mercoledì, 15 Luglio 2020

Videogiochi

Videogiochi: qual è il loro reale impatto ambientale?

Il settore videoludico è davvero così deleterio per il pianeta? Cosa si può fare per cambiare le cose? Proviamo a scoprirlo

In questo particolare periodo storico, la problematica più grande che il nostro pianeta e insieme tutti i suoi abitanti, sta affrontando è quella dell’inquinamento globale. Quantità infinite di plastica che stanno soffocando gli oceani. Una massiva produzione di Co2 da parte di grandi fabbriche e non solo, che porta all’inevitabile surriscaldamento globale. Problema che a sua volta causa devastanti incendi, come sta accadendo tutt’ora in Australia. Incendi che a loro volta provocano produzione di Co2. Insomma un malato circolo vizioso che sta portando il pianeta ad un punto di non ritorno.

emissioni co2 - Videogiochi: qual è il loro reale impatto ambientale?

Purtroppo a contribuire a questo disastro ambientale è anche il settore videoludico. Le varie aziende infatti producono alte quantità di Co2 a causa di processi di produzione fisici e utilizzo di alti livelli di energia.


A tal proposito, un ricercatore Australiano, il Dr. Ben Abraham dell’University of Technology di Sydney, ha deciso recentemente di condurre uno studio molto articolato e ricco di fonti per individuare nel dettaglio il reale impatto ambientale dell’industria dei videogiochi e scoprire cosa ne pensano al riguardo gli sviluppatori stessi.

Benjamin Abraham - Videogiochi: qual è il loro reale impatto ambientale?
Il giovane Ben Abraham

L’obbiettivo della ricerca è quello di: “creare un fermo immagine dell’intensità energetica utilizzata durante lo sviluppo di un videogioco all’interno dello spazio di lavoro in cui i giochi vengono effettivamente creati.


Per arrivare al suo obbiettivo Abraham è alla ricerca di informazioni di prima mano da parte di sviluppatori del settore concernenti le politiche e le prassi riguardo le emissioni di carbonio. Non solo a livello di azienda (obbligo di riciclo dei rifiuti, ecc.) ma anche dei singoli (ricordarsi di spegnere completamente i propri computer di lavoro).
Oltre a questa parte prettamente tecnica, lo studio mira a trovare soggetti disponibili a parlare riguardo “l’attitudine degli sviluppatori nei riguardi del potenziale impatto ambientale del loro lavoro“.

Alcune delle domande prevedono di scoprire il livello di interesse e di preoccupazione degli interessati, nei riguardi del cambiamento climatico e delle emissioni di carbonio dovute al settore videoludico. Una ricerca da una parte quindi riguardante anche consapevolezza ed etica.

Secondo le parole di Abraham: “Questa ricerca viene condotta per ottenere informazioni riguardo l’utilizzo dell’energia e l’associata produzione di carbonio da parte delle aziende videoludiche, sia nelle postazioni lavorative individuali che nel settore nel suo insieme.” Continua: “La ricerca mira a scoprire che cosa i vari sviluppatori stanno facendo per ridurre la loro impronta ambientale, così da poter informare i futuri ricercatori ed adottare politiche che puntino a supportare un ambiente di lavoro sostenibile.”

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Il settore videoludico è in qualche modo la nostra linfa vitale. Senza di lei non potremmo godere dei nostri giochi preferiti e scoprirne di nuovi. Certo però è che come ogni azienda, produce inquinamento. Ma, allo stesso modo, come ogni azienda, può riuscire ad attuare politiche che permettano di ottenere il minor impatto ambientale possibile. E su questo ci conto.

L’anno scorso è stata introdotta un’iniziativa dal nome: “Playing for the Planet” che vede le maggiori aziende del settore, 21 in tutto, tra cui: Microsoft, Sony, Ubisoft e Niantic adottare politiche per diminuire il loro impatto su questo pianeta. Se volete saperne di più su questa meravigliosa iniziativa trovate qui sotto il mio articolo al riguardo.

Secondo i pronostici, grazie allo sforzo di queste 21 aziende, entro il 2030 ci sarà una riduzione di circa 30 millioni di tonnellate di produzione di Co2. Un risultato niente male direi.


Il problema dell’ambiente riguarda tutti noi, nessuno escluso. Non soltanto le grandi aziende di molti settori, ma anche ogni singola persona. Prendiamo ad esempio questi necessari sforzi, indispensabili per salvare la nostra casa e impegniamoci anche noi a diminuire il più possibile la nostra impronta ambientale. Al giorno d’oggi ormai è semplice, basta solo avere qualche accortezza. E se davvero ognuno farà la sua piccola parte, allora forse avremo ancora qualche speranza.

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Luca Brajato
Appassionato della psiche umana unisco questo mio interesse alle altre mie passioni: videogiochi, anime e manga. Sono uno scrittore in erba alla continua ricerca di ispirazione.

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