lunedì, 9 20 Dicembre19

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L’assurdo caso della Blizzard che non va d’accordo con la libertà di parola

Un caso che riguarda la Blizzard e la sua decisione di bannare un pro-player a causa di una semplice dichiarazione

Questo non è un sito che tratta di questione politiche, ma quando accade che il mondo videoludico e la politica si intrecciano allora, possiamo fare un’eccezione.

Stiamo parlando del caso della Blizzard, recentemente accaduto. Partiamo dal principio.


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Bandiera di Hong Kong

Hong Kong è un territorio autonomo appartenente alla Cina. Ha una sua moneta, un sistema politico e una sua identità culturale. Prima di tornare sotto la giurisdizione cinese, nel 1997 il Paese era stato una colonia britannica e, ad oggi, il suo sistema giuridico rispecchia ancora il modello britannico e insiste sulla trasparenza e sul giusto processo. Ormai da qualche giorno però, ad Hong Kong si stanno svolgendo delle rivolte che spesso finiscono per degenerare, causando arresti e feriti. Il motivo di queste rivolte è fondamentalmente la richiesta di una maggiore democrazia all’interno del Paese, troppo schiacciato dalla potenza cinese.

Ng Wai Chung aka “Blitzchung” è invece un pro-player, rappresentante dell’aerea Asia-Pacifica, del famoso gioco di carte Blizzard: Hearthstone. Come sono collegate le due cose? Semplice. Questo giocatore durante un’intervista post-partita ha gridato con convinzione: “Liberate Hong Kong, revolution of our times” (Liberate Hong Kong, la rivoluzione dei nostri tempi).


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A causa di questa dichiarazione il giocatore è stato bannato per un anno dalle attività di gioco e ha dovuto restituire il premio in denaro che aveva vinto durante il campionato, di ben $10.000.

Secondo la Blizzard infatti questo comportamento da parte di Ng Wai Chung sarebbe andato contro una precisa regola dell’azienda: “Partecipare a qualsiasi atto che, secondo esclusiva discrezione di Blizzard, porti a discredito pubblico, offenda una porzione o un gruppo di pubblico o porti qualsivoglia altro tipo di danno all’immagine della Blizzard comporterà una rimozione dalla lega Grandmasters e una riduzione del premio del giocatore ad un totale di $0.

Dopo l’annuncio della decisione, moltissimi giocatori hanno deciso di abbandonare il gioco in segno di protesta, per dimostrare il loro totale disaccordo con tale scelta. In molti hanno criticato l’azienda anche per la sua poca coerenza. Fuori dalla loro sede principale sono infatti presenti due importanti targhe che recitano: “Think Globally” (Pensa globalmente) e “Every Voice Matters” (Ogni voce conta). Davvero Blizzard? Sul serio? Ovvio, ogni voce conta fintanto che non danneggia, anche minimamente, la vostra immagine no?

Non solo i giocatori, ma anche molti dipendenti della stessa Blizzard si sono dimostrati contrariati da tale decisione. Come segno di protesta alcuni impiegati hanno deciso di coprire proprio le targhe di cui ho parlato prima. A dimostrare che, a quanto pare, non valgono poi così tanto e anzi, sono state completamente ignorate le parole riportate sopra.

La libertà di espressione è la cosa più importante che ognuno di noi ha. Vederla punita è qualcosa di veramente ridicolo. Non so bene per quale motivo un’azienda come la Blizzard si sia sentita in dovere di “difendersi” da un normalissimo e semplice ragazzo favorevole ad una determinata lotta.

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“Appagamento: silenzia tutti i servitori con democrazia e aggiunge 5 monete alla tua mano”.

Una persona non può avere paura di esprimere la propria opinione, per quale motivo poi? Perché è bravo in un gioco? Io sono davvero contento del fatto che questo giovane non si sia fatto intimorire e abbia detto la propria su una vicenda che probabilmente lo tocca anche personalmente. Lo stesso Ng Wai Chung ha infatti dichiarato ad IGN: “I expected the decision by Blizzard [to ban me]. I think it’s unfair, but i do respect their decision. I’m not regretful of what i said.” (Mi aspettavo la decisione di Blizzardi di bannarmi. Penso che sia ingiusto, ma rispetto la loro decisione. Non mi pento di ciò che ho detto.)

Non mi metto sicuramente qui a discutere sulla questione rivolte, se siano giuste o sbagliate, o altro, dico solo che, come ho detto prima, ognuno deve essere libero di esprimere la sua opinione senza paura di ripercussioni. In questo caso, anche io come molti altri giocatori condanno l’azione della Blizzard. Mi dispiace solo vedere come un’azienda di tale calibro, votata (soltanto a parole purtroppo) alla libertà di parola abbia commesso un’azione del genere. Possiamo proprio dire che in questo particolare caso l’azienda si è assicurata semplicemente di, perdonatemi il francesismo, “pararsi il culo“.


E voi, cosa ne pensate? Siete d’accordo o contro l’azione della Blizzard?

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Luca Brajato
Appassionato della psiche umana unisco questo mio interesse alle altre mie passioni: videogiochi, anime e manga. Sono uno scrittore in erba alla continua ricerca di ispirazione.

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