mercoledì, 11 20 Dicembre19

Videogiochi

La mia storia attraverso i videogiochi (con mini recensioni a gratis)

Una carrellata di titoli e console che hanno fatto parte della mia crescita

L’8 marzodell’ormai abbastanza lontano 1998 nacqui io. Alle 6 del mattino, già a farcapire a tutti che avrei rotto le palle (scusate il francesismo) sin da subito.

Dopo questa decisamente non doverosa premessa, possiamo iniziare a parlare del fulcro di questo articolo: la mia storia raccontata attraverso i videogiochi. Ovviamente da appena nato non potevo mettermi davanti ad una tv o ad un pc per giocare, ma mio padre lo poteva fare.


Mio padre è sempre stato un appassionato di tecnologia, non perdeva mai un uscita del caro e vecchio Win Magazine e aveva manuali su manuali riguardo i pc dell’epoca e i nuovi progressi tecnologici. Inoltre non si fece mancare il primo Game Boy Color e il NES con cui giocava insieme a mia madre. Entrambe console di cui mia madre ha deciso di sbarazzarsi poi più avanti chissà per quale motivo, per cui non ho potuto godermele.

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NES

Per questo motivo appena io e mia sorella abbiamo appreso tutte le capacità base della vita, un pc a testa ci aspettava sulla nostra scrivania comune. Un PC, uno di quelli ormai vetusti, grigi, tristi, con 50 metri di retro schermo. Su cui girava quel bellissimo windows Xp.


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Su quei pc giocavamo a tantissimi giochi, in particolare quelli della Disney, giochini da niente, per bambini, come: Aladdin, A bug’s life, Paperino e altri. E poi il gioco impossibile: Tomb Raider: the angel of darkness. Noi infatti non lo abbiamo mai finito, lo vedevamo come un ostacolo davvero invalicabile. Questi sono tutti giochi che ho tutt’ora, vicino ai miei videogame per Xbox 360 e PS4.

Oltre ai PC in camera mia avevo una magica PlayStation 1, che uso tutt’ora. Diciamo che io riuscivo ad usarla quando mia sorella non era in giro, perchè appena entrava in possesso della console, essendo lei la sorella maggiore era tutto un: “E’ bello anche guardarmi giocare dai, dopo giochi tu” o “Tieni tu farai il giocatore 2”. Si, lo ammetto era comunque divertente vederla giocare, però giocare, avere il joystick tra le mani era decisamente meglio.

Poi vogliamoparlare del logo che appariva all’accensione? Non lo potrò mai dimenticare, unricordo più emozionante che la prima pedalata senza rotelle in bicicletta.

L’intro iniziale di cui parlavo sopra

Sulla Play 1 avevamo giochi come: Tarzan, This is football (a cui giocavo sempre solo io e i giocatori avevano tutti la stessa faccia con tipo 10 pixel contati), Bust a Groove, e Crash Bandicoot, il primo. Insomma si, mi sono perso tutte le perle come Metal Gear Solid e Silent Hill, ma capitemi ero abbastanza piccolo.

Dopo le nostre numerose richieste i nostri genitori ci fecero trovare anche due Game Boy. La versione rossa di Mario per me e la versione dorata di Zelda per mia sorella. Noi che Zelda nemmeno sapevamo chi fosse e men che meno sapevamo chi fosse Link.

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Kingdom Hearts Chain of Memories fu uno dei primi giochi che comprammo e per noi sembrava davvero di una difficoltà insormontabile. Ripeto, eravamo piccoli, abbiate pietà. Il gioco Rayman 3 troneggiava in quel periodo, ci piaceva molto, tanto che litigavamo spesso per chi dovesse avere la cartuccia per primo.

Altri giochi di poca carica storica si sono susseguiti nella mia infanzia durante il periodo Game Boy: Lilo & Stich, Dragon Ball GT Transformation e tanti altri. Per me però erano tutti giochi bellissimi, che mi rendevano felice e mi divertivano tra una sfuriata e l’altra per un livello troppo complicato o per mia sorella che non voleva cedermi una cartuccia.

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Il primo Nintendo DS fu il passo obbligato che venne dopo. Il primo gioco fu Nintendogs con cui era in bundle e io essendo appassionato di cani fin da piccolo in pochissimo tempo avevo raggiunto il cap di cani che si potevano avere e ci passavo le ore. Dopo aver passato la fase Nintendogs arrivarono finalmente le prime giocate a giochi degni del loro nome come: Il professor Layton ed Ace Attorney.

Il professor Layton e il paese dei misteri”, un gioco bellissimo, il primo di una serie meravigliosa. Un affascinante professore inglese con un cilindro in testa, accompagnato dal suo fedele discepolo in cerca di misteri da risolvere, cosa si può volere di più dalla vita? Non un Lucano, grazie. Il professor Layton è una saga fantastica, che non smette mai di stupire con un gameplay intuitivo e mai noioso e con storie mai ripetitive e sempre avvincenti.

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E lo stesso posso dire di Ace Attorney: un avvocato in erba, Phoenix Wright che non ha paura di mettersi in gioco per portare giustizia. Una saga anche questa che merita di essere giocata. Un gioco che come il professor Layton e come quasi tutti i titoli della grande N non invecchiano mai.

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Apriamo una parentesi sulla bellissima remastered di Mario 64 che era uscita per il Nintendo e che io avevo ma che all’epoca non mi piaceva per niente, non linciatemi vi prego. Preferivo di gran lunga il classico platform 2D a scorrimento che era New Nintendo Mario Bros.

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Ora, nonostante io non sia così vecchio i ricordi sono già un po’ confusi e i tempi non sono del tutto delineati perfettamente nella mia mente, quindi vi dirò semplicemente che avevo una PlayStation 2, non mi ricordo quando arrivò nè nulla, ma la ricordo. E ancora con la memoria che proprio oggi non vuole aiutarmi vi riporterò come giochi soltanto: PES 2008, che amavo e sui cui ero davvero un pro e il gioco ufficiale delle Olimpiadi di Atene 2004, lo adoravo, ero drogato di quel gioco.

Con l’aiuto delle magiche offerte di GameStop arrivò poi il turno dell’Xbox 360. Riportammo indietro la PS2 e tutti i giochi per avere l’allora da poco uscita Xbox 360 in bundle insieme ad Halo 4 e il primo reboot di Tomb Raider.

Il primo reboot di Tomb Raider, l’ho finito almeno almeno 7-8 volte, le ultime volte ovviamente alla difficoltà massima. Lo ammetto, mi ero innamorato e no, non delle tette e del culo di Lara Croft, ma del gioco. Nuovo, fresco, interessante, con una Lara più lamentosa, ma almeno un po’ meno finta e super umana. Una Lara con le sue paure e insicurezze che però nonostante tutto si fa forza e affronta le difficoltà. Con un gameplay curato, ambientazioni interessanti e una trama affascinante, in bilico tra realtà e fantasia.

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Halo 4 l’ho giochicchiato ma non mi ha mai entusiasmato, lo abbandonai così sullo scaffale, andando alla ricerca di altro, trovando, sempre dal fedele Game Stop tra i giochi usati a prezzi stellari, Fallout 3. No. E’ un no grosso come una casa: movimenti e comandi legnosi, storia carina ma nulla di più. Insomma non sono riuscito ad arrivare molto lontano, anche perchè sarò io imbranato, ma lo trovai e lo trovo tutt’ora davvero molto difficile.

Game Stop mi regalò comunque altre soddisfazioni come Assassin’s Creed. Mi innamorai della saga: questi misteriosi assassini fedeli al loro credo, in questo connubio continuo tra storia e fantasia, tra presente e passato. Questa unione di personaggi e avvenimenti realmente accaduti con vicende e protagonisti di fantasia mi ha sempre affascinato e Assassin’s creed ne era l’emblema. I capitoli ambientati in Italia sono stati i miei preferiti. Diciamo pure che era tutto molto bello, l’unica cosa su cui peccava era il gameplay, a volte un po’ scarno, meccaniche un po’ ripetitive, un sistema di combattimento che lasciava un po’ a desiderare però alla fine dei conti titoli godibilissimi che valgono la pena di essere giocati. Per ora sono fermo ad Assassin’s creed Black Flag, ma conto sicuramente di giocarli tutti.

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Grazie all’Xbox 360 è iniziata la mia vera passione per i videogiochi e da lì non mi sono più fermato. Addirittura ero così fiero della mia passione e di alcuni giochi fantastici che avevo giocato che decisi di portare come tesina al liceo classico il tema: I videogiochi e la loro cultura. Avevo capito l’importanza, la grandezza e le mille sfaccettature di questo incredibile universo che sono i Videogiochi.

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Oltre all’Xbox 360 sicuramente il PC ha dato il suo grande contributo. Il primo gioco di spessore che giocai sul mio PC portatile fu Life Is Strange, tutt’ora il mio secondo gioco preferito in assoluto. Nessuna storia mi aveva mai emozionato tanto prima d’ora, un tipo di gioco innovativo e affascinante, in cui le tue scelte influiscono sugli avvenimenti; con la meccanica del poter tornare indietro nel tempo a nostro piacimento che rendeva il tutto ancora più dinamico e godibile. Insomma Max e Chloe e la Dontnod rimarranno per sempre nel mio cuore.

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Dopo aver giocato Life Is Strange e aver portato il povero PC portatile al massimo delle sue capacità capii che dovevo ridimensionarmi e cercare giochi poco dispendiosi sul piano delle caratteristiche richieste. Arrivato a questa conclusione provai ad andare all’origine del genere a cui apparteneva Life Is Strange: un’avventura grafica moderna, di nuova generazione. Arrivai così all’avventura grafica di stampo classico, il punta e clicca.

E chi ha da sempre avuto il monopolio di bravura sulle avventure grafiche? ovviamente la Lucas Arts. Ho recuperato il capolavoro che fu e che è tutt’ora Grim Fandango e l’ho adorato, come lo sta adorando la mia fidanzata. Un titolo che riesce ad affrontare temi tanto consistenti come la morte con un’eleganza invidiabile, un’ambientazione anni ‘20 che affascina sempre e una storia avvincente con un protagonista pieno di sfaccettature e una storia da dannato che lo rende ancora più affascinante. Un capolavoro è dire poco.

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Sulla mia libreria Steam non manca poi il caro e vecchio The Secret of Monkey Island, e il suo successore Monkey Island 2 che aspettano solo di essere giocati. Ho poi giocato anche a Day of the tentacles: bellissimo, irriverente e divertente, innovativo e geniale.

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Citando capolavori degli anni ‘90 (non della Lucas Arts però) non mi sono fatto mancare una delle opere più disturbanti e forti che abbia mai giocato: I have no mouth and i must scream. Un avventura punta e clicca con un altissimo livello di difficoltà e una trama ambientata in un futuro distopico in cui una macchina senziente creata per gestire le guerre incessanti degli esseri umani ha ormai preso il controllo, dopo essere riuscita ad avere coscienza di sè. La macchina ha iniziato a pensare e come dice lei stessa: “Cogito ergo sum” (penso e quindi sono), sviluppando un odio letale per la razza umana e decidendo di sterminarla, salvando solo 5 esemplari rappresentativi dell’ormai estinta razza unicamente per torturarli, con i loro stessi ricordi.

Mai nessungioco mi ha fatto riflettere come questo, ogni parola, ogni gesto diventanopunti di riflessione: su ciò che siamo, su ciò che l’uomo ha da sempre fatto equale sia il confine tra il giusto e lo sbagliato, tra il male e il bene. Enonostante sia un’opera del 1995, non smetterà mai di essere attuale.

Andando avanti, non mi sono fermato alla casa videoludica più famosa del genere, andando a cercare successori all’altezza. E almeno una l’ho trovata: La Daedelics, una casa di produzione tedesca. Con la trilogia di Deponia hanno fatto un capolavoro: un gioco divertente, con una grafica cartonesca e un protagonista antipatico e pieno di sè, a cui non puoi fare a meno di volere un bene dell’anima. Una caratterizzazione dei personaggi da fare invidia a qualsiasi tripla A, ambientato su un pianeta terra futuristico, ormai pieno di spazzatura dove vivono i reietti, da cui il nostro protagonista Rufus vuole scappare, per raggiungere Elysium, la città nel cielo, dove vivono i ricchi tra mille agi.

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C’è dietroun lavoro mastodontico, per degli scenari dettagliati e un gameplay intuitivo efresco, rinnovando un po’ la formula del punta e clicca senza però uscire dallatradizione.

Se dovessipoi star qua a elencare tutti i giochi indie che trovereste sulla mia libreriasteam potrei stare qui ore a raccontarvi come li ho adorati quasi tutti, unoper uno ma qui non posso. Forse in un altro articolo lo farò.

L’ultima arrivata fu invece la Play Station 4, il mio regalo di maturità, da cui sono passati ormai due anni. Il primo gioco su ps4 fu The Raise of the Tomb Raider, secondo reboot della serie. Mi piacque molto meno rispetto al primo, ma fu comunque molto godibile. Insieme alla remastered di Crash Bandicoot. Fu un colpo al cuore rivedere i livelli che vedevo giocare a mia sorella su PS1 e fu ancora più emozionante finalmente riuscire a giocarli senza il suo monopolio!

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Qualche tempo dopo prenotai la Deluxe Edition digitale di Life Is Strange: Before the Storm e lo amai alla follia. Questo è il mio gioco preferito in assoluto, il numero uno. Racconta la storia di Chloe prima del ritorno di Max ad Arcadia Bay. Una Chloe non molto diversa ma sicuramente più debole e insicura, impaurita dal pensiero di essere e rimanere sola. L’incontro con Rachel la cambierà non poco, facendole scoprire sè stessa e la forza che ha dentro. Il gioco è caratterizzato da nuove scelte di gameplay accostate a vecchie meccaniche del gioco precedente, insieme ad un palese miglioramento grafico. Un gioco assolutamente da non perdere.

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Da lì in poi si susseguirono vari giochi, qualcuno più memorabile, altri meno come Detroit: Become Human su cui avevo riposto tantissima fiducia ma che poi alla fine dei conti non ho apprezzato più di tanto. Tantissima possibilità di scelta, tantissimi scenari possibili, forse troppi. Un comparto grafico sicuramente invidiabile, una storia discretamente affascinante, poco innovativa però secondo me. E insomma alla fine dei conti sicuramente un bel gioco che però non mi ha particolarmente entusiasmato e sinceramente mi è dispiaciuto.

220px Horizon Zero Dawn - La mia storia attraverso i videogiochi (con mini recensioni a gratis)

Altre veloci citazioni di giochi: Bioshock la trilogia, Sleeping dogs, Inside, Journey, Dragon Age: Inquisition, il primo che ho giocato della saga e che ho molto apprezzato; Horizon Zero Dawn, con una trama fantastica e originale, piena di spunti filosofici e una grafica spacca mascella; quanti minuti ho perso ad osservare il cielo, i cambi di luce, magia pura.

Altro gioco di cui sono tutt’ora innamorato è Last Day of June. Io credo di non aver mai pianto tanto per un gioco (non ho pianto così tanto neanche per Life is strange e Life is strange: before the storm ed è dire tanto, credetemi). Una storia struggente di un amore forte che va ben oltre la promessa: “finchè morte non ci separi”. Un amore che trascende la vita e la morte, la storia d’amore che tutti vorremmo e di cui tutti abbiamo paura.

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Il gioco ècaratterizzato da un gameplay molto semplice come anche il comparto grafico,molto basilare ma sicuramente molto carino e suggestivo. La storia è la colonnaportante di quest’opera, raccontata senza l’utilizzo delle parole ma soloattraverso le basilari espressioni facciali dei protagonisti e i lorolinguaggio fatto di versi di disperazione, di gioia, e tante altre emozioni.

E indovinateun po’? Il gioco è stato prodotto da uno sviluppatore italiano. Possiamo quindivantarci del fatto che un nostro compatriota abbia creato un capolavoro di talelevatura e sinceramente, non potevo esserne più fiero.

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E siamo finalmente arrivati alla conclusione della mia storia. I giochi hanno fatto parte della mia vita e sicuramente continueranno a farne parte finchè potrò permettermelo perchè penso siano uno dei mezzi di comunicazione più potenti su questa terra. Mi hanno regalato gioie e dolori, mi hanno fatto ridere e piangere, mi hanno reso felice o immensamente triste e ogni volta non potevo esserne che contento. Nel momento in cui un qualcosa, in questo caso un videogioco ti suscita un’emozione, bella o brutta che sia, non può che essere una cosa positiva. Le emozioni sono il carburante della nostra vita e noi abbiamo bisogno di reperirlo continuamente, chi lo fa attraverso i libri, chi attraverso i film, le serie tv, i fumetti, io lo faccio principalmente attraverso i videogiochi.

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I videogiochi ci permettono di scoprire nuovi mondi, di vivere nuove vite, di esplorare nuovi universi e di viaggiare con la fantasia. E i videogame non sono solo questo, per me almeno hanno anche rappresentato un’occasione per litigare, ma soprattutto per stare insieme e condividere bei momenti con mia sorella e con i miei amici. Anche i videogiochi in parte mi hanno reso ciò che sono oggi e non ne potrei essere più felice.


“I videogiochi sono uno strumento che ci permette di entrare in contatto con altri universi. Grazie ai supporti tecnologici è quindi possibile sperimentare qualcosa che va ben oltre il mondo reale. È come quando si legge un libro appassionante, ma lo stesso effetto si può provare quando si ascolta della musica oppure si guarda un film. Allo stesso modo, attraverso i videogiochi si può entrare in contatto con degli universi paralleli, ma soprattutto si può vivere questa esperienza in modo più coinvolgente e personale. I videogiochi hanno questa forza” – Kazunori Yamauchi, padre di Gran Turismo.

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Luca Brajato
Appassionato della psiche umana unisco questo mio interesse alle altre mie passioni: videogiochi, anime e manga. Sono uno scrittore in erba alla continua ricerca di ispirazione.

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