venerdì, 19 Luglio 2019

Videogiochi

Il gioco che ho amato ancora prima di giocarlo: The Last Of Us (recensione)

La mia personale recensione di The Last Of Us, un bellissimo videogioco con due protagonisti incredibilmente affascinanti e ricchi di sfaccettature.

220px Video Game Cover The Last of Us - Il gioco che ho amato ancora prima di giocarlo: The Last Of Us (recensione)

The Last of Us è un videogioco action-adventure sviluppato da Naughty Dog e pubblicato da Sony Interactive Entertainment nel 2016. Rilasciato come uno degli ultimi titoli per PlayStation 3, che portava allo stremo le potenzialità di questa console. È stata poi rilasciata una remastered per PlayStation 4, in modo da poter far godere ai possessori di quest’ultima questa piccola perla, con molti miglioramenti grafici e 60 frame (fissi?) al secondo e il DLC che parla del passato di Ellie incluso nel gioco.

So bene di aver spesso scritto articoli riguardo al mio incredibile hype per The Last Of Us Parte II e su quanto ritenessi The Last Of Us un videogioco grandioso. In realtà però, io questo titolo non lo avevo mai giocato. Parlavo comunque con cognizione di causa, dato che mi ero innamorato del gioco attraverso vari gameplay di vari Youtuber che lo avevano giocato ed analizzato nei minimi dettagli sia da un punto di vista di gameplay che di trama.


Finalmente però, dopo tanto tempo, qualche settimana fa ho avuto l’occasione di comprare il gioco e finalmente di giocarlo, finendolo nel giro di qualche giorno.

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The Last Of Us è un titolo che potrebbe sembrare a tratti banale: la solita solfa della malattia infettiva che decima la popolazione trasformando tutti quanti in esseri mostruosi e pericolosi e il protagonista che deve sopravvivere e quasi sempre ci riesce. Questo gioco è però in realtà molto di più.

Il titolo è ambientato in un futuro post-apocalittico, in cui la vita ha ormai un nuovo ritmo, dove la natura ha ripeso possesso delle strutture create dall’uomo e in cui ognuno prova a sopravvivere come può. La devastazione della Terra è data da un virus, il Cordyceps sviluppatosi e diffusosi ad una velocità allarmante. In questo idilliaco sfondo si dipanano le vicende di Joel ed Ellie.


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La storia si concentra infatti dapprima sul protagonista: il suo vissuto e le sue emozioni. Un uomo ormai di mezza età che ha perso tutto per colpa di questa epidemia. Una persona che ha vissuto l’inizio dell’infezione e che deve convivere con un lutto che non ha mai superato.

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Joel

È una persona che ha perso la fiducia nel mondo e nelle persone, apatico e freddo verso tutti. Si è costruito un muro spesso ed invalicabile attorno alla sua persona per proteggersi da ciò che lo circonda. Joel vuole estraniarsi completamente da qualsiasi tipo di emozione, per evitare di vivere quelle negative. Si priva della gioia, dei sorrisi, della felicità per la paura di provare tristezza, angoscia, disperazione, non capendo che queste ultime sono necessarie e a volte belle quanto le prime.

Ad un certo punto del gioco a Joel e alla sua compagna di viaggio Tess viene affidato il compito di trasportare una ragazzina di nome Ellie in uno specifico accampamento delle Luci. Le Luci sono un’organizzazione dissidente nata contro l’esercito, poco dopo l’intervento di quest’ultimo nel tentativo di arginare il problema dell’epidemia, fallendo miseramente.

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Joel e Tess

Le Luci sono capeggiate da Marlene, una donna con un forte rapporto emotivo con Ellie. Marlene era infatti la migliore amica della madre di Ellie alla quale ha promesso di prendersi cura della figlia, dopo la sua morte.

Ellie è l’altro personaggio protagonista del gioco, profondo e sfaccettato quanto Joel. La ragazza ha a malapena 14 anni e non ha mai vissuto in un mondo diverso da quello ormai infettato. Questa è l’unica realtà che conosce e durante il viaggio che affronta con Joel potremo notare il suo stupore nello scoprire come vivevano le persone prima del disastro.

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Ellie

In una scena specifica che mi ha molto colpito, Ellie osserva una vetrina con all’interno un poster di una ragazza in bikini incredibilmente magra. La piccola allora stupita chiede a Joel se per caso ai suoi tempi ci fosse mancanza di cibo come ora, data la magrezza di questa persona. L’uomo con aria stupita e anche un po’ divertita le dice che di cibo ce n’era in abbondanza, ma molti preferivano non mangiare. Ellie ci rimane genuinamente male e fatica non poco a crederci. In questa scena e anche in altre simili, possiamo notare un vero e proprio confronto generazionale però un po’ particolare: un confronto generazionale post-apocalittico.

Ormai i giovani hanno una nuova concezione del mondo e diverse priorità rispetto a quelle dei giovani del mondo ormai passato.

Durante tutto il titolo, dall’inizio alla fine, potremo osservare lo sviluppo emotivo, psicologico e caratteriale dei due protagonisti. Scopriremo i loro punti deboli e i loro punti di forza, come muteranno i loro sentimenti l’uno per l’altra e di come la compagnia reciproca li faccia evolvere psicologicamente ed emotivamente verso una nuova concezione della vita.

Se volete saperne di più su questa parte psicologica all’interno del titolo e su alcune mie personali riflessioni, vi rimando all’editoriale che scriverò per la rubrica: La psicologia nei videogiochi. Stay tuned!

Il mio precedente editoriale sul videogioco: The Binding Of Isaac

Dopo aver parlato della trama, possiamo dare spazio al gameplay vero e proprio. I comandi sono abbastanza intuitivi, i classici di un TPS, comodi e funzionali a parte qualche piccola scelta che non condivido. Come il dover tenere premuto X per cambiare arma negli slot. Poco comodo e a tratti fastidioso. Per non parlare poi dei comandi del nuoto, sarò io scemo, ma erano poco responsivi e difficili da gestire. Joel si muoveva un po’ per i cavoli suoi, nonostante io gli dicessi di andare in determinate direzioni. Per il resto però, direi che è promosso.

Un altro dettaglio fastidioso che ho notato è che un paio di sequenze sono davvero troppo buie. Io ho giocato con le tapparelle chiuse, nel buio più totale e, nonostante questo, ancora facevo fatica a vedere, malgrado avessi anche la torcia accesa nel gioco. Sì, la luminosità era settata bene. In particolare in una sequenza con un Bloater in una fogna, tra buio e spore, non vedevo assolutamente nulla. Sono andato alla cieca in pratica. Un’altra piccola critica che devo fare è invece sui punti di ripristino dopo la morte, alcuni sono un po’ poco curati, messi un po’ a caso e fastidiosi.

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Joel e un Bloater

Dal punto di vista grafico è meraviglioso: ultradettagliato, i volti sono curati al massimo, super espressivi, cosa che serve tantissimo in questo titolo, dato che la componente emozionale dei protagonisti è molto importante. Le ambientazioni sono suggestive, affascinanti e ben curate.

Il DLC: Left Behind non l’ho ancora finito, ma posso dire che per ora rispecchia tutte le qualità del titolo principale (sia dal punto di vista di gameplay che di trama), andando a concentrarsi sul passato di Ellie e sul suo particolare rapporto con Riley, la sua migliore amica. Approfondirò anche questo DLC nel mio editoriale.

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Riley ed Ellie

Insomma alla fine dei conti, confermo il mio amore per questo titolo, soprattutto sotto il punto di vista della trama e delle caratterizzazione dei personaggi. Qualche pecca invece dal punto di vista del gameplay, ma perdonabilissima.


Un titolo quindi ovviamente altamente consigliato a tutti quei videogiocatori che vogliono vivere una storia piena di emozioni.

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Luca Brajato
Appassionato della psiche umana unisco questo mio interesse alle altre mie passioni: videogiochi, anime e manga. Sono uno scrittore in erba alla continua ricerca di ispirazione.

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