giovedì, 26 Novembre 2020

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Shadow of the Tomb Raider: il deludente capitolo finale della saga di reboot

Il terzo e ultimo capitolo della saga reboot di Tomb Raider iniziato nel 2013, che non riesce a reggere neanche lontanamente il confronto con i suoi capitoli precedenti

N.B. L’articolo contiene leggeri spoiler.

Shadow of the Tomb Raider è l’ultimo capitolo della saga di reboot videoludica della giovane archeologa Lara Croft. Iniziata nel 2013 con il titolo Tomb Raider per Xbox360 e seguito da Rise of the Tomb Raider nel 2015. Tutti sviluppati dalla Eidos Montreal congiunta alla Crystal Dynamics e pubblicati da Square Enix.


Non sono mai stato un appassionato della saga storica di Lara Croft che ebbe il suo incredibile successo negli anni novanta fino ad arrivare al 2008. Provai soltanto, quando ero un bambino sui 12-13 anni, Lara Croft: The Angel of Darkness, comprato da mio padre. Probabilmente è da lì che è nato il mio astio, perchè non sono mai riuscito a superare neanche il primo livello. E la cosa mi mandò davvero in bestia. Per questo non gli ho mai più dato una possibilità. Ahimè, ero un bambino rancoroso.

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Nel 2013 però, con una nuova maturità, decisi di riprovare a lanciarmi nel mondo della famosa archeologa grazie al nuovo reboot. Un’idea secondo me perfetta per avvicinare i più giovani ad una saga così iconica e conosciuta. E ha funzionato alla perfezione, almeno per me. Ho adorato il primo capitolo, senza ombra di dubbio. A dimostrarlo il fatto che l’ho finito in tutti i livelli di difficoltà, senza mai annoiarmi.


La presenza di una Lara più umana, emotiva, impaurita, in difficoltà, ha permesso di realizzare un videogioco più immersivo con delle meccaniche di gameplay incredibilmente funzionali e ben bilanciate per un action. Una trama che può fare invidia al miglior Indiana Jones e personaggi ben strutturati. Va bene insomma, dovessi stare qui a tessere le sue lodi, finirei domani.

Peccato però che il confronto, non abbia proprio retto. Si, parlo del confronto con il terzo capitolo: Shadow of the Tomb Raider, che proprio niente ha da spartire con il primo.

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Iniziamo dal principio. Il gioco è stato reso disponibile in Europa il 18 settembre del 2018, per PS4, Xbox One e PC.
In questo nuovo capitolo Lara è nuovamente sulle tracce della Trinità, un’organizzazione che mira al controllo del mondo con metodi poco ortodossi, nonchè causa della morte di suo padre. La giovane è in compagnia del fedele amico Jonah, presente dal primo reboot. I due seguendo gli indizi, si ritrovano in Messico, sulle tracce di alcuni reperti Maya che se nelle mani sbagliate rischiano di cancellare il mondo così come lo conosciamo. Ed è proprio questo l’obbiettivo di Dominguenz, capo di questa particolare spedizione della Trinità.

La trama potenzialmente suona anche interessante. La civiltà Maya, Azteca e simili sono incredibilmente affascinanti e nascondono tantissimi miti e leggende perfetti come soggetti per un videogioco basato su elementi storici/archeologici uniti a elementi sovrannaturali/mistici. Ciò che caratterizza la trama di tutti i Tomb Raider, dall’alba dei tempi e che li rende ciò che sono.

I trailer farlocchi

Il problema in Shadow of The Tomb Raider è però la resa del prodotto finito. Gli elementi portanti vengono raccontati e sviluppati in modo veramente superficiale e sopratutto poco chiaro. Inoltre gli argomenti messi in gioco sono davvero tanti, forse troppi. Dettagli non necessari che gravano sulle spalle della trama principale, confondendo le acque e portando alla perdita del fulcro centrale della storia. Se mi chiedete infatti cosa sia accaduto in questo videogioco, io non ve lo so spiegare molto bene, proprio per mancanza di un filo conduttore chiaro e costante. O forse sono solo io con una bassa soglia dell’attenzione, chi lo sa.

I personaggi poi che gravitano intorno a questa storia sono veramente blandi, poco incisivi, mal caratterizzati. L’unico personaggio realmente interessante e degno di nota di tutta la vicenda è Yaaxil (Ixchel) che vedrete tipo 2 volte in croce in tutto il gioco, ma che alla fine dei conti, risulta perfetta. Con un fascino inquietante, che attrae inevitabilmente lo spettatore in un modo malato. Non è neanche lontanamente un personaggio principale, ma se lo fosse stato avrei rivalutato di gran lunga la prospettiva di trama.

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Yaaxil

I protagonisti reali sono, in confronto, imparagonabili. Dominguenz non ha niente di speciale, un uomo preso da manie di grandezze dovute ad un amore viscerale nei confronti della sua popolazione nativa. Jonah è il solito Johan, grande, grosso, dolce, un po’ imbranato. Poi abbiamo Unuratu, donna forte e indipendente, con un’immensa forza di volontà e amore per il suo popolo. Ma sinceramente, non incide affatto. La dimentichi, ahimè, molto facilmente. Quasi come il figlio Etzli, un ragazzino maturo che è dovuto crescere in fretta e con una grande responsabilità sulle spalle.
E poi…niente, sono finiti. Capisco che un accumulo di personaggi possa risultare spesso inutile e che ha volte less is more, ma qui si esagera. O avevano finito la fantasia o la voglia di lavorare. Punto sulla seconda.

Parlando di personaggi, Lara si troverà spesso a girare in alcuni villaggi, popolati da persone che hanno incredibilmente tutti la stessa faccia e le stesse voci! Mi ha sorpreso che ci fosse una differenza di modello tra uomini e donne. Comprensibile, data la mole di persone che hanno creato (in modo del tutto inutile e non necessario) per popolare i villaggi, ma nel complesso risulta visivamente molto fastidioso.

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In pratica questi villaggi hanno la funzione di zone di raccordo tra le varie sequenze di gioco. Zone in cui la protagonista può fermarsi per un tempo a totale discrezione del giocatore, nel quale può esplorare ed intraprendere missioni secondarie. Queste ultime tutte simili tra loro e non particolarmente entusiasmanti: porta da A a B e vai alla ricerca di oggetti inutili. Insomma anche la decisione di creare questi villaggi non mi è sembrata particolarmente azzeccata nè tantomeno funzionale. Se la loro idea era quella di inserire un elemento, una dinamica innovativa all’interno del titolo, io credo che abbiano fallito miseramente. Nonostante in potenza potesse avere il suo senso. Se solo li avessero sviluppati in maniera più complessa e con quel pizzico di impegno in più.

Paradossalmente la parte più entusiasmante dell’intero titolo sono state la scoperta delle varie Tombe nascoste e i loro enigmi ambientali (completamente assenti durante le sequenze principali di gioco, inconcepibile) e dei vari oggetti e documenti che raccontavano le storie e le leggende dei vari popoli protagonisti. Tutti elementi del tutto secondari, il che rende la mia affermazione poco sopra, un tantino triste ahimè. Se quando arrivi alla fine di un videogioco, ti rendi conto di aver apprezzato di più la qualità dei collezionabili piuttosto che del gioco in sè, direi che è grave.

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Dal punto di vista del gameplay le meccaniche sono rimaste uguali ai precedenti capitoli, con la presenza delle solite scalate, sequenze di parkour selvaggio e utilizzo di arco, pistola, scar e fucile a pompa. Il fiore all’occhiello di questo titolo sono però in teoria le uccisioni stealth. Elemento messo in risalto sin dal primo annuncio del gioco.

Abbiamo infatti la possibilità di nasconderci in un gran numero di posti e con la meccanica del fango, con cui possiamo cospargerci, i nascondigli aumentano. Il problema è però, che spesso come approccio non sembra essere il più funzionale. Le sequenze stealth sono veramente mal fatte e poco curate. Dopo vari tentativi ti passa la voglia e inizi a sparare all’impazzata con uno scar che ha un mirino duro quanto il cemento armato. Sì, perchè nonostante abbia alzato la sensibilità dell’analogico al massimo, il mirino rimaneva incredibilmente duro e difficile da spostare, portandomi spesso a sprecare un intero caricatore contro un albero invece che addosso al nemico a 1 cm di distanza. Snervante è dire poco.

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E menomale che le sequenze di combattimento sono state esigue. Contabili praticamente sulle dita di una sola mano. Il resto del tempo è stato caratterizzato da scampagnate per i vari villaggi e cut scene cinematografiche. Bellissime eh, non c’è che dire, avevano il loro fascino ed erano ben strutturate. Però, scusate, io ho comprato un videogioco, pure action, non un film o simulatore di passeggiata. O mio dio, sto parlando di Death Stranding…quest’ultimo però te lo vendono da principio come film/videogioco/passeggiatore. Shadow of The Tomb Raider te lo vendono come videogioco, action, ribadisco.

E non fatemi parlare della boss fight finale. Penso che sia una della più brutte, fastidiose e poco soddisfacenti che abbia mai visto. Rappezzata e buttata completamente a caso.

Il gioco rimane il solito Tomb Raider, con percorsi prestabiliti, sequenze di combattimento, misteri da risolvere, il solito action insomma (più o meno). Il problema è che qui il titolo sembra stato fatto di fretta, senza alcun tipo di ispirazione nè voglia. Il compitino è stato completato, male per altro, per un gioco di una durata veramente esigua, in cui ho più guardato filmati che giocato. Un addio per la saga dei reboot di Tomb Raider veramente triste e che non rende affatto giustizia ai prodotti precedenti, particolarmente al primo.

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Siamo nel 2020, il titolo è uscito nel 2018. Ormai ci si aspetta una certa qualità da questo tipo di videogiochi. Rendersi conto che un titolo del 2013 (Tomb Raider) è di gran lunga migliore a livello di meccaniche, di sequenze di gameplay, a tratti anche di grafica e di caratterizzazione dei personaggi, è veramente sconcertante. Shadow of The Tomb Raider non mi ha divertito, non mi ha emozionato, non mi ha dato nulla. Non vedevo l’ora di finirlo solo per poter porre fine alla mia agonia e non perchè mi interessasse il procedere della storia, mal raccontata e poco coinvolgente.


Avevo determinate aspettative su questo titolo. Gli sviluppatori sono gli stessi dei precedenti, mi aspettavo un determinato livello di qualità, ma così non è stato. Sono rimasto veramente deluso, soprattutto perchè come ho accennato in precedenza, sembra un prodotto fatto in maniera grossolana e frettolosa, come se fosse necessaria la sua creazione ma decisamente non voluta. Shadow of the Tomb Raider è un titolo che sinceramente, sconsiglio. Consigliato solo ai completisti come me, che vogliono completare tutti i titoli della saga. Anche se vi avverto, vi rovinerà un bel po’ l’immaginario. Per questo ho intenzione di rigiocare il primo Tomb Raider: per ridare il lustro che merita, alla sua immagine.

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Luca Brajato
Appassionato della psiche umana unisco questo mio interesse alle altre mie passioni: videogiochi, anime e manga. Sono uno scrittore in erba alla continua ricerca di ispirazione.

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