giovedì, 2 Luglio 2020

Videogiochi

Il caso Devotion: quando auto censura e condiscendenza rovinano un titolo

Una riflessione sul caso del videogioco Devotion, un titolo autocensurato e ritirato da Steam dagli stessi sviluppatori.

Devotion è un titolo sviluppato dalla casa di sviluppo thailandese Red Candle. Devotion è un ottimo titolo horror (secondo molte recensioni), ambientato negli anni ’80, in cui sono presenti molti elementi della cultura e del folklore thailandese. Rilasciato su Steam il 19 febbraio di quest’anno e rimosso dallo stesso pochi giorno dopo, il 26 febbraio.

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Ma perché questa scomparsa dalla piattaforma? A ritirarlo è stata la stessa Red Candle, per un motivo che contiene a mio avviso vari punti su cui riflettere e che rende quindi la notizia incredibilmente interessante.


All’interno del titolo è presente un elemento artistico (artist asset) che sarebbe un riferimento nascosto che compara il presidente della Cina Xi Jingping a Winnie The pooh. Uno scherzo quest’ultimo contro la legge in Cina. Nel momento in cui questo elemento è stato scoperto dai giocatori cinesi è iniziata una shit-storm epocale nelle recensioni del gioco. La casa di sviluppo si è subito messa in moto per rimuovere questo elemento grazie ad una patch, ma non è bastato. La pioggia di commenti negativi è infatti continuata e Red Candle, resosi conto che non si sarebbe fermata ha deciso di ritirare il gioco dalla piattaforma di Steam. Un po’ forse per difendersi, un po’ forse anche per disperazione.

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Questo sarebbe l’asset incriminato

È interessante però la risposta che gli sviluppatori hanno dato ai giocatori: “Abbiamo commesso un errore madornale e non professionale durante la produzione del gioco. Ci rattrista vedere come l’attenzione dei giocatori si sia subito spostata drasticamente su questo errore.” Red Candle ha poi concluso la propria dichiarazione con la speranza che i fan diano una seconda chance agli sviluppatori, spiegando che il loro obiettivo era solo quello di “creare un grande gioco“.


Il tempo è passato e le cose sono andate avanti ma non si sono risolte. La Red Candle ha infatti deciso di non reinserire il gioco su Steam, per ora. Un punto di una sua lunga ed esaustiva dichiarazione riguardo all’argomento cita: “Mentre la mediazione è ancora in corso, i co-fondatori di Red Candle hanno raggiunto la decisione unanime di non rilasciare nuovamente Devotion in tempi vicini. Per prevenire equivoci non necessari“. E continua: “Se in futuro, il pubblico sarà disposto a vederlo razionalmente e ci darà la possibilità di ricostruire la fiducia con loro, Red Candle riconsidererà la propria scelta“.

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Questa la dichiarazione completa, dal loro profilo Twitter ufficiale

Quello che trovo interessante della notizia è come l’azienda di sviluppo abbia gestito la situazione. Subito dopo la scoperta di questo asset, la Red Candle ha messo immediatamente le mani avanti, dichiarando che questa presenza nel gioco fosse un semplice errore, una svista. Senza neanche spiegare la situazione, far capire magari, che era un elemento mal interpretato o altro. E dall’altra parte, non ha neanche preso posizione con fermezza ignorando la fan base cinese (tantissimi utenti di molti altri Paesi avevano acquistato il gioco) lasciando il gioco su Steam. Cosa che secondo me avrebbe dovuto fare. Perché ognuno è libero di esprimere ciò che vuole. Perché diciamocelo, in parte penso che questo asset sia stato messo lì almeno un po’ volutamente. E come scherzo è anche davvero molto leggero.

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Simbolo della casa di sviluppo Red Candle

L’altro punto su cui voglio soffermarmi riguarda la reazione dei videogiocatori cinesi. So bene che la Cina non è famosa per la sua libertà di espressione o di opinione ed è forse questo che spinge la popolazione a non tollerare questo tipo di liberalismo anche nei media provenienti da altre parti del mondo. Però voglio dire, rovinare la reputazione di una casa di sviluppo, distruggere il loro primo gioco pubblicato su Steam con commenti sgradevoli che non giudicano neanche il gioco, mi sembra davvero esagerato. E poi molto fastidioso e degradante per degli sviluppatori, come dichiarato da loro stessi, vedere come l’attenzione si sia immediatamente spostata su un dettaglio di poco conto, piuttosto che sulla qualità del videogame nella sua interezza. Qualità ottima poi, secondo gran parte delle recensioni.

Qui abbiamo un perfetto esempio di come una commistione di riverenza nei confronti dei fan (a tratti esagerata) e un’autocensura forte abbiano creato una situazione di stallo e di disagio per una casa di sviluppo emergente.

Gli errori capitano, ma la libertà di opinione non è un errore.


E voi, cosa ne pensate di questa vicenda?

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Luca Brajato
Appassionato della psiche umana unisco questo mio interesse alle altre mie passioni: videogiochi, anime e manga. Sono uno scrittore in erba alla continua ricerca di ispirazione.

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