domenica, 18 Agosto 2019

Videogiochi

La psicologia nei videogiochi: The Binding Of Isaac

Una riflessione personale sulla complessità dell’aspetto psicologico all’interno di questo titolo.

Ogni videogioco ha dei protagonisti, dei personaggi che gravitano intorno alla storia principale o che la vivono sulla propria pelle. Ognuno di questi personaggi è una persona, un semplice essere umano (o circa) come noi. Gli ideatori dei nostri protagonisti preferiti sono a loro volta persone. Esseri umani con una storia alle spalle e un vissuto emotivo e psicologico. Ognuno di loro inserisce quindi del suo in ogni singolo personaggio che crea, inventando a propria volta un nuovo vissuto per i personaggi stessi.

Noi possiamo vedere soltanto la superficie e parte di ciò che in realtà provano i protagonisti. Possiamo soltanto, attraverso le vicende che vivono e le parole che dicono, cercare di comprendere il loro vissuto più profondo e capire realmente che tipo di persone siano e cosa le ha rese ciò che sono.


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La loro psicologia è parte integrante della trama e del gioco stesso. Noi viviamo il mondo di gioco attraverso gli occhi dei protagonisti, i loro pensieri e la loro psiche. Soltanto in parte la nostra di psiche e personalità ci permettono di dare un’interpretazione della storia. La maggior parte del lavoro infatti la fa la caratterizzazione psicologica dei personaggi.

Oggi vi voglio parlare proprio di questo: la psicologia all’interno dei videogiochi, andare a spiegare a modo mio la complessità psicologica dei protagonisti di alcuni giochi da me giocati: ciò che sono riuscito a comprendere e decifrare grazie alle mie conoscenze ed impressioni e spesso una buona dose di immedesimazione.


Partiamo da un gioco che può sembrare incredibilmente semplice e poco complesso da un punto di vista di trama: The Binding Of Isaac.

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Il titolo è del genere roguelike realizzato da Edmund McMillen e Florian Himsl. Uscito nel 2011, con continui aggiornamenti fino ad arrivare a tempi più recenti. Disponibile per tutte le console e PC.

La storia dell’opera non è mai in effetti esplicitata completamente, in molti hanno infatti creato teorie e supposizioni sul perchè e per come avvengano determinati avvenimenti.

L’input della storia è l’unica cosa su cui siamo certi: una donna incredibilmente attaccata alla religione cristiana, sente la chiamata del Signore durante la visione di un broadcasting cristiano. Questa voce le dice che suo figlio Isaac è sul punto di diventare un peccatore e deve essere salvato. La donna quindi requisisce al bambino tutti i suoi giocattoli. Ancora però non è abbastanza, allora dopo averlo spogliato di tutti i vestiti e dopo averlo rasato, lo rinchiude nella propria stanza. Non è però ancora abbastanza. Un’ultima chiamata le dice di uccidere suo figlio, perché ormai è diventato un peccatore senza possibilità di salvezza se non attraverso l’espiazione nella morte.

Il prologo della storia

La madre prende così un coltello ed entra nella camera del figlio. Il piccolo, spaventato ed impaurito, cerca una via fuga, trovandola in una botola apparsa all’interno di un antro nella sua cameretta. Da qui il gioco ha inizio.

Notate le similitudini con la storia di Isacco presente nella Bibbia? Non per caso il titolo del gioco è The Binding of Isaac.

Questo però è soltanto l’input che dà il via a tutto il gioco. Il finale di questa storia non è uno solo però. I finali sono infatti multipli e vengono sbloccati uno alla volta a seconda di quante volte si completa il titolo e di quali boss uccidiamo nelle determinate run. I finali non sono pochi e molti sono poco chiari: spesso metaforici e di non facile interpretazione.

Il gioco in soldoni, si basa sul dover sconfiggere una sequela enorme di determinati mostri che hanno l’obiettivo di ucciderci. Incontreremo bambini deformi e piangenti, creature demoniache, i peccati capitali o i 4 cavalieri dell’Apocalisse e molto altro ancora. Ma tutti questi esseri mostruosi non sono altro che frutto dell’immaginazione del nostro piccolo protagonista. Sono tutte le sue paure ed insicurezze condensante e rappresentate in questi spazi angusti in cui dovremo combattere le sue inquietanti proiezioni.

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Uno screenshot di gioco

Isaac è un bambino problematico che ha dovuto subire tanto nella sua infanzia: abusi soprattutto psicologici provenienti da una madre insicura e fortemente credente, incapace di capire che un bambino non può ancora comprendere i concetti di religiosità e peccato. La madre stessa, viene presentata come una donna con svariati problemi psicologici e di personalità. Non ci viene mai fatto sapere il nome di questa persona e ciò non è che un altro dettaglio che ci fa notare come la sua figura sia sfocata e non delineata, una donna affranta ed incapace di reagire, che ha perso i lineamenti del suo stesso essere. Potremo capire i motivi di questi suoi disagi grazie ad un finale specifico del titolo.

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Isaac

Questo gioco ci fa entrare nella psiche di un bambino abusato e fragile, ci fa capire come un piccolo essere umano razionalizza eventi che non riesce a comprendere: attraverso la fantasia. Una fantasia distorta ed inquietante che rispecchia il tipo di ambiente ostile in cui è dovuto crescere.

Anche le citazioni alla religione sono molte, e spesso ricorrenti, e sappiamo come psicologia e religione siano da sempre strettamente collegate. La religione, nata come appiglio per l’uomo, incapace di accettare una vita senza uno scopo ma soprattutto con una fine.

La donna viene plagiata dalla religione e non ha le forze di ribattere contro di essa, neanche quando le ordina di uccidere il figlio. Probabilmente per proteggersi dai propri problemi e dalle proprie debolezze, si è rifugiata così fortemente nella sua idea di religione, pronta a tutto pur di non farsi abbandonare da essa. Segue infatti gli ordini di una voce inesistente che ha probabilmente creato lei stessa, segno di una forte scissione di personalità o più semplicemente sintomo di schizofrenia.

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La madre di Isaac

Isaac non può nulla contro un tale problema e si rifugia quindi nel suo piccolo mondo, nonostante questo sia probabilmente pure peggiore della realtà. Nella fantasia del piccolo vediamo tutti i suoi problemi prendere vita in maniera metaforica e a volte anche meno metaforica.

Uno dei nemici principali della storia è “la mamma” che urla continuamente il nostro nome prima di provare ad ucciderci con un pestone. La madre è diventata ormai un nemico, ma un nemico da sconfiggere per gioco o una minaccia da uccidere realmente? Forse questo non lo sa neanche Isaac.

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La stanza del patto con gli angeli

Dall’altra parte abbiamo anche tutti i simboli religiosi e antireligiosi che rappresentano la presunta corruzione di Isaac, di cui sua madre voleva sbarazzarsi. Il piccolo sente il peso del peccato addosso, senza neanche sapere cosa sia. E’ possibile infatti ottenere dei patti con Satana all’interno del titolo e saremo liberi di accettarli o meno. Come sono allo stesso modo presenti patti con gli angeli.

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Porta che conduce al patto con Satana

Il bimbo vive in una specie di dualismo in cui male e bene sono facce della stessa medaglia e viene data a lui, ancora incapace di scindere le due cose, la decisione di quale scegliere (sceglie il giocatore ovvio, ma è il protagonista che accetta le conseguenze). Noi giocatori viviamo con lui il suo incubo ed è veramente affascinante. Siamo trascinati in un vortice di paura e confusione.

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Hey! It’s me Satan!

Isaac non è poi il solo personaggio giocabile all’interno del titolo, è possibile infatti selezionarne anche altri come: Sansone, Maddalena, Lazzaro, Azazel e altri ancora. Come potete notare sono tutti nomi di personaggi biblici o comunque di figure religiose. Ognuno con una caratteristica peculiare: Sansone per esempio più danni riceve più diventa forte, oppure Lazzaro resusciterà dopo la prima morte. Caratteristiche che vanno a confermare proprio il loro essere veramente quei determinati personaggi biblici. Non sono un caso i loro nomi.

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Tutti i personaggi giocabili all’interno del titolo

Ognuno di essi non è però che Isaac con dei costumi. Il bambino è infatti ancora convinto di giocare, con la possibilità di mascherarsi e diventare chi vuole.

Questa è soltanto la superficie di un iceberg fatto di angoscia e paura che rappresenta ciò che è The Binding Of Isaac. Purtroppo infatti per andare più a fondo, dovrò per forza di cose fare spoiler, parlando dei vari boss che incontreremo e dei vari finali dell’opera. Da ora in poi ci saranno quindi spoiler, a vostra discrezione se andare avanti o meno.

SPOILER!!!!!!

Partiamo parlando dei livelli. Ad ogni livello scenderemo sempre più in basso all’interno di questo angusto spazio sottostante la botola da cui Isaac è caduto all’inizio. Arriveremo molto in profondità fino a quando, dopo aver sconfitto “la mamma”, ci ritroveremo nel suo utero. Un’altra fortissima metafora, riguardante probabilmente un rapporto malato e morboso tra madre e figlio, un cordone ombelicale di frustrazione e sensi di colpa mai reciso.

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La stanza del boss “Cuore di mamma” all’interno dell’utero della stessa

Man mano che andremo poi avanti con i livelli dovremo sconfiggere vari boss principali come: Satana o L’agnello, noi stessi in forma di angelo o il Blue Baby, quello che penso sia la rappresentazione del nostro cadavere e tanti altri ancora.

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“The Lamb” (L’agnello)

Alla fine di un determinato percorso quindi Issac si ritroverà a combattere contro se stesso, con il proprio “bravo bambino” interiore, uccidendolo una volta per tutte e accettando una corruzione dei principi, senza neanche rendersene conto. Dall’altra parte invece con un altro percorso finirà per uccidere Satana, il corruttore principale, nemico di Dio, scegliendo quindi la via di una redenzione metaforica, accontentando così la madre.

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Isaac in forma di angelo

Ogni singolo elemento di questo titolo, compresi i nemici e i boss sono la rappresentazione metaforica di elementi fisici, psicologici o religiosi. Ditemi voi ora se non è geniale questo.

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Il Blue Baby

Parlando dei finali invece, vi andrò semplicemente ad esporre l’idea che mi sono fatto della storia nella sua interezza, comparando i vari finali con le parti iniziali della trama.

Possiamo vedere attraverso una clip finale, che ci racconta gli eventi attraverso delle foto, che la madre del protagonista è stata per qualche motivo lasciata dal proprio partner, probabilmente marito. Il motivo forse è quello di un possibile aborto, o la morte di una figlia, avvenuto tempo dopo la nascita di Isaac. Un uomo incapace di accettare un evento così terribile e tanto meno di stare accanto ad una donna affranta e distrutta, che ha perso ormai una parte di lei.

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In questo modo la psiche della donna va presto in frantumi, convinta di essere nel torto, di avere delle colpe in quella situazione. Decide così inconsciamente o forse no di incolpare il piccolo Isaac di queste disgrazie, cominciando ad abusare psicologicamente e fisicamente di lui e rifugiandosi con tutta se stessa nell’unica cosa che le dà sicurezza: Dio.

Alla fine, arriva ad una cieca obbedienza verso una rappresentazione mentale dei suoi sensi di colpa ed insicurezze che ha traslato nella voce immaginaria di un Dio (altrettanto immaginario), arrivando a cercare di uccidere il figlio per liberarlo dal peccato e liberarsi del suo capro espiatorio in una specie di catarsi. La donna viene presa da un completo raptus, incontrollabile e dettato da un momento di pura pazzia. Il bambino non vedendo via di scampo scende davvero in una specie di cantina dove trova un vecchio baule in cui si rifugia.

Il prologo e tutti i finali del titolo. Dal minuto 8:20 trovate l’ultimo finale. Brividi…

Il baule però una volta chiusosi non si può più riaprire dall’interno o forse il bambino non ha le forze per farlo. A questo punto quindi, la madre non trovandolo rinuncia alla sua missione, riprendendo piano piano coscienza di sé. Durante questo processo però gli eventi appena accaduti vengono completamente rimossi dai suoi ricordi. La donna non ricorda ciò che è accaduto, probabilmente per un processo di eliminazione da parte del cervello come forma di autodifesa.

A questo punto, non ricordandosi nulla, la madre di Isaac non trova più il proprio figlio. Credendo quindi che sia scappato o peggio rapito, decide di creare dei manifesti da appendere per le strade con la scritta: scomparso. Nel frattempo però il bambino è ancora in quel baule che sta per trasformarsi ormai nella sua tomba.

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In uno dei finali infatti, vediamo Isaac dentro il baule che respira sempre più affannosamente fino a che davanti ad uno schermo completamente nero, non sentiamo più nulla.

Isaac è un gioco profondo e complesso, ricco di chiavi di lettura, accomunate soltanto da una delle parti più affascinanti e spaventose degli esseri umani: la psiche.

P.S. Vi lascio qui due immagini bonus:

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A sinistra la mia cover a tema The Binding Of Isaac. A destra il mio tatuaggio in minima parte ispirato anche al gioco.

Sì, The Binding Of Isaac è uno dei miei giochi preferiti in assoluto.

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Luca Brajato
Appassionato della psiche umana unisco questo mio interesse alle altre mie passioni: videogiochi, anime e manga. Sono uno scrittore in erba alla continua ricerca di ispirazione.

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