venerdì, 19 Luglio 2019

Videogiochi

La censura nei videogiochi per me non è un male da estirpare, ma un bene da saper usare

Varie personali riflessioni sul ruolo della censura nei videogiochi e non solo

La censura è un argomento spinoso in generale, che sia nei film, nelle serie tv o in qualsiasi altro media. Nel momento però in cui questa censura tocca i videogiochi, ogni buon videogiocatore rizza le antenne, si informa e si crea un’opinione sul da farsi.

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Shuntaro Furukawa

Questo avviene non soltanto per i videogiocatori ma anche per quelle personalità di spessore nel mondo videoludico come per esempio Shuntaro Furukawa, presidente Nintendo. Quest’ultimo infatti ha dichiarato che secondo lui la censura è un male per i videogiochi e limita la libertà espressiva e creativa degli sviluppatori.


Per me Furukawa ha ragione. È ovvio che la censura porti inevitabilmente a limitare la totale libertà che uno sviluppatore dovrebbe avere nei confronti di una propria creazione, però, qual è il limite?

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Prendiamo qualche esempio. Ora non voglio fare paragoni troppo azzardati, ma per me i videogiochi sono una forma d’arte che valgono tanto quanto un dipinto o una statua. Parlando di queste ultime, io non ricordo che nessuna statua sia mai stata censurata in tempi recenti. Le chiappette della Venere Callipigia (letteralmente “dalle belle natiche” dal greco kalòs=bello e pygè=natica. Grazie Liceo Classico) le vediamo tutti e nessuno si scandalizza giustamente. Invece parlando di un avvenimento recente, Sony ha pensato che fosse una buona idea censurare il culetto di un personaggio femminile presente in una scena di Devil May Cry 5. (Nella versione PS4 ovviamente). Ma vi sembra normale? Un gioco PEGI 18 e Sony decide che bisogna censurare due chiappe? Follia allo stato puro e su questo concordano con me la maggioranza dei giocatori per fortuna.

Su questo sono d’accordo, cioè un gioco è PEGI 18, quindi possono esserci presenti nudità e anche molto altro all’interno del titolo senza che nessuno possa proprio permettersi di dire niente.


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Prima e dopo la censura

La musica cambia però, secondo me, in determinati frangenti. Per spiegarvi vi porto ad esempio un altro avvenimento accaduto abbastanza recentemente: il caso del gioco “Rape Day“. Questo titolo è stato eliminato da Steam poco dopo la sua pubblicazione poiché non in linea con le politiche del sito. La colonna portante di questo gioco infatti era lo stupro. Per poter andare avanti nel gioco e nella “trama” lo scopo del giocatore era stuprare la maggioranza dei personaggi femminili.

Ora, quello che ha fatto Steam possiamo definirla una specie di censura sì, perchè non ha voluto quel titolo sulla sua piattaforma, negando quindi anche la sua fruizione a molti videogiocatori. Una censura qui però che ritengo giusta.

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Una scena del gioco “Rape Day”

Ecco qual è il limite di cui vi parlavo prima. Un atto sessuale, un omicidio, il nudo, anche uno stupro sì, vanno benissimo all’interno di un media, anche videoludico, ma vanno bene nel momento in cui sono contestualizzati e utili ai fini di una trama ben pensata. Creare un titolo che ha come scopo soltanto quello di stuprare a gratis le persone deve e ripeto DEVE essere censurato/eliminato secondo me. Anzi, meglio, non dovrebbe proprio esistere da principio. Ma questo vale per me in ogni media, che sia chiaro: un film, un gioco, una serie, qualsiasi cosa.

La censura è un male se mal usata ed abusata, ma ce n’è bisogno. Semplicemente, come tutte le cose, bisogna usarla nella giusta misura, nei giusti contesti e senza mai esagerare.


P.S. Sì ok, non faccio troppo il rompino, un po’ di nudo aggratis, maschile e femminile, non fa male a nessuno, sono d’accordo, ma solo quello.

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Luca Brajato
Appassionato della psiche umana unisco questo mio interesse alle altre mie passioni: videogiochi, anime e manga. Sono uno scrittore in erba alla continua ricerca di ispirazione.

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