sono perso l’uscita di un videogioco che ho tutta l’intenzione di recuperare.

Il titolo in questione è Eliza. Disponibile su Steam (soltanto in lingua inglese) a 12,49€. Sviluppato e pubblicato dalla Zachtronics, famosa per i suoi puzzle games procedurali come Infinifactory e Opus Magnum. Il nuovo videogioco è invece un genere da loro mai provato: una visual novel. In parole povere un gioco in cui scorri dei testi e in cui ti concentri interamente sulla trama, con una ristretta o addirittura assente interazione. Si potranno infatti soltanto fare alcune scelte di dialogo che però non porteranno ad alcun cambio consistente di trama.


header - "Eliza" un videogioco che fa riflettere su ciò che vogliamo davvero

Ciò che mi ha colpito di più è stata proprio la trama, colonna portante di questo genere di videogiochi.

Prima però facciamo una premessa. Nel 1960 (nel mondo reale) ci fu un primo tentativo di creare un computer con la capacità di parlare con un essere umano in maniera naturale. Il progetto era stato chiamato ELIZA.
ELIZA non era una vera e proprio intelligenza artificiale quanto più un bot, poichè non poteva imparare, ma soltanto rispondere alla persona attraverso parole chiave e pattern di discorso inseriti dall’utente. La cosa interessante è che i creatori del progetto avevano deciso di inserire un pattern di risposte all’interno del bot che prendeva in giro ciò che si credeva essere il tipico approccio degli psicoterapeuti, cioè di rispondere ai pazienti con domande.


GNU Emacs ELIZA example - "Eliza" un videogioco che fa riflettere su ciò che vogliamo davvero
Immagine del progetto originale

Nel videogioco questo super scherzone avvenuto nella realtà, lo hanno preso ed evoluto. Infatti qui Eliza funziona davvero come terapista, in un futuro a mio dire distopico. Il programma di Eliza raccoglie i dati comunicati dagli utenti durante le sedute e si sforza di capire come poterli aiutare e come rendere il mondo un posto migliore. Questo almeno in teoria. Si sa come vanno a finire queste cose.

Evelyn, protagonista della storia, non è molto convinta di questa nuova tecnologia. La ragazza era stata il capo ingegnere nell’azienda Skandha, la compagnia creatrice di Eliza. Ha dovuto però abbandonare il suo lavoro anni prima, a causa della depressione, con cui combatte ormai da 3 anni.
Una persona quindi che sa cosa si prova a convivere con un disturbo mentale e comprende così che forse questa Eliza non è la risposta a tutti i problemi.

Trailer del gioco

Il gioco dall’inizio alla fine da quello che ho capito, è tutto una riflessione riguardo le nuove tecnologie e di dove queste ultime ci stanno portando. Il progresso tecnologico non è infatti sempre sinonimo di “progresso” in positivo.

La tecnologia fa ormai parte delle nostre vite da molto tempo e da una parte va bene così. Grazie ai PC, ai cellulari, a internet possiamo fare tantissime cose che prima non ci potevamo neanche sognare. L’uomo ha potuto, in questo modo, collegare virtualmente tutto il mondo. Cosa sicuramente molto positiva.

Il problema sorge quando con la tecnologia si rischia di cancellare “l’umanità“, il contatto umano, interpersonale. Ne ho parlato giusto ieri in questo articolo (qui sotto). Il contatto umano, i rapporti tra di noi sono ciò che ci rende umani e senza quello non siamo molto.

Cosa succede nel momento in cui una figura come lo psicologo/psicoterapeuta viene sostituito da una macchina? Una figura così tipicamente umana? Forse diventa meno fallibile, potrà commettere meno errori riguardo le diagnosi o sul come dare aiuto al paziente. Forse, ma non ne sono così certo. Queste figure si basano sulla perfetta dose di distacco e di calore umano. Sentire una persona che dall’altra parte ti ascolta e ti comprende è qualcosa di terapeutico ed è proprio questo che serve. Venire ascoltati da ciò che sappiamo essere una macchina, quali tipi di ripercussioni potrebbe avere sulla nostra mente? La sensazione di non essere ascoltati o di avere risposte poco sincere possono portare una persona già instabile ad avere reazioni negative e a peggiorare ancora di più nella loro condizione. Farli chiudere ancora di più dentro il loro guscio vuoto. Forse a queste domande avrò una risposta giocando al titolo.

Il progresso tecnologico ha i suoi lati positivi e questo lo sappiamo bene tutti, ma ad un certo punto bisogna sapere dove fermarsi per il bene dell’uomo stesso.

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Lo stesso autore del gioco, Matthew Seiji Burns, è genuinamente interessato a capire non soltanto dove le AI (Artificial Intelligence) ci stanno portando e perchè, ma anche sul fatto che forse dovremmo fermarci un attimo per capire quali siano altre possibili destinazioni che noi come razza umana e non come tecnocrati potremmo preferire.

Insomma un gioco creato da una persona molto interessata al problema che ci regala il suo punto vista e ci fa vedere attraverso il suo sguardo ciò che pensa e ci permette di riflettere su ciò che vogliamo o dovremmo volere noi, come esseri umani.


Eliza finisce dritta nella mia lista dei desideri su Steam e spero di potervi portare presto una recensione.

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Scritto da Luca Brajato

Luca Brajato
Appassionato della psiche umana unisco questo mio interesse alle altre mie passioni: videogiochi, anime e manga. Sono uno scrittore in erba alla continua ricerca di ispirazione.

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