sabato, 14 Dicembre 2019

Videogiochi

Un database per schedare i videogiocatori. No, non è un film, è la Cina

La Cina ha preso alcuni provvedimenti per “evitare” che i giovani sviluppino una dipendenza da videogiochi. Parliamone.

Riguardo la Cina sappiamo due cose: 1. è il Paese del mondo con il più prospero mercato del gaming; 2. non vede di buon occhio i videogiochi online e per questo cerca di attuare delle politiche di limitazione soprattutto per i minori.

Queste due informazioni sono incredibilmente contrastanti tra loro ma allo stesso modo anche perfettamente complementari.


Soltanto nel 2018 il guadagno totale rinvenuto dal settore gaming online in Cina è stato di 38 miliardi di dollari. Con questi dati alla mano si può arrivare a due superficiali conclusioni: 1. il Paese ha un altissima densità di popolazione, quindi questi guadagni sono proporzionati; 2. c’è una quantità veramente alta di persone impegnate in questa tipologia di giochi, moltissimi anche minorenni.

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La bandiera della Cina

Per questo motivo il governo cinese ha deciso di prendere dei provvedimenti per limitare, secondo loro, “la grande problematica della dipendenza da videogiochi“, soprattutto tra i giovani. Soltanto l’anno scorso la dipendenza da videogiochi è entrata a far parte della lista dei disturbi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).


Una delle nuove regolamentazioni punta a diminuire la quantità di ore della giovane popolazione, passata davanti ai videogame. Hanno deciso infatti di imporre un coprifuoco che impedisce ai minori di giocare nella fascia oraria che va dalle 22:00 alle 8:00.

Dipendenza da videogiochi - Un database per schedare i videogiocatori. No, non è un film, è la Cina

E ancora, i ragazzi sotto i 18 anni di età avranno un’autonomia di gioco online di soli 90 minuti durante i giorni della settimana e tre ore al giorno per il weekend e i periodi di vacanza.
Hanno inoltre agito anche sul punto di vista economico, introducendo dei limiti di spesa in base all’età del giocatore. Quelli di età compresa tra i 16 e i 18 anni avranno la possibilità di ricaricare il proprio account di 400 yuan (circa 50€) al mese, mentre i ragazzi sotto i 16 soltanto di 200 yuan (circa 25€) al mese.

Ovviamente però, per applicare regole così rigide, ma soprattutto tanto orientate al singolo, c’è bisogno di un accurato lavoro di identificazione. Per fare questo, il governo sta lavorando insieme alla polizia alla realizzazione di un sistema di registrazione basato sul nome reale dei giocatori. Questo permetterebbe alle aziende videoludiche di controllare le identità dei propri giocatori confrontandole con il database nazionale. Quanto suona inquietante questa cosa? Sa tanto di violazione della privacy e organizzazione orwelliana.

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Pensate che se le compagnie videoludiche (incluse tutte quelle produttrici di titoli online) non staranno attente a supervisionare i propri giocatori, non seguendo così le nuove linee guida governative, rischieranno addirittura la revoca della licenza di pubblicazione dei propri titoli in Cina.

Allora, cerchiamo di dare un tono a tutto questo. Come anticipavo prima, l’idea di questo database è tanto “intelligente” quanto abominevole. Una persona che vuole soltanto passare qualche momento di tranquillità in un videogioco online deve invece essere schedato quasi fosse un criminale. E questo è secondo me veramente inaccettabile.

Alcuni giovani di oggi è vero, passano molte ore davanti ai videogiochi online, a volte troppe. Ma da qui a parlare di dipendenza il passo è veramente enorme. Sembra quasi che in realtà la Cina stia diciamo “prevenendo il possibile male” e non curando la problematica già scattata. E com’era il detto? Meglio prevenire che curare no? Beh, in questo caso non ne sarei così sicuro.

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Honor of Kings, un gioco online

Le persone minorenni secondo me non dovrebbero essere controllate dal governo, ma dai propro genitori. Se il governo si dovesse prendere sulle spalle tutte quante le problematiche degli adolescenti allora staremmo freschi. Non dico che non debbano attuare nessuna politica, ma neanche sostituirsi ai genitori. Serve un lavoro fatto di unità e cooperazione tra famiglie e governo. Ma si sa quanto piaccia al governo cinese mettere il muso tra le faccende personali di tutti, no? Soprattutto del proprio popolo.

Io posso dire in linea di massima di essere d’accordo con qualche provvedimento del governo, come quello della fascia oraria (soltanto quello riguardo le ore notturne). Accendere il PC nella propria cameretta in piena notte non è cosa difficile. Contrario invece per esempio a quello del budget mensile. Penso i genitori siano capaci di gestire almeno quello? Si spera.

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Ovvio però che se sono d’accordo anche solo con quel primo provvedimento, a falsificare l’età richiesta in un gioco online ci si mette un attimo. Quindi senza quella schedatura dei giocatori non si potrebbe attuare una politica del genere. Mi ritrovo quindi tra l’incudine e il martello. Però se devo scegliere allora preferisco la totale libertà e la possibilità di lasciare la responsabilità ai genitori di questi giovani videogiocatori.

A tranquillizzarci comunque sulle nuove politiche corre in aiuto la Xinhua News Agency, a rappresentanza della sezione stampa e pubblicazioni dell’Amministrazione Generale Cinese. Quest’ultima infatti dichiara che queste nuove regole sono state create con l’obiettivo di “pulire il web” e “proteggere la salute mentale e fisica dei minori“. Ci hanno tenuto infine a precisare che sono coscienti del fatto che alcuni giochi online sono in grado di “arricchire la vita spirituale e culturale delle persone” ma allo stesso tempo “potrebbero avere effetti negativi sulla salute fisica, mentale e sul normale apprendimento sulla vita dei minori“.

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Direi che queste parole confermano la mia intuizione sul: “prevenire invece che curare”. E dimostrano come queste dichiarazioni siano totalmente “paraculo”, perdonate il francesismo.

A fine articolo ci tengo comunque a ribadire che passare qualche ora di troppo davanti ad un gioco online non è ciò che definisce il problema di dipendenza da videogiochi. Vi hanno per caso detto di andare in un gruppo di supporto per alcolisti dopo che vi siete ubriacati con gli amici per qualche sera di troppo? Non penso proprio. Lo stesso discorso vale qui.


Ci tengo inoltre a dire che bisogna smettere di scaricare sempre le responsabilità sugli altri (in Cina, in Italia, in Russia, dove cavolo vi pare), non sono il governo, né tanto meno le aziende videoludiche a dover stare attenti ai vostri figli minorenni. Mannaggia la miseria, avete voluto la bicicletta? Ora pedalate. I figli (in questo contesto minorenni) sono i vostri e siete voi responsabili per la loro persona (addirittura legalmente) per ogni circostanza, inclusi i videogiochi online. Nessuno vi vieta di chiedere aiuto a chi di dovere, ma allo stesso tempo non potete pretendere che gli altri risolvano il problema per voi.

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Luca Brajato
Appassionato della psiche umana unisco questo mio interesse alle altre mie passioni: videogiochi, anime e manga. Sono uno scrittore in erba alla continua ricerca di ispirazione.

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