mercoledì, 21 Agosto 2019

Videogiochi

La psicologia nei videogiochi: The Last Of US

Un’analisi psicologica personale dei protagonisti e dell’universo di questo meraviglioso titolo videoludico.

The Last of Us è un videogioco sviluppato da Naugthy Dog nel 2013 di genere action adventure, pubblicato da Sony in esclusiva PS3. Successivamente è stata creata una remastered per PS4 che comprendeva il DLC: Left Behind.

La trama del titolo è uno dei soliti classici: un futuro post apocalittico, causato da un’epidemia portata da un virus chiamato Cordyceps. Quest’ultimo intacca il cervello facendo impazzire chi è stato infettato dopo qualche ora e lo rende affamato di carne, facendo sparire del tutto la persona che era l’infetto.


Ci sono quattro stadi di infezione, dal primo: i runner, da poco infettati, in grado di vedere e molto veloci; gli stalker dopo un anno di infezione, il fungo del virus cresce sui loro volti, solitamente attaccano di sorpresa dal loro nascondiglio; i clicker (chiamati così perché emettono un suono simile ad un click) dopo 4 anni di infezione, il loro intero volto è ricoperto dal fungo del cordyceps che leva loro la vista ma li rende particolarmente aggressivi; abbiamo infine i bloater, dopo 10 anni di infezione il fungo si riproduce in tutto il corpo andando ad aumentare la corporatura dell’infetto, rilasciano inoltre delle spore del virus per difendersi ed attaccare.

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Il protagonista assoluto del gioco è Joel, un uomo che ha vissuto il declino del mondo dal suo principio e che vive ormai da 20 anni in questo distopico futuro. Joel è un uomo freddo, distante, di poche parole. Si è rinchiuso dentro un muro impenetrabile per colpa di una brutta esperienza che lo ha segnato e che continua a tormentarlo. 


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Tess

A Joel, ad un certo punto del titolo, si affianca Ellie, una ragazzina di dodici anni che gli viene affidata, in cambio di armi, per portarla ad un accampamento delle Luci, un’organizzazione antigovernativa che ricerca la cura per questo morbo. A capo delle Luci troviamo Marlene, la donna che ha cresciuto la piccola Ellie dopo la morte della madre di quest’ultima. Ed è proprio Marlene ad affidare la ragazzina al vecchio Joel, in quel momento in coppia con Tess, unica sua amica fidata. 

Ellie è la seconda protagonista del gioco, ed è una ragazzina che non conosce altro mondo che quello infetto. È nata infatti nel bel mezzo di questo periodo. Ellie è una persona fortificata dalla situazione in cui fin da piccola si è ritrovata, sicura delle sue capacità e lasciatemi passare il termine, altamente cazzuta. Anche se ovviamente anche lei nasconde le sue debolezze

The Last of Us Remastered - La psicologia nei videogiochi: The Last Of US
Joel ed Ellie

Il giocatore in tutto ciò prenderà le parti di Joel, guidandolo nelle varie peripezie che dovrà affrontare insieme alla ragazzina per arrivare alla meta. 

Voglio qui aprire un attimo una parentesi su quello che ritengo un elemento incredibilmente affascinante all’interno del videogioco, quello che io chiamo: confronto generazionale post-apocalittico. Ve ne ho già parlato brevemente nella mia recensione del gioco che trovate qui sotto.

In questo editoriale voglio però approfondirlo leggermente. Partiamo dalla situazione particolare per poi andare sull’argomento generale. Mi autocito (come sono pomposo): “In una scena specifica che mi ha molto colpito, Ellie osserva una vetrina con all’interno un poster di una ragazza in bikini incredibilmente magra. La piccola allora stupita chiede a Joel se per caso ai suoi tempi ci fosse mancanza di cibo come ora, data la magrezza di questa persona. L’uomo con aria stupita e anche un po’ divertita le dice che di cibo ce n’era in abbondanza, ma molti preferivano non mangiare. Ellie ci rimane genuinamente male e fatica non poco a crederci. In questa scena e anche in altre simili, possiamo notare un vero e proprio confronto generazionale però un po’ particolare: un confronto generazionale post-apocalittico.”

Gli scontri generazionali fanno parte della vita e della quotidianità, ma qui ne abbiamo uno davvero molto interessante. Il mondo è stato completamente stravolto, andando a creare un nuovo modo di vivere e un nuovo concetto di civiltà (di cui parerò dopo). Le nuove generazioni si devono adattare ad un nuova modalità di esistenza, andandosi così a creare una discrepanza di idee e atteggiamenti che non sempre si riesce a colmare. Quest’ultima però è anche la stessa che porta ad un confronto e ad una influenza reciproca (sia positiva che negativa) tra le due generazioni. 

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Questo è un po’ il quadro generale del titolo. Quello che voglio fare però in questo editoriale è analizzare la parte psicologica dei protagonisti dell’opera e la reazione umana ad un cambiamento così drastico, come un’apocalisse, nella quotidianità della vita. Partiamo proprio da quest’ultimo punto.

La mente umana di solito si fossilizza su un particolare modo di fare. Quando trova quello più conveniente e funzionale, lo usa sempre, a volte in maniera anche errata. Questa in soldoni è l’abitudine, un meccanismo che va ad intaccare la maggior parte delle nostre azioni quotidiane. Pensate ora a come reagireste voi e la vostra mente ad un drastico cambiamento come quello avvenuto nell’universo di The Last Of Us. Da un giorno all’altro un virus si espande per tutto il globo decimando la popolazione ed annullando ogni dettame di civiltà e umanità.

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Una ambientazione di gioco

La pazzia è un’opzione vagliabile e altamente probabile, mentre dall’altra parte troviamo l’istinto alla sopravvivenza. L’essere umano si aggrappa alla vita in maniera spasmodica, più degli altri mammiferi animali, nonostante sia un istinto comune a tutti. L’essere umano ha infatti la capacità cognitiva di creare sotterfugi e anche di peggio, pur di poter continuare a vivere. Il gioco ce ne dà degli esempi lampanti, in particolare verso la fine. 

Quando il cervello ritrova in questi nuovi modi di fare l’abitudine di cui parlavamo prima, si assuefa e continua su questa strada. Diventa il nuovo modo di fare conveniente e funzionale e poco importa se include violenza, odio ed indifferenza.

Guardate la società odierna. I telegiornali ci propinano notizie giornaliere sulla morte di miliardi di persone, omicidi, stupri, violenze di ogni sorta, la cultura dell’egoismo più smodato, senza dare a queste ultime il giusto peso. Questo è la perfetta strategia per assuefare il cervello a questo tipo di comportamenti. Continuare a sottoporcele giornalmente ci fa cadere nel baratro dell’indifferenza senza che noi ce ne accorgiamo. 

The Last Of Us Violenza - La psicologia nei videogiochi: The Last Of US
Joel intento ad uccidere un uomo

Lo stesso vale come meccanismo anche in The Last Of Us. Nel momento in cui la maggioranza delle persone adotta un determinato atteggiamento, giusto o sbagliato che sia, e gli altri lo vedono continuamente, l’assuefazione è dietro l’angolo e porta inesorabilmente all’indifferenza

Esistono ovviamente le eccezioni che in questo caso ritroviamo in Joel ed Ellie ed anche comunque in altri personaggi che incontriamo durante il nostro viaggio.  

Badate bene, non è in alcun modo il virus ad aver portato al futuro distopico in cui è ambientato The Last Of Us, ma bensì l’instabilità mentale portata da una situazione sconvolgente come questa unita all’indifferenza perpetrata e alla paura della morte

In questo contesto psicologico si inseriscono poi ovviamente i nostri protagonisti, intaccati soltanto in parte da questa nuova mentalità e con fardelli che si portano sulle spalle da ben molto tempo prima.

SPOILER!!!

Partiamo dalla figura di Joel (da qui partirà inevitabilmente dello SPOILER!!! poichè per raccontare al meglio devo analizzare tutte le esperienze vissute dai personaggi). Joel è un uomo ormai stanco della vita ma che, nonostante questo, continua ad andare avanti con non poca fatica (istinto di sopravvivenza nonostante tutto? Direi di sì). 

Joel in The Last of Us - La psicologia nei videogiochi: The Last Of US
Joel

All’inizio del gioco abbiamo la possibilità di vedere il reale Joel: un uomo simpatico e disponibile, padre single che vuole un gran bene alla figlia Sarah e che ha fatto di quest’ultima la sua ragione di vita. Nel momento in cui la bambina muore, attenzione, non a causa del virus ma a causa di un soldato che ha eseguito un ordine, il mondo dell’uomo finisce e lui ha bisogno di crearsene uno nuovo, ricominciando così da zero. 

Vogliamo però per un attimo aprire una parentesi su questo soldato? L’epidemia era scoppiata da pochissimo, non erano tutti infetti, molti ancora non lo erano affatto. Poteva benissimo decidere di non sparare ma invece lo ha fatto. Quel soldato aveva paura: paura degli infetti, del suo superiore, tutte paure che si possono andare a riassumere in una sola grande paura: la morte. Anche per lui infatti vigeva già questa nuova modalità di vita: io sopravvivo e questa è l’unica cosa che conta

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Joel e la figlia Sarah nella scena del gioco che si svolge davanti al soldato

Torniamo ora a Joel. L’uomo ha dovuto ricominciare da zero, come dicevo prima, in un mondo del tutto nuovo ed anche lui, a modo suo, ha adottato la nuova modalità di vita, diventando cinico, egoista, chiuso in se stesso, freddo ed indifferente alle situazioni circostanti. Questo suo atteggiamento però, in parte, è stato causato anche dalla sua terribile esperienza, questo lutto che mai avrebbe superato. Per paura infatti di essere ferito nuovamente, l’uomo si è chiuso dentro delle spesse ed alte mura, che secondo lui, lo avrebbero protetto dalle emozioni, dalle sue stesse emozioni.

Il problema di questa protezione sta però nella sua esagerata funzionalità. Joel infatti è sì protetto dalle brutte emozioni: la tristezza, la disperazione, ma questo gli preclude la possibilità anche di fare esperienza delle belle emozioni che secondo lui sono ormai morte insieme alla figlia. Forse è lui stesso a non volerle provare più, magari per una specie di senso di colpa: “non posso più provare quelle emozioni senza mia figlia, mi sembrerebbe di tradirla”. Oppure semplicemente per la convinzione che non sarebbe mai riuscito a provarle nuovamente

L’incontro con Ellie però rovescia le carte in tavola. Joel rivede nella ragazza immediatamente la figura della figlia ed è proprio per questo che il suo rapporto con quest’ultima è caratterizzato inizialmente da freddezza e quasi odio reciproco. L’uomo non vuole in alcun modo creare un rapporto con questa ragazza, per paura di riaprire quella ferita creatasi il giorno della morte della figlia. 

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Ellie

Ellie dal canto suo, in effetti, all’inizio non cerca un rapporto di amicizia. Quello che vuole ottenere è soltanto l’accettazione da parte di una figura che piano piano imparerà ad apprezzare

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Marlene

Ellie è una ragazza incredibilmente sicura di sé dall’esterno, senza paura di niente. In realtà però, al di sotto di questa corazza, nasconde un cuore spaventato dal mondo ed impaurito. La sua corazza è uno strumento difensivo contro la sofferenza che la circonda e che ha vissuto. La giovane ha perso infatti la madre durante il parto, non ha quindi mai potuto conoscerla. È stata poi cresciuta da Marlene, capo delle Luci e migliore amica della madre. Inoltre come possiamo vedere nel DLC Left Behind, Riley, la sua migliore amica, nonché primo amore, è morta a causa di un morso da parte di un infetto.

Le due sono state morse insieme e sarebbero dovute morire “poeticamente insieme” per citare Riley, ma alla fine soltanto quest’ultima si è trasformata ed Ellie l’ha dovuta vedere morire dopo essersi resa conto che lei non si sarebbe mai trasformata. La ragazza è infatti immune al virus e questo è un nuovo peso che la giovane deve portarsi sulle spalle. Una responsabilità enorme per una ragazzina che già è stata obbligata a crescere molto in fretta

Vedere la propria amica trasformarsi e morire è sicuramente stato uno shock difficile da superare che ha creato in Ellie la paura di affezionarsi nuovamente a qualcuno, elemento questo che la accomuna a Joel. Lei non ha tanto paura della malattia, giustamente, ma piuttosto che qualcun’altro possa essere infettato. Non vuole nuovamente sopravvivere a qualcun’altro, ritiene che sia ingiusto il suo essere immune, lei doveva morire insieme a Riley. Questo senso di colpa la seguirà per tutto il tempo di gioco e non le permetterà di viversi appieno nuovi rapporti con le persone. 

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Riley ed Ellie

Il rapporto con Joel, anche per lei inizialmente non doveva significare niente, lui era come un corriere che doveva scortarla. Insomma, un rapporto civile e nulla di più

I due personaggi se avete notato, hanno moltissimi punti in comune: il senso di colpa, la barriera protettiva emotiva che si sono creati. Questo li porterà inevitabilmente a creare alla fine del gioco un rapporto incredibilmente forte, grazie appunto alle esperienze che li accomunano. I due, stando insieme, sono riusciti a dissolvere le reciproche barriere e sono riusciti a vedere l’uno nel cuore dell’altro

Vi riporterò ora qui sotto alcune sequenze di gioco che più mi hanno colpito e mi hanno fatto capire il rapporto psicologico che intercorreva tra i due e non solo.

Ad un certo punto del titolo, verso la metà circa, Joel si rende conto che il rapporto con Ellie si sta evolvendo in qualcosa che non rientrava nei suoi piani. Per questo motivo quando ritrova il fratello Tommy in una città-rifugio chiede proprio a quest’ultimo di prendersi in carico la piccola. Dopo un rifiuto iniziale del fratello, Joel in un primo piano magistrale della regia di gioco dice testuali parole: “Ne ho bisogno”. Nuovo primo piano sul fratello che dallo sguardo fa intere di aver compreso. Joel si sta affezionando troppo e ha bisogno di staccarsi dalla ragazza prima che sia troppo tardi. Il fratello coglie questo richiamo di aiuto e decide così di accettare la richiesta. 

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Joel e suo fratello Tommy

Poco dopo però, in una nuova situazione, Ellie scappa dal rifugio e una volta ritrovata lei e Joel hanno una discussione molto accesa e sicuramente molto profonda. Durante la diatriba, ad un certo, punto Ellie urla a Joel “Io non sono lei”.  Ed è proprio qui che sta il problema in realtà, lei non è la figlia, perché sua figlia è morta e lui lo sa benissimo. Joel non vuole una copia di Sarah, ma non vuole neanche una nuova figlia, perché non sopporterebbe una seconda perdita. L’uomo all’inizio del titolo ha sicuramente ritrovato la figlia morta nella figura di Ellie che però si è poi evoluta nel tempo in qualcosa di nuovo che Joel non sapeva minimamente come gestire.

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Joel e Sarah in una foto presente all’interno del gioco

Passiamo ora ad un’altra sequenza esemplificativa del loro rapporto. Alla fine del gioco Ellie per riuscire a creare un vaccino estratto dal suo cordyceps modificato, dovrebbe essere sacrificata. Morire per un “bene superiore” , ma Joel non ci sta. Quel “bene superiore” è ormai diventato per lui, Ellie. Quel mondo che si è dovuto ricostruire da zero lo ha ritrovato in quella ragazza, finendo così per ignorare completamente il reale mondo che lo circonda. Ormai il gioco è fatto, ormai Joel è fregato: si è affezionato a Ellie come fosse una figlia, una nuova figlia. Quella minacciosa figura è diventata realtà.

Dopo averla salvata e avergli raccontato che era impossibile creare un vaccino da una persona immune, i due tornano alla città-rifugio dove si trova il fratello di Joel. Poco prima dell’arrivo, Ellie ferma l’uomo e gli chiede se la storia che le ha raccontato sia vera. Lui dice di sì e lei risponde “ok”. Il gioco termina.

La scena di cui parlo

Abbiamo un primo piano di Ellie mentre dichiara: “ok”. Un po’ incerto, un po’ fiducioso. La ragazza poco prima di porre la domanda aveva raccontato a Joel la sua storia. Gli aveva spiegato dell’incidente con Riley, facendo intendere all’uomo, con le sue parole, che tutto quello che voleva era salvare le persone dall’infezione. Forse pensava in un modo un po’ infantile di poter “salvare” Riley grazie alla sua immunità al virus, al suo sacrificio per poter trovare una cura. Pensava che forse, in quel modo il suo senso di colpa riguardo la vicenda sarebbe potuto sparire o almeno acquietarsi.

Dopo aver ascoltato le parole di Ellie, la sicurezza di Joel sparisce per un attimo, tornando poco dopo, con un rimasuglio comunque di insicurezza impercettibile nel tono della voce (doppiatori italiani formidabili). Joel ha semplicemente paura di perderla, dopo tutta quella fatica, prima per evitare di affezionarcisi e poi per salvarla ora non può mandare tutto a rotoli con una semplice “risposta sbagliata”.

Però in fondo, io penso che Ellie un po’ lo sapesse che quel “sì” era in realtà una bugia. Nata per creare un nuovo meccanismo di difesa non più per difendere loro come individui ma, ora, loro come coppia

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Ellie nella scena finale

Da come avete potuto notare l’analisi dei due personaggi è inevitabilmente interconnessa. I due durante tutto il gioco si influenzeranno a vicenda sotto tantissimi punti vista: emotivi, etici, ecc. È impossibile analizzarne uno senza prendere in considerazione l’altro. Ad un certo punto del titolo diventano come un’unica entità che si modifica a seconda delle situazioni per sopravvivere. Diventano indivisibili ed inscindibili sotto tutti i punti di vista. Due personaggi creati nel dettaglio singolarmente per risultare perfetti uniti. 


Questi a grandi linee sono i protagonisti di The Last Of Us, complessi e sfaccettati e sicuramente affascinanti. Viverli nel contesto del gioco, con in mano il joystick è sicuramente tutto un altro paio di maniche ed è per questo che vi consiglio altamente di giocare questo titolo, pieno di emozioni e colpi di scena. E non importa se avete letto tutto l’editoriale e vi siete fatti spoiler perché pensate che io ho visto almeno 4 gameplay di 4 yotuber diversi che hanno giocato a questo titolo. Ma nonostante questo io l’ho comprato e l’ho giocato ed è riuscito a regalarmi emozioni che non ero riuscito a provare in precedenza. 

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Luca Brajato
Appassionato della psiche umana unisco questo mio interesse alle altre mie passioni: videogiochi, anime e manga. Sono uno scrittore in erba alla continua ricerca di ispirazione.

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